In seguito al blocco del ddl stupro da parte della Lega, la relatrice Giulia Bongiorno ha annunciato l’intenzione di proporre alcune modifiche al testo. Nelle dichiarazioni rilasciate alle agenzie Ansa e Adnkronos, ha spiegato di voler presentare una nuova formulazione che introduca il concetto di “consenso riconoscibile“. Questo implica la necessità che la disponibilità a un rapporto sia esplicitata e risulti comprensibile in base al contesto.
In mancanza di tale consenso, scatterebbe il reato. Il testo precedentemente bocciato parlava invece di “consenso attuale e informato“. Bongiorno ha inoltre confermato che la proposta sarà discussa in aula il 10 febbraio, auspicando il sostegno degli altri gruppi. Il ddl, già approvato all’unanimità dalla Camera, derivava da un accordo bipartisan promosso dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dalla leader del Partito Democratico, Elly Schlein, ma era stato bloccato lo scorso novembre al Senato su pressione della Lega.
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Ddl stupro, la nuova proposta di Bongiorno: il concetto di “consenso riconoscibile”
Bongiorno, avvocato alla guida della commissione Giustizia del Senato, introduce il concetto di “riconoscibilità del consenso”, sottolineando come questa nuova formulazione possa risolvere le criticità legate alla vaghezza del precedente ddl stupro. Secondo Bongiorno, il consenso deve essere comunicato in modo tale che un’altra persona possa percepirlo chiaramente. L’obiettivo è evitare situazioni in cui possa emergere un pentimento su atti compiuti consensualmente, ancorando dunque il consenso a una maggiore trasparenza e comprensibilità.
La modifica riguarda l’articolo 609 bis del Codice penale, con l’ampliamento del reato di violenza sessuale a tutti i casi in cui il consenso sia assente, non limitandosi a situazioni di minaccia o violenza fisica. Bongiorno chiarisce che, dal punto di vista giuridico, il consenso è già considerato dalla giurisprudenza, ma è necessario allineare il Codice penale con le sentenze, garantendo maggiore tutela alle vittime e definendo meglio i contorni di tale principio.
Per la senatrice, il reato si configura quando non è possibile identificare un consenso riconoscibile nel contesto in cui si è verificato l’atto sessuale. Sarà compito del giudice valutare gli eventi, i rapporti precedenti tra le persone coinvolte e le dinamiche specifiche della situazione per appurare la presenza o meno del consenso “ricavabile dal contesto”. La proposta mira inoltre a distinguere diverse fattispecie di violenza e le relative pene, prevedendo condanne più severe in caso di costrizione o minacce e specificando criteri per i casi di minore gravità.
Bongiorno definisce il testo un punto di partenza che spera possa ottenere la massima condivisione possibile. Nonostante l’ambizioso obiettivo, i tempi restano stringenti: il disegno di legge sarà discusso in commissione nei prossimi giorni e dovrebbe arrivare in Aula il 10 febbraio. Anna Rossomando, rappresentante del Partito Democratico, sottolinea: “È importante mantenere i progressi già fatti sull’intesa riguardante la lotta alla violenza contro le donne e la promozione di una cultura che ne contrasti le radici.” Dal canto suo, Forza Italia ribadisce la stima e il pieno supporto alla professionalità di Giulia Bongiorno, incoraggiandola a proseguire nel percorso intrapreso. È quanto affermato dal senatore Pierantonio Zanettin.
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