Dazi, Von der Leyen sente Trump: “Scambio positivo, al lavoro per miglior accordo possibile”

Intanto l'Ue continua a prepararsi per l'ipotesi di un No deal. Mentre a Bruxelles si riflette sui contro dazi da 91 miliardi di euro, Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, rilancia l'ipotesi presentata ieri da Raffaele Fitto: utilizzare i fondi del Pnrr come risorsa per sostenere le aziende colpite dai dazi

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La guerra commerciale deidaziinizia a preoccupare più di quella tradizionale, visti gli scenari catastrofici che iniziano a profilarsi all’orizzonte per l‘Unione europea. MentreUrsula Von der Leyensi prepara al dibattito sulla possibile mozione di sfiducia nei suoi confronti, a WashingtonMaros Sefcoviccontinua a trattare con la delegazione statunitense. L’obiettivo è sempre quello di raggiungere un accordo prima del 9 luglio, per scongiurare l’entrata in vigore di dazi al 20%.

Il portavoce della Commissione europea, Stefan De Keersmaecker, ha annunciato cheUrsula Von der Leyen eil presidente Usa,Donald Trump,hanno avuto un colloquio telefonicoproprio sul tema delle tariffe. I due avrebbero avuto una discussione “positiva” e il portavoce ha spiegato che “per avere la posizione migliore nei negoziati non è possibile dire altro“. De Keersmaecker ha comunque chiarito che la delegazioni Ue guidata dal commissario per il commercio Sefcovic è al lavoro perottenereil miglior accordo possibile con gli Usa“.

DaScott Bessent, segretario del Tesoro, sono giunte ieri parole rincuoranti: “Siamo vicini ad un accordo“. Eppure, al momento, sembra che ogni scenario possa portare alla formulazione di un’intesa non equa nei confronti dell’Unione europea. Gli ambasciatori si riuniranno oggi a Bruxelles proprio per fare il punto della situazione e per capire se, nel caso di un accordo asimmetrico, sia necessario intervenire in qualche modo contro gli Usa.

Fare previsioni è impossibile“, ha chiarito anche il ministro degli Esteri,Antonio Tajani, chiarendo comunque che l’obiettivo italiano è quello di convincere l’Ue a trattare per salvaguardare le nostre filiere. “Evitiamo contromisure sul whiskey e cerchiamo di esportare più vini possibile“, ha spiegato, per poi concludere sibillino: “Alla fine sarà sempre Trump a dire l’ultima parola“.

Intanto, si profila la possibilità che l’ultimatum perl’accordo slitti al primo agosto. Non vi sono ancora certezze su questa possibilità, né è assicurato che nelle settimane comprese non entrino in vigore i dazi al 20% prima del nuovo accordo. L’Ue si trova sempre più in bilico, mentre la delegazione europea è al lavoro per tentare di non deludere nessuno dei 17 Stati membri.

Dazi, i pericoli e le possibilità per l’Italia

Il settore delMade in Italypotrebbe essere uno dei più colpiti dalle tariffe di Donald Trump. Nel caso in cui i negoziatori riuscissero a raggiungere un’intesa al 10%, magari che esclusa farmaci, vino e in parte le auto, l’Italia potrebbe riuscire a reggere il colpo. Senza accordo, econ dazi al 20%, la situazione sarebbe ben più complessa ei costi potrebbero superare i 40 miliardi.

L’Istat ha sottolineato che 3.300 aziende italiane sono esposte al mercato Usa e potrebbero quindi subire ripercussioni.I dazi al 10% sul reparto farmaceutico costerebbero 2,5 miliardi e il doppio con dazi al 20%. L’ipotesi del governo per questi settori a rischio è chiedere un accordo simile a quello britannico per le auto: i dazi scatteranno solo oltre un certo numero di volumi esportati.

Al contrario, secondo Centromarca, i beni di consumo esportati negli Usa potrebbero 500milioni in valore con dazi al 10% e un miliardo senza accordo. Senza contare idazi al 17% ipotizzati per il settore agricolo. L’export di macchinari vale 24 miliardi nel nostro Paese e in questi settore la perdita di aggirerebbe tra i 2,5 e i 3,5 miliardi. Meno tragica la situazione per il settore della moda e del mobilio. Anche con dazi l 20% la contrazione del settore sarebbe minima e si aggirerebbe intorno al 2-3%.

Dazi, l’ipotesi del Pnrr di Fitto ripresa da Foti

Intanto l’Ue continua a prepararsi per l’ipotesi di unNo deal. Mentre a Bruxelles si riflette suicontro dazi da 91 miliardi di euro,Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei,rilancia l’ipotesi presentata ieri da Raffaele Fitto: utilizzare i fondi delPnrrcome risorsa per sostenere le aziende colpite dai dazi. Si potrebbero coinvolgeretra i 15 e i 20 miliardi di euro, trasferendo alcune opere dal Pnrr ai fondi di Coesione, permettendo al governo italiano si sostenere le sue aziende.

Un’idea che sembrerebbe piacere ai vertici del governo, ma che comunque dovrà avere il via libera dell’Ue. “Ci dobbiamo confrontare sempre e comunque conquelle che sono le strutture tecniche e chela Commissione europeaci mette a disposizione“, ha infatti dichiarato Foti, ospite al Forum in Masseria di Bruno Vespa. Roma dovrà quindi intavolare un discorso con Bruxelles, nella speranza di ottenere un meccanismo che possa rivelarsi fondamentale per sostenere le imprese di fronte agli attacchi dell’amministrazione Usa di Donald Trump.

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