Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha risposto duramente a tutti coloro che in questi giorni hanno duramente criticato la decisione del suo ministero di cercare di sopperire ai tagli in manovra sul tema cinema con l’utilizzo di 100 milioni di euro derivanti da “somme inutilizzate dal 2022“. Una proposta che, però, potrebbe non incontrare il via libera della Ragioneria dello Stato e quindi non essere affatto utile al settore.
“Gli sguaiati attacchi personali di Pd e 5stelle dimostrano la stolida, crassa ignoranza di chi se ne fa portavoce“, ha tuonato l’ex direttore del Maxxi, chiarendo che le opposizioni avrebbero proceduto agli attacchi senza “mettere in discussione le spettanze esigibili dal 2022 al 2024, prima cioè che io mi insediassi al Collegio Romano“.
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Inoltre, il titolare del Mic ha chiarito che questi attacchi potrebbero rappresentare una sorta di “danno” alla Ragioneria di Stato, in quanto “proiettano una luce sinistra di sospetto sulla sua vera o presunta terzietà“. A fargli eco, c’è anche il capogruppo FdI in commissione Cultura alla Camera Alessandro Amorese, il quale parla di “polemiche pretestuose“.
Cinema, gli attacchi delle opposizioni a Giuli
Le parole delle opposizioni, però, si rifarebbero alla possibilità che la Ragioneria bocci la proposta in quanto le risorse individuate da Giuli potrebbero non essere compatibili con le regole dell’attuale Patto di Stabilità, che impediscono il riutilizzo delle somme non spese. Inoltre, la legislazione vigente consentirebbe la deroga all’utilizzo solamente “previa verifica degli equilibri di finanza pubblica“. Si tratta di un controllo legato ai documenti di finanza pubblica, il Dpf e al Dpfp, che si approvano o il 2 ottobre o il 10 aprile. Al momento, quindi, si sarebbe fuori tempo massimo.
Di fronte a questa possibilità, quindi, le opposizioni hanno duramente criticato l’operato di Alessandro Giuli. “Tagli presentati come riforme, menzogne travestite da efficienza, e infine la paralisi dei fondi destinati al cinema e all’audiovisivo“, ha elencato la capogruppo Pd in Commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, la quale ha chiesto al ministro di riferire in Parlamento sulla questione.
Ad aggiungersi al coro di sdegno c’è anche l’associazione delle maestranze riunite Siamo ai titoli di coda, che lamenta come la paralisi del settore sia frutto “diretto e calcolato” di scelte scellerate del ministero e dei tagli al fondo del cinema nella manovra. Le accuse, però, si sono concentrate anche contro le associazioni di produzione, gli autori, il sindacato, le rappresentanze di un settore che “ci hanno lasciati soli“.
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