Unamodifica radicale dell’articolo 52 del codice penale sulla legittima difesa. È quella contenuta nel disegno di legge presentato al Senato dal leghistaClaudio Borghi,che punta adampliare la tutela di chi subisce un’aggressione armataall’interno della propria abitazione o del luogo di lavoro.
Il cuore della proposta è l’introduzione di un nuovo comma secondo cui,in caso di aggressione a mano armata nel domicilio o in un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale, qualsiasi reazione immediata della vittima non sarebbe punibile, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi utilizzati, dalla durata del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta.
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Secondo Borghi, la riforma nasce dallanecessità di proteggerechi, trovandosi improvvisamente davanti a una minaccia grave,deve prendere decisioni in pochi istantisenza poter compiere valutazioni razionali come quelle richieste successivamente nei tribunali.
“Non si può giudicare con la calma del dopo“
Nella relazione che accompagna il testo, il senatore della Lega sostiene che l’attuale disciplina, pur modificata negli anni, continui aesporre le vittime al rischio di lunghi procedimenti giudiziari.Il riferimento è soprattutto alla necessità, prevista dalla legge, diverificarecaso per casoil rapporto tra offesa e difesa. Un criterio che, secondo Borghi, rischia di non tenere conto della condizione psicologica di chi si trova sotto minaccia.
“La valutazione ex post della proporzionalità, compiuta in un contesto di calma e razionalità, difficilmente riesce a considerare lapercezione soggettiva del rischioda parte di chi subisce un’aggressione improvvisa“, sostiene il parlamentare. La proposta punta quindi a riconoscere una protezione maggiore nellesituazioni estreme, dove paura, stress e concitazione renderebbero impossibile un calcolo preciso della reazione.
I limiti previstidal Ddl Borghi
Il testo, però, non introduce unalibertà generale di reazione. La non punibilità scatterebbe soltanto in presenza ditre condizioni precise:un’aggressione a mano armata; l’azione deve avvenire dentro casa o in un luogo di lavoro; la reazione deve essere immediata rispetto all’aggressione.
La norma non riguarderebbe quindi vendette o ritorsioni successive, né comportamenti compiuti quando il pericolo è ormai cessato.
Borghi sottolinea infatti che l’obiettivo non è eliminare il principio generale della proporzionalità, ma creare un regime speciale per le situazioni considerate di massima emergenza.
Ilporblemadopo il caso Roggero
La proposta arriva in un momento in cui il tema della legittima difesa è tornato centrale nel dibattito politico, soprattutto dopo il caso diMarioRoggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato definitivamente a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante una rapina.
La vicenda è diventata unsimbolo per la destra, che sostiene la necessità di rafforzare la tutela delle vittime di aggressioni. La Lega ha annunciato iniziative a sostegno di Roggero, mentre il governo ha rilanciato il tema della sicurezza.
La premierGiorgia Meloniha dichiarato che chi commette un reato non dovrebbe poter ottenere un risarcimento per i danni subiti durante l’azione criminale, annunciando nuove norme in materia.
La sfida sul ruolo dello Stato
Nella relazione, Borghi richiama anche un principio di fondo: lo Stato mantiene il monopolio dell’uso della forzama nei casi in cui un intervento delle forze dell’ordine non sia possibile nell’immediato, il cittadino deve poterdifendere la propria vita e quella dei propri familiari.
Secondo il senatore leghista, l’attuale sistema rischierebbe di produrre una percezione distorta: quella di un ordinamento più attento alla posizione dell’aggressore che a quella della vittima. La riforma, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe invece ristabilire un equilibrio diverso, garantendo maggiore sicurezza a chi si trova improvvisamente davanti a una minaccia armata.
Il nuovo fronte dello scontro politico
Il disegno di legge apre però un nuovo terreno di confronto tra maggioranza e opposizioni. I critici temono cheun’estensione eccessiva della legittima difesa possa indebolire il controllo giudiziario sulle reazioni violente e creare zone di impunità.
I sostenitori della modifica ribattono che la norma riguarda solo casi estremi e che il cittadino non può essere trattato come un imputato quando reagisce nel momento stesso in cui viene aggredito.
Il confronto sulla riforma si inserisce così nel più ampio dibattito sulla sicurezza: da una parte la richiesta di maggiore protezione per chi subisce violenze, dall’altra la necessità di mantenere limiti chiari all’uso della forza privata.
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