Un tono polemico e indignato quello del presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Con l’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex premier non ha perso occasione di lanciare stoccate all’opposizione e ha commentato gli ultimi eventi, in particolare i disordini del corteo per lo sgombero del centro sociale di Askatasuna. Conte, pur non sminuendo la gravità dei fatti accaduti, ha tentato di ridimensionare il piano reazionario del governo: dal suo punto di vista la repressione del dissenso non può diventare uno strumento per limitare il diritto a manifestare. La responsabilità di gesti estremi, ha sottolineato, non deve ricadere sui manifestanti pacifici: “La novità rispetto al passato è un governo che fa propaganda sulle divise dei poliziotti e strumentalizza fatti di cronaca per intervenire con un nuovo decreto sicurezza. Sa qual è la realtà? È che sulla sicurezza il governo non-fun-zio-na“.
Le critiche di Giuseppe Conte al nuovo decreto sicurezza
Parole dure e accusatorie quelle dell’ex presidente del Consiglio. Episodi di cronaca spiacevoli verrebbero oggi strumentalizzati per giustificare misure e decreti punitivi. Le norme del nuovo decreto Sicurezza sono infatti state al centro delle critiche de deputato. Secondo Conte: la cauzione per chi organizza le manifestazioni “è una follia, incostituzionale“, lo scudo penale agli agenti è “una norma slogan” per prendere in giro gli italiani e il fermo preventivo invece ricorda la legge Reale del 1975. Era talmente repressiva che, infatti, fu abbandonata.
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Per il presidente, il nuovo pacchetto sicurezza è il segno di un governo che ha completamente fallito e che non ha voluto accettare il confronto con l’opposizione per approvare provvedimenti importanti per la vita dei cittadini. Il messaggio di Conte non è solo una critica tecnica, ma un vero e proprio monito politico: l’uso strumentale di episodi di cronaca e delle divise dei poliziotti rappresenta un rischio per le democrazia. L’ex premier ha voluto evidenziare che la repressione non deve oscurare i diritti civili e che la sicurezza non può essere trasformata in uno strumento elettorale.
Conte: la sicurezza come terreno di scontro politico
Le misure di ordine pubblico consentono anche un ampliamento del discorso alla strategia politica del governo. Rispondendo alle domande sul timore diffuso a sinistra di un “modello securitario alla Trump“, Conte non ha esitato a parlare di “guerra di potere interna alle forze di maggioranza” a causa della volontà di Salvini di tornare al ministero dell’interno e di suggestioni ideologiche importate dall’estero.
Anche l’intervento di Meloni dopo le violenze di Torino, con il richiamo ai magistrati a “non esitare”, è letto da Conte come “strumento politico in piena campagna referendaria“. A proposito del referendum, il leader del M5S non nasconde il suo ottimismo. Ritiene infatti che spiegando agli elettori che la riforma non servirà a migliorare l’efficienza della giustizia ma solo a consentire ai politici di proteggersi dalle inchieste, il No trionferà.
Insomma, Conte lascia così un messaggio chiaro: la battaglia politica e quella sulla sicurezza sono intrecciate, e la strategia del governo rischia di trasformare strumenti di ordine pubblico in armi di propaganda politica.
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