“Da un punto di vista giuridico non ci sono ostacolie non si fa l’analisi del sangue a un candidato alla presidenza della Repubblica: basta che abbia 50 anni, goda dei diritti civili e politici e che sia eletto dal Parlamento in seduta comune“. CosìSabino Cassese, ex giudice della Corte Costituzionale parla dell’eventualità che il presidente del ConsiglioGiorgia Melonipossa divenireCapo dello Stato.
Lo fa in un’intervista aLa Repubblica, spazzando via polemiche sul passato identitario del premier, fortemente legato ad idee diestrema destra. Il giurista afferma infatti che la Carta non ponenessun discrimine fascismo-antifascismo per l’accesso alla carica più alta della Repubblica. Nelle sue parole, infatti, la Legge Fondamentale dello Stato “è il precipitato di una serie di idee chesarebbe riduttivo definire soltanto antifasciste“. Ad esempio, l’articolo 9, che tutela il patrimonio storico artistico, è figlia delle leggi del ministro di MussoliniGiuseppe Bottai.
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Cassese: “La Costituzione accetta elementi di continuità tra il fascismo e la repubblica”
In questo senso, Cassese cita il filosofo franceseAlexis de Tocqueville, secondo il quale, tra le varie epoche attraversate da un Paese, esistonoelementi di continuità. Ecco quindi che c’è un filo che unisce il periodo fascista a quello repubblicano, nonostante la Costituzione ponga enfasi sulibertà e democrazia, elementi assenti nel regime.
Insomma, la prospettiva di Giorgia Meloni presidente della Repubblica non infastidisce affatto il giurista, secondo il quale il premier ha governato il Paese per quattro anni, il che è ungrande successo. E non è neanche un problema il fatto che in passato i presidenti della Repubblica non siano mai stati per tradizioneex leader di partito o figure di primo piano. Questo perché hanno comunque tuttifatto politica, hanno tutti avutoalta esperienza istituzionale: da Leone e Cossiga, ex presidenti del Consiglio, fino a Pertini e Scalfaro, ex presidenti delle Camere.
Cassese su Vannacci e sulla legge elettorale
Spazio anche per un breve commento amareggiato sul leader di Futuro nazionaleRoberto Vannacci, che nel breve volgere di pochi mesi ha raggiunto il6,4%e si candida ad essere la maggiore insidia della coalizione di centrodestra. Per Cassese, tuttavia, l’ex generale è la perfetta rappresentazione di un problema che da anni affligge l’Italia:la mancanza di politiche.“Nessuno sa per cosa va a votare“, chiosa il giurista, rilevando comegli slogan prevalgano spesso sul programma elettoralee che i partiti si definiscano spesso per ciò che sono piuttosto che per ciò che vogliono fare.
Parlando di elezioni, impossibile non dire qualche parola sullalegge elettorale, che l’ex giudice della Corte Costituzionale non apprezza, ritenendo chenon risolverà l’annoso problema dell’astensionismo. Questo perché, in generale, i cittadini si sono ormai abituati al fatto che non sono chiamati a scegliere, bensì adapprovare scelti fatte da altri.
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