Non c’è pace per il governo di Giorgia Meloni, che nel giro di pochi giorni vede svanire le promesse di trionfo decantate negli ultimi mesi. La battuta d’arresto al memorandum con la Tunisia è solo il primo sintomo del malessere politico nei confronti delle proposte sostenute dalla premier italiana e i suoi alleati. Anche il nuovo Patto per l’Asilo e i Migranti, che prevede l’introduzione di forme di solidarietà obbligatoria, non trova sostegno e guadagna l’opposizione di diversi Stati europei.
Ad oggi, il timore è che le prime concrete proposte d’intervento a livello europeo, appositamente pensate per il contenimento dei flussi migratori, subiscano una situazione di stallo, bloccate in una zona grigia di paralisi istituzionale. “Finché il Consiglio non concorda la sua posizione negoziale non saremo in grado di avviare un dialogo tra le istituzioni in vista di raggiungere un accordo di compromesso”, spiega l’europarlamentare Elena Yoncheva, presidente del Gruppo di contatto sull’asilo.
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L’approvazione degli atti giuridici europei, infatti, richiede l’accordo di Parlamento, Commissione e Consiglio, un’intesa di complessa realizzazione se si pensa alla ferma opposizione di paesi come l’Ungheria e la Polonia.
Il progetto relativo all’Eurodac, database europeo per le richieste d’asilo e lo screening degli arrivi, infatti, non piace all’est Europa. A preoccupare i sovranisti è la possibilità che sia la Commissione a decretare lo stato di crisi migratoria, dando seguito alle conseguenti procedure di ricollocamento, contribuzione e assistenza di “solidarietà obbligatoria”, nuovo istituto europeo a cavallo tra sostegno e responsabilità.
Una delega di potere evidentemente troppo invasiva per alcuni Stati membri, che impongono una revisione del patto a vantaggio di una maggiore sovranità nazionale, frenando l’iter di approvazione prima del termine della legislatura europarlamentare.
Manca “un’intesa sostanziale e un consenso ampio, difficile da realizzare in questo momento di crisi”, afferma Josè Louis Escrivà, ministro spagnolo dell’Inclusione, Sicurezza sociale e Migrazioni, a proposito del Memorandum con la Tunisia. Ad accomunare le recenti contestazioni alle manovre europee, infatti, la percezione di un’eccessiva ingerenza decisionale nelle politiche statali.
Sospeso anche l’accordo con Saied e bloccati i 150 milioni per il governo di Tunisi: diversi paesi, tra cui Francia e Germania, lamentano la violazione dei Trattati europei. Il mancato coinvolgimento di tutti gli Stati membri, infatti, non va giù alla comunità politica e il Coreper rinvia la discussione al 28 settembre, quando avrà luogo la prossima riunione del Consiglio dei ministri UE. Il rimprovero mosso a Ursula von der Leyen e alla premier italiana è quello di non aver rispettato la procedura di consultazione, in sfregio ai principi fondamentali dello spirito comunitario.
Insomma, la linea politica del governo Meloni non ripaga e l’Italia, al netto delle dichiarazioni di solidarietà, rimane tagliata fuori.

Un duro colpo per Giorgia Meloni, che fino a qualche mese fa definiva il Memorandum un’intesa storica, destinata a diventare un modello da replicare nelle relazioni internazionali con gli altri paesi del Nord Africa.
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