Cittadinanza, la Lega ci riprova: “Serve una stretta, stranieri superino esame integrazione”

Una proposta che ha attirato le critiche delle opposizioni, come dimostrano le parole del capogruppo di Avs nella commissione Affari costituzionali della Camera, Filiberto Zaratti, il quale ha sostenuto che questa proposta di legge non sarebbe altro che un nuovo tassello della "crociata anti-migranti voluta dalla Lega"

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Arriva l’ennesimo tentativo della Lega di ottenere una stretta sulle regole che permettono ai cittadini stranieri di ottenere la cittadinanza italiana. Il partito di Matteo Salvini ha presentato alla Camera una proposta di legge che prevede nuove limiti per coloro che vorrebbero divenire cittadini regolari del nostro Paese.

I firmatari del testo, il capogruppo Riccardo Molinari e i deputati Jacopo Morrone, Giorgia Andreuzza, Ingrid Bisa ed Elena Maccanti hanno spiegato che la decisione di presentare la proposta di legge a seguito dei risultati del referendum di giugno sulla cittadinanza. Questi, insieme ai sondaggi e all’ascolto quotidiano dei cittadini nelle strade e nelle piazze, avrebbero convinto i leghisti che gli italiani considerano lo status di cittadino come un riconoscimento importante, da attribuire solo a coloro che dimostrano di meritarlo.

Cosa prevede la proposta di legge della Lega sulla cittadinanza

L’esame per ottenere la cittadinanza, secondo il testo, serve a verificare l’effettiva integrazione nonché la conoscenza delle regole sociali e giuridiche minime, oltre a non avere condanne o procedimenti penali per delitti non colposi. Al compimento dei 18 anni, i richiedenti non dovranno avere una condanna definitiva oltre i 5 anni o superiore a 3 per reati di violenza di genere, stupro, maltrattamenti contro familiari e conviventi, stalking, revenge porn, nonché quelli cosiddetti culturalmente motivati“, come la costrizione o induzione al matrimonio, le pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili o la tratta di esseri umani.

Inoltre, il Carroccio propone di raddoppiare, da 2 a 4 anni, il periodo minimo di residenza legale in Italia per i minori, figli o discendenti di secondo grado di italiani, per chiedere la cittadinanza al raggiungimento della maggiore età. Per quanto riguarda gli stranieri adulti, si propone di raddoppiare da 2 a 4 anni il periodo di residenza legale per chi ha un genitore italiano per nascita, da 3 a 10 per gli stranieri nati in Italia, da 4 a 8 per i cittadini Ue e da 5 a 10 per gli apolidi.

Invece, per le procedure amministrative si propone di accorciare i termini, con una riduzione da 24 a 12 mesi, che saranno prorogabili fino a 24, invece che 36. La proposta prevede anche una stretta sui ricongiungimenti famigliari. Verrebbero escluse “persone che nella propria vita attiva non hanno fornito alcun contributo al progresso della comunità nazionale italiana e che, ragionevolmente, possono determinare un aumento degli oneri in termini di prestazioni sociali anziché rappresentare un sostegno per la collettività“. La nota del partito spiega che il riferimento è a genitori a carico o ultra 65enni.

Cittadinanza, la critica di Avs

Una proposta che ha attirato le critiche delle opposizioni, come dimostrano le parole del capogruppo di Avs nella commissione Affari costituzionali della Camera, Filiberto Zaratti, il quale ha sostenuto che questa proposta di legge non sarebbe altro che un nuovo tassello della “crociata anti-migranti voluta dalla Lega“. Dal suo punto di vista, questa proposta dovrebbe essere considerata “una vergogna” in quanto la difficoltà nel reperire un documento di cittadinanza crea ogni giorno “cittadini di serie b“.

Ricordo inoltre ai solerti leader leghisti che la sinistra non ha perso il referendum dello scorso giugno che chiedeva di ridurre da 10 a 5 gli anni di residenza legale per richiedere la cittadinanza, vista la consistenza delle astensioni, mentre tra i votanti oltre il 65 per cento si è espresso per il sì“, ha sostenuto, per poi aggiungere che questa richiesta della Lega non produrrà davvero la sicurezza che viene promessa.

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