L’Alleanza Atlantica potrebbe presto abbandonare la sua natura difensiva per adottarne una maggiormente proattiva nei confronti della Russia di Vladimir Putin. A spiegarlo è l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, in un’intervista al Financial Times. A quasi quattro anni dallo scoppio del conflitto tra Mosca e Kiev e dopo mesi piuttosto intensi di eventi e guasti in Europa che sembrerebbero riconducibili al Cremlino, la Nato sembrerebbe pronta a rispondere.
Al momento non vi sarebbe nulla di certo, in quanto una decisione simile avrebbe ripercussioni durissime sull’intero assetto dell’Alleanza Atlantica. Ciò che sembra certo è che diversi membri della Nato si sono detti favorevoli a comportamenti più duri nei confronti della Russia. Nello specifico, si tratterebbe dei diplomatici dei Paesi dell’Europa orientale, che più di tutti sono esposti al giogo russo.
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Dallo scorso agosto, ormai, diverse infrazioni e incursioni aeree continuano a verificarsi in numerosi Paesi membri. A ciò si aggiunge la rottura di diversi cavi delle telecomunicazioni nel Mar Baltico e l’apparizione di droni su alcuni siti strategici delle capitali dell’Ue. Comportamenti destabilizzanti, che avrebbero indotto molti Paesi a cercare soluzioni più concrete e che portino risultati a breve termine.
Cavo Dragone: “L’attacco preventivo sarà un’azione difensiva”
Cavo Dragone, quindi, ha specificato che la Nato starebbe valutando un attacco preventivo contro la Russia in risposta a questi attacchi ibridi. “Forse dovremmo essere più aggressivi del nostro avversario“, ha confessato l’ammiraglio, sottolineando che l’Alleanza atlantica starebbe valutando di agire “in modo più aggressivo e preventivo, piuttosto che reagire“.
Una differenza piuttosto delicata, in quanto così sarà possibile far considerare l’attacco preventivo come “un’azione difensiva“. In ogni caso, come sottolineato da Cavo Dragone, si tratta di un modo di agire piuttosto differente rispetto alle abitudini della Nato. Perciò, è necessario mettere in atto questo piano con una certa attenzione, cercando anche di superare quelli che sono i limiti giuridici, etici e della giurisdizione.
Il presidente del Comitato militare della Nato ha infatti riferito che l’Alleanza atlantica avrebbe molte più limitazioni rispetto alla Russia. “Non voglio dire che questa sia una posizione perdente, ma è piu’ complicata di quella del nostro avversario“, ha infatti valutato l’ammiraglio. Resta quindi fondamentale comprendere in che modo ottenere la tanto ricercata deterrenza.
Secondo Cavo Dragone, si tratta di un obiettivo che si raggiunge anche attraverso le operazioni congiunte dei Paesi membri. In questo senso, l’operazione Sentinella dell’Est, che ha avuto inizio lo scorso settembre, si sarebbe rivelata funzionale ed efficace. Ora, quindi, è necessario procedere su questa strada e al contempo comprendere in che modo adeguare il quadro giuridico della Nato affinché sappia non solo difendersi, ma anche operare un’azione preventiva che si riveli ciò di cui l’Europa ha bisogno.
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