“Rispettare accordi non vuol dire essere coinvolti in una guerra.Noi siamo parte della Nato, non siamo in guerra con l’Iran. Sappiamo far rispettare i trattati“. È diretto e risoluto Guido Crosetto, ministro della difesa, parlando nel corso dell’informativa urgente alla Camera sull’utilizzo delle basi Usa in territorio italiano da parte delle forze armate statunitensiimpegnate in Medio Oriente.
Il titolare di via Venti Settembre ha riferito al Parlamento dopo chele opposizioni hanno a più riprese chiesto spiegazioni sui movimenti intorno alla base siciliana di Sigonella, denunciando come da essa sarebbero decollati aeri cargo militari e aerei spia diretti verso l’Iran.
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“Noi non possiamo assecondare rotture isteriche né subordinazione infantile, perchéla strada in cui
ci muoviamo, è quella della legge, dei trattati internazionali e della Costituzione“, ha precisato Crosetto volendo fin da subito sopire ogni polemica riguardo a rapporti troppo “intensi” tra il premier Giorgia Meloni e il presidente a stelle e strisce. Il ministro ha poi ricordato come l’applicazione degli accordi sull’uso delle basi militari statunitensi in Italiasia sempre stata caratterizzata da un’assoluta e coerente continuità da oltre 75 anni.
“Nessun governo, di nessun colore politico ha mai messo in discussione o anche solo ventilato l’ipotesi di non attuare i trattati internazionali fra Italia e Stati Uniti. Ogni governo ne ha preso atto e li ha applicati“, ha così puntualizzato Crosetto, evidenziando come l’esecutivo Meloni abbia preso le distanze dalle azioni di Washington in Medio Oriente. Per il titolare della Difesa, infatti, gli Stati Uniti non sono “Biden, Trump o Clinton, così come l’Italia non è Meloni, Conte o Draghi”,bensì,“due Nazioni da sempre alleate“.
Crosetto alla Camera: “La legge ci permette di dire no a Washington quando una richiesta non è accettabile”
Il ministro ha ovviamente anche affrontato il caso delniet all’atterraggio di un aereo statunitense nella base di Sigonella, avvenuto una settimana fa, e motivato dal fatto che il velivolo in questione fosse unbombardieree non un aereo logistico, oltre al fatto chenon fosse stata chiesta autorizzazione preventiva a Roma.
“È la legge che ci indica la strada su cui agire“, ha ricordato ancora Crosetto, specificando chenon bisogna essere coraggiosi per dire no ad una richiesta di Washington se essa non è accettabile. “Siamoil semaforo che fa applicare le regole. Dice sì quando sono possibili e no quando non sono possibili. Per il resto non ci sono meriti, ma solo dei patti che una nazione seria rispetta“, ha chiosato.
Crosetto dopo parole alla Camera: “Parlamento mi invita ma mi vorrebbe dire di cosa parlare”
In questa complessa rete di equilibri geopolitici, il titolare di via Venti Settembre ha tenuto a richiamare l’unità del Paese per affrontare al meglio il profondo momento di difficoltà. Perché, prima di ogni cosa, occorre “difendersi di fronte alla follia che sembra aver preso il mondo,in cui la ricerca di armi sempre più sofisticate, la ricerca della bomba atomica per dirimere le controversie internazionali, sembrano essere all’ordine del giorno“. Uno scenario in cui Crosetto ha ricordato la differenza che esiste tra provare a proteggere un paese e tentare di alimentare uno spirito guerrafondaio.
Tema di cui, a detta del ministro, non si coglie davvero la differenza. Tanto che all’uscita dall’Aula, ha manifestatodispiacereper le reazioni dell’opposizione emerse dopo le sue parole, criticate sugli stessi punti che riguardano il rapporto del governo con la Casa Bianca, nonché per l’appunto sulla difesa dell’Italia intesa come un voler entrare in guerra. “Il Parlamento mi chiama per una informativa, io vengo, rispondo e mi dicono ‘perché hai detto questo?Mi invitano e mi dicono di cosa posso parlare“, si è sfogato sconsolato Crosetto, auspicando un livello più alto della discussione parlamentare.
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