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Commissione Covid, Arcuri difende scelte di Conte sulla pandemia ma è giallo sulla sua relazione

Prima ancora che avvenisse l'audizione dell'ex commissario, il quotidiano "Il Tempo" aveva già pubblicato in rete la relazione predisposta dal supermanager. Un file di 314 pagine redatto per rispondere alle domande della Commissione sulle mascherine cinesi, sugli approvvigionamenti e sull'attività commissariale svolta durante la pandemia. Il problema è che la data documento era quella del 28 febbraio

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Dopo anni di polemiche, l’ex commissario straordinarioDomenico Arcuri è stato ascoltato dallaCommissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covide harivendicato le decisioni prese al tempo della pandemiain tandem con l’allora presidente del ConsiglioGiuseppe Conte. Ma un elemento sospetto ha fatto capolino nella vicenda.

Infatti, come riportato daIl Giornale, prima ancora che avvenisse l’audizione, il quotidianoIl Tempoaveva giàpubblicato in rete la relazione predisposta dal supermanager. Un file di ben 314 pagine redatto per rispondere alle domande della Commissione sulle mascherine cinesi, sugli approvvigionamenti e sull’attività commissariale svolta durante la pandemia. Il problema è che la data del documento era quella del28 febbraio.

Commissione Covid, Arcuri: “Sulle mascherine nessuna irregolarità”

In uno dei passaggi più riportati del suo intervento, Arcuri è tornato al periodo della“guerra”contro il Covid, ricordando che in quel periodo “le procedure ordinarie hanno mostrato tutta la loro tragicaimpotenza“. Ha quindi affrontato il discorso relativo alla qualità e allaregolarità delle mascherine importantenel 2020, affermando che il governo non ha acquistatonessuna mascherina farlocca, non ha fatto deroghe alle procedure di valutazione del Comitato tecnico scientifico e non ha in alcun modo distribuitodispositivi non valutati.

A supporto della sua posizione, l’ex commissario ha ribadito che i dispositivi di protezione individuale provenienti dalla Cina“erano tutti approvati”. Sul piano normativo, ha poi chiarito che “non era necessario che i dispositivi avessero la marcatura Ce; era sufficiente che avessero un’efficacia protettiva analoga a quella prevista dalla normativa sino ad allora vigente”, un requisito che doveva essere verificato e autorizzato dalle autorità competenti quali Cts, Istituto superiore di sanità e Inail.

Commissione Covid, il mistero del file circolato sugli organi di informazione

Al di là delle parole pronunciate da Arcuri in Commissione, resta il giallo intorno alla sua relazione, circolata su alcuni organi di informazione prima ancora di essere formalmente consegnata ai membri dell’organismo parlamentare. La martellante domanda, per il momento senza risposta è una sola:chi ha diffuso il file?

Qualcuno ipotizza che la mossa sia da ricondurre all’opposizione, ma quel che è certo è che dai metadati si è scoperto che il dossier è stato scritto dal pc dell’ex dirigente di InvitaliaGabriella Forte, già udita in Commissione Covid nel novembre del 2025 e la cui testimonianza conterebbe diverseincongruenzeevidenziate in un esposto depositato alla Procura di Roma dall’imprenditoreFrancesco Caruso.

Galeazzo Bignami: “Vicenda sconcertante, intervenga presidente Camera”

Riguardo alla vicenda,Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera e componente della Commissione, ha definito la circostanza “abbastanza sconcertante”. “Una testimonianza, per definizione, dovrebbe essere inedita eoriginale”, ha aggiunto, specificando che la circostanza merita quanto prima “un approfondimento da parte delpresidente della Camera“.

Dall’altro lato dell’emiciclo parlamentare, l’opposizione ha glissato sul mistero delle relazione di Arcuri, limitandosi a sottolineare che l’audizione dell’ex commissario sarebbe stataesaustivae avrebbe fornito lerisposte necessarie per chiudere il caso. Ma sul percorso seguito dal documento prima di arrivare alla Commissione rimane un punto interrogativo che aspetta ancora di ottenere risposta.

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