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Roggero e Fakir, il cortocircuito politico sul rap

“Severe punizioni per chi celebra la criminalità, anche se con l’arte o con la musica”, sostiene Gianluca Cantalamessa (Lega). Il caso Roggero e la morte di Abderrahim Fakir hanno infuocato l’opinione pubblica e molti artisti della scena italiana si sono esposti. Nato come specchio della società, il rap si fa voce della sofferenza collettiva

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Questa non è arte, questo è un manifesto di odio, questo è istigazione a delinquere, questo è oltraggio a pubblico ufficiale”. Dal talentNuova Scenala canzone di Flextony e Tigerplug “Labubu” passaa Palazzo Madama.È così che dagli scranni rossi dell’Aula il testo viene letto e commentato dal senatore della Lega,Gianluca Cantalamessa.

Il rap che viene portato in Parlamento èl’effetto collateraledei due casi di cronaca che in questo momento stanno monopolizzando il dibattito politico e sociale: il caso Roggero e la morte di Abderrahim Fakir. Nonostante gli accesi scontri politici, nonostante il caos e la divisione che questi due casi stanno provocando si punta ildito contro un genere musicale specifico. Non è una coincidenza.

Il rap nasce come forma di protesta, il rap è stato creato per rappresentare. Fermarsi ad una canzone che ha vinto una trasmissione mainstream è davvero troppo facile, se non riduttivo e banale. “La diffusione incontrollata dimessaggi che esaltano il disprezzo per le istituzioni e le forze dell’ordineveicolata da piattaforme ad altissima penetrazione tra adolescenti e giovanissimi, contrasta in modo netto con le politiche nazionali di prevenzione del disagio giovanile, di contrasto al fenomeno delle baby gang”, tuona il senatore leghista, arrivando, con la sua interrogazione, a chiedere al ministero dell’Interno di “attivarsi con urgenza presso l’AGCOM(Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni),affinché vengano avviate le necessarie verifiche sulla piattaforma Netflix”.

Caso Roggero e la morte di Fakir, cosa è successo nella scena rap italiana?

Il caso del gioielliere condannato in via definitiva a scontare 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due ladri e ferito un terzo ha infuocato l’opinione pubblica. Un fumo che ha avvolto anche noti artisti della scena, scesi in campo per esprimere la propria opinione. Sulcaso Roggerotra i primi a prendere voce in favore del gioielliere è statoEmis Killadenunciandone la condanna: “Sto paese è diventato una barzelletta”. Parole a cui hanno fatto eco quelle diLazzache, riferendosi al gioielliere, commenta: “Due palle come una casa”.

Di altra opinione è inveceGemitaizche su X esplicita come “Mario Roggero merita di stare dove sta. The end”. A distanza di pochi giorni dalle polemiche sulla condanna del gioielliere, è un drammatico evento ad alimentare il dibattito. Ovvero,la morte di Abderrahim Fakirconsumatasi durante un intervento di polizia e su cui la scena italiana si è invece unita. Non per “istigare all’odio” contro le forze dell’ordine, ma per continuare a trattare un tema che da sempre viene denunciato nelle canzoni. Lazza in questo caso citaVendettadi Marracash: “Tu speri ancora che la legge faccia il tuo interesse. È come chiedere se è buona a chi la vende”.

Gemitaiz invece riflette su entrambi i casi: “L’italiano si immedesima solo nel ricco gioielliere o nel calciatore misogino, vade retro provare empatia per qualcuno con una storia diversa. Questa persona, padre, fratello, figlio, meritava di essere trattato secondo la legge”. Il rapper romano in questi giorni è nel mirino di numerose polemiche dopo alcune dichiarazioni fatte durante un’esibizione allo Shock Wave Festival di Francavilla al Mare, in provincia di Chieti. “Io di solito vi avverto quando ci stanno i cani. Mi dispiace che ‘ste m**de vengano a cagare il c***o ai pischelli. Ricordatevi che la vita vostra è molto meglio”.

Parole che successivamente non sono passate inosservate, scatenando anche la reazione della sindaca di Francavilla al Mare, Luisa Russo, costretta a prendere le distanze. Ed ora, quelle parole potrebbero finire in un fascicolo della Procura di Chieti. Quella sera i controlli avviati tra il pubblico, con l’aiuto di due cani antidroga, hanno portato a 12 contestazioni amministrative per possesso di stupefacenti.

Dopo questi risvolti il rapper romano ha rotto il silenzio: “Fa ridere o piangere che per l’italiano medio io dovrei essere denunciato per aver detto ‘m***e’ sul palco, parlando delle forze dell’ordine che hanno speso i soldi delle nostre tasse per fare12 fogli amministrativi a dei ragazzi innocui ad un concerto– e, riferendosi alla morte di Fakir, aggiunge –invece loro vanno encomiati, diamogli lo scudo penale, eroi”.

Proprio per quanto riguarda questa presunta “incitazione all’odio” Cantalamessa ha ricordato che la sua PdL prevede anche “lo stop all’istigazione a delinquere a danno dei minori, prevedendopunizioni severe per chi celebra la criminalitàorganizzata invitando i ragazzi ad aderire o suscitando emulazione, anche se con l’arte o con la musica”. Non è una novità che la politica prenda di petto il rap, basti pensare al 2024 quando Chiara Colosimo (FdI), presidente della Commissione parlamentare antimafia, criticò il testo del singolo BOSS di Tony Effe, considerando il cantante un modello dai “messaggi devastanti per i giovani”.

Caso Roggero e Fakir, due facce della stessa medaglia

La riflessione che nasce dai dibattiti politici, che arriva a toccare anche la musica, è ben più profonda. Questi casi appaiono come due facce della stessa medaglia. Da un lato la “comprensione” per un uomo che ha inseguito tre ladri e ne ha uccisi due, dall’altro l’indignazione per una morte avvenuta durante un intervento di polizia. La medaglia in questione non brilla, anzi, si chiama violenza. Se per il caso Roggero la forte solidarietà di alcuni politici non ha fatto altro che aumentare la divisione, nel quadro della morte di Fakir gli scontri in piazza a Bologna l’hanno accentuata.È un’escalation di violenza che non passa inosservata. Sono tutti effetti collaterali: scontro chiama scontro, cane mangia cane. In questa cornice il rap non è altro che la voce della sofferenza di una società degenerata.  

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