Criminalità organizzata, Di Maio: «Serve cooperazione»

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Il ministro all’assemblea parlamentare del Mediterraneo. Tra le parole chiave del suo discorso: ‘collaborazione’ tra i governi e ‘cooperazione’ rafforzata, l’unica strategia per combattere le organizzazioni criminali che hanno sviluppato sofisticate reti internazionali. Il lascito di Falcone

Durante il suo l’intervento, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio all’assemblea parlamentare del Mediterraneo sulla ‘Convenzione di Palermo: il futuro della lotta alla criminalità organizzata transnazionale’ ha affermato: «Dobbiamo tenere conto che negli ultimi anni le organizzazioni criminali hanno sviluppato sofisticate reti internazionali e affinato le loro tecniche, per adeguarle a un mondo in costante evoluzione». Per Di Maio l’unico modo per sconfiggere tali reti è soltanto attraverso la collaborazione tra i governi. Parliamo di una criminalità organizzata talmente forte e transnazionale che sarebbe impossibile sconfiggere da soli.

L’Italia, come ha ricordato il ministro, è impegnata nel processo di revisione della Convenzione di Palermo, impegno realizzato anche attraverso uno sforzo finanziario che ammonta a «un milione di euro sulla Delibera missioni internazionali», ha precisato. Il ministro pentastellato durante il congresso ha spiegato l’impegno dell’Italia che utilizza una strategia sia bilaterale che multilaterale: «l’Italia è impegnata a migliorare i contatti operativi tra forze di polizia e sistemi giudiziari. La nostra azione si articola, in primis in ambito bilaterale, attraverso la firma di accordi di cooperazione con numerosi Paesi, volti ad approfondire i canali di comunicazione esistenti e rendere più efficaci le strategie di prevenzione e contrasto. In alcune Sedi della nostra rete diplomatico-consolare operano, a tal fine, anche funzionari della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e del Ministero della Giustizia – poi continua il ministro spiegando l’ambito multilaterale – sosteniamo lo sviluppo di un quadro normativo che impegni tutti gli Stati a lottare, insieme, contro il crimine organizzato. Alle Nazioni Unite in particolare, l’Italia promuove una visione che coniughi la prevenzione e il contrasto del crimine con la tutela dei diritti umani, lo sviluppo sociale ed economico e il coinvolgimento della società civile».

L’unica strategia che potrebbe rivelarsi vincente sul contrasto e la denuncia della criminalità organizzata, è la cooperazione rafforzata. Durante l’intervento, il ministro fa riferimento anche ai problemi attuali e internazionali dovuti alla guerra come la tensione sui mercati dell’energia e dei beni essenziali. Tutte le grandi sfide, dunque, richiedono la cooperazione fra stati, proprio perché ormai ci troviamo in una realtà globalizzata. «Il crimine organizzato e le sue ramificazioni richiedono una cooperazione rafforzata, come molte altre sfide che attraversano la nostra regione, soprattutto nell’attuale complesso scenario internazionale. Le tensioni sui mercati dell’energia e dei beni essenziali, l’aggravarsi dell’insicurezza alimentare che il conflitto in Ucraina sta generando su scala globale, costituiscono un’ulteriore minaccia, anzitutto per la stabilità e lo sviluppo dell’area mediterranea, che siamo chiamati ad affrontare insieme» ha così commentato il problema dalle dimensioni enormi della mafia attuale insieme ad altre sfide dalle dimensioni non certo inferiori che siamo tenuti ad affrontare nel nostro presente.

La ricetta per superare le sfide sta nella collaborazione internazionale

Per quanto riguarda i problemi da risolvere ‘assieme’ Di Maio sottolinea alcune iniziative diverse ma che hanno tutte bisogno dello stesso principio: Cooperazione per poter contrastare efficacemente il problema di fondo. A tal proposito ha affermato: «L’iniziativa odierna si salda idealmente con il Dialogo Mediterraneo sulla sicurezza alimentare che abbiamo organizzato alla Farnesina lo scorso 8 giugno, in collaborazione con la Fao, per avviare con i paesi più vulnerabili agli attuali rischi di crisi alimentare una riflessione sulle misure e sulle soluzioni più adeguate da adottare. Anche oggi, a Napoli, sono riuniti rappresentanti di parlamenti, governi, organizzazioni internazionali, esperti, mondo accademico con lo stesso obiettivo. Solo lavorando insieme potremo infatti raggiungere risultati ancor più consistenti e decisivi nel contrasto al crimine organizzato, coltivando quei valori universali di dignità e giustizia che ci rendono sempre più uniti nella difesa dei diritti della persona e dello stato di diritto».

Il lascito di Falcone, la chiave per risolvere i problemi

Nell’intero discorso del ministro degli esteri, c’è un nome importante che tiene insieme tutte le argomentazioni di Di Maio: il giudice Giovanni Falcone, che, come spiega il ministro, fu il primo ad intuire il bisogno di una strategia internazionale per combattere la mafia. Come ha ricordato all’interno del suo discorso, Falcone poche settimane prima di essere ucciso: «Prese parte a Vienna alla prima sessione della Conferenza delle Nazioni Unite sulla prevenzione del crimine e la giustizia penale, chiedendo un impegno globale nella lotta alla mafia. La Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, sottoscritta nel 2000 a Palermo, incarna il pensiero del Giudice Falcone affermando il principio secondo cui, per prevenire e combattere il crimine organizzato, gli Stati devono unire le loro forze e collaborare» ha affermato Di Maio.

Ora, l’invito è far tesoro del lascito di Falcone e cercare di superare le attuali e prossime sfide puntando sempre ad affrontare i problemi attraverso la collaborazione internazionale. In questi tempi, la cooperazione, sembra essere l’unica via di uscita non solo per la criminalità organizzata ma anche per tutto il resto.

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