Si è avvalso della facoltà di non rispondere. Totò Cuffaro ha rilasciato dichiarazioni spontanee davanti alla gip nella mattinata di oggi al palazzo di giustizia di Palermo, da dove è uscito insieme ai suoi legali senza rilasciare dichiarazioni ai microfoni della stampa.
L’ex presidente della Regione Sicilia è indagato dalla Procura insieme ad altre 17 figure, tra cui l’ex ministro Saverio Romano, imprenditori, manager delle aziende sanitarie e funzionari pubblici, con l’accusa a vario titolo di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione. Per lui e gli altri iscritti al registro degli indagati, la procura ha chiesto la misura degli arresti domiciliari.
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Uno dei filoni al centro delle indagini riguarda un concorso per operatore socio-sanitario, Oss, indetto dall’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo, con la procedura di stabilizzazione per 15 posti. Un bando formalmente approvato tramite delibera, che, secondo quanto sostenuto dagli inquirenti, sarebbe stato utilizzato per favorire candidati definiti “segnalati”.
Dalla documentazione amministrativa dell’Azienda passata al vaglio, emerge la conferma della delibera che autorizzava di fatto 15 posti per oss tramite stabilizzazione. In sostanza, secondo l’accusa, alcuni protagonisti del sistema avrebbero ottenuto vantaggi attraverso nomine e gare pilotate. Nello specifico, viene indicato il ruolo attribuito a Vito Raso, storico segretario politico dell’ex governatore Cuffaro e oggi vicino ad ambienti della Giunta regionale. Raso sarebbe infatti accusato di aver passato in anteprima le tracce della prova concorsuale ad aspiranti favoriti.
Prima di varcare l’ingresso del palazzo di giustizia di Palermo, per recarsi negli uffici del gip, Cuffaro si era confidato con la stampa dicendosi fiducioso nella giustizia. Secondo gli inquirenti, l’ex segretario Dc sarebbe stato il dominus di un comitato d’affari che pilotava gli appalti e i concorsi pubblici.
La difesa del dimessosi segretario della Nuova Democrazia Cristiana, avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, hanno depositato nel corso dell’interrogatorio preventivo la memoria scritta per rispondere “punto su punto“, come si legge, a tutte le accuse sollevante nei confronti dell’ex governatore siciliano.
Le dichiarazioni di Cuffaro ai Ros
Intanto, da quanto si apprende, agli atti dell’indagine, è finita una nota dei carabinieri del Ros con alcune dichiarazioni rese dallo stesso Cuffaro il giorno delle perquisizioni delle sue abitazioni dalle quali i militari hanno sequestrato 80mila euro in contanti.
In sostanza, ai carabinieri l’ex governatore avrebbe detto di aver tentato di aiutare Mauro Marchese, l’ex legale rappresentante della ditta Dussmann srl, a vincere la gara d’appalto bandita dalla Asp di Siracusa, uno degli episodi contestati all’ex presidente, perché questi in passato aveva avuto delle divergenze con l’ex direttore generale della azienda e aveva lamentato il fatto che non riusciva a lavorare con l’ente.
E così, per aiutarlo, Cuffaro si sarebbe rivolto al dirigente generale Alessandro Maria Caltagirone ma che questi di fatto non aveva preso in considerazione le sue richieste. Caltagirone, a detta dell’ex governatore, era un uomo di Forza Italia. Il politico ha anche aggiunto che la “vera accelerazione nella gara d’appalto” sarebbe avvenuta soltanto a seguito dell’intervento di Romano e ha spiegato che, sempre usando la posizione politica di Romano, aveva chiesto a Marchese di aumentare l’orario di lavoro a due dipendenti della srl che avevano difficoltà economiche nell’arrivare a fine mese.
Sull’altro episodio contestato, ovvero il concorso truccato per 15 posti di oss bandito dall’azienda ospedaliera Villa Sofia, Cuffaro ha riconosciuto dinanzi ai carabinieri di aver fatto una “minchiata e che il suo intento era solo quello di favorire una ragazza“. Sulla pressione fatta per nominare Roberto Colletti ai vertici della stessa Asp, l’ex governatore ha sostenuto invece che il manager “era un suo amico di vecchia data e che aveva gravi problemi di salute“.
Quanto invece alla fuga di notizie in merito alle indagini a suo carico, per cui è indagato il colonnello Stefano Palminteri, Cuffaro ha detto ai militari che gli avrebbe chiesto un incontro millantando di sapere di accertamenti nei suoi confronti e in cambio gli avrebbe chiesto di aiutarlo ad ottenere l’incarico di direttore generale della Gesap, la società che gestisce l’aeroporto di Palermo.
E ancora ai militari, l’ex presidente siciliano avrebbe anche manifestato il suo compiacimento per le modalità con le quali erano state condotte le indagini, definite dallo stesso “minuziose e scevre da condizionamenti politici, cosa che a suo avviso non era avvenuta nella vicenda giudiziaria che lo aveva condotto in carcere anni addietro“.
A questo punto, per la Procura, che ha depositato la nota, le dichiarazioni rese da Cuffaro sarebbero assolutamente utilizzabili, come stabilisce una sentenza della Corte di Cassazione emessa dalla sezione all’epoca presieduta da Alfredo Mantovano, ex giudice e attuale sottosegretario alla presidenza del consiglio. In sostanza, la Suprema Corte ha stabilito che le dichiarazioni spontanee rese da persona sottoposta a indagini sono utilizzabili nella fase procedimentale e nei riti alternativi al dibattimento.
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