In questi giorni, il caso diGiuseppina Di Foggiaha acceso il dibattito politico. Il senatoreAntonio Misiani, responsabile economico del Pd, annuncia un’interrogazione ai ministriGiancarlo Giorgetti e Adolfo Ursosulla buonuscita richiesta da Di Foggia,attuale ad di Terna e indicata per la presidenza di Eni.
Secondo Misiani, la richiesta di un’indennità da7,3 milioni di eurosarebbe “inaccettabile”, soprattutto considerando che si tratta di unpassaggio tra società partecipate dallo stesso azionista pubblico.Un’operazione che, sottolinea, contrasterebbe sia con lepolicy della Cassa Depositi e Prestitisia con lostatuto di Terna, che non prevede buonuscite in caso di dimissioni volontarie.
Leggi Anche
Di Foggia: la buonuscita e le regole interne
Il cuore della vicenda è proprio qui: Di Foggia, nominata nel2023dall’attuale governo, non è stata riconfermata alla guida di Terna ma destinata a un ruolo diverso e meno remunerativo in Eni. Da un lato, la managernon intende rinunciare a un’indennità significativa,anche alla luce di uno stipendio da circa2 milioni annuiche lascerebbe. Dall’altro, però,le regolesulle partecipate pubbliche sembrano escludere la possibilità di una buonuscita in caso di passaggio interno al perimetro statale.
Il risultato è uno stallo:una trattativa in corso con Palazzo Chigiche rischia di trasformarsi in un caso politico. Misiani parla apertamente di “gestione improvvisata e opaca”delle nomine pubbliche da parte del governo di Giorgia Meloni, citando criticità già emerse in grandi gruppi come Leonardo, Poste Italiane e Mediobanca.
Secondo il Pd, la vicenda non riguarda solo una buonuscita, ma il funzionamento complessivo della governance pubblica: un intreccio tra Palazzo Chigi, Ministero dell’Economia e Cdp che rischia di creare attriti e indebolire società strategiche per l’energia e l’economia.
Il rebus delle date e dello statuto Eni
A complicare ulteriormente il quadro c’è un problema tecnico ma decisivo. Per essere eletta presidente di Eni nell’assemblea del 6 maggio,Di Foggia non può ricoprire incarichi in altre società energetiche. Tuttavia, la nomina del nuovo ad di Terna è fissata per il12 maggio.
Quindi il 6 maggio sarebbe ancora formalmente amministratrice delegata di Terna. Per risultare eleggibile dovrebbe quindi dimettersi prima ma farlo significherebbe mettere ancora piùpressione sul tema della buonuscita.
La trattativa è dunque aperta, ma il margine si restringe. Se non si trova un accordo,il rischio concreto è che Di Foggia perda anche la presidenza di Enie il nome diEmma Marcegagliadiventa un’alternativa possibile.
Una partita che va oltre il singolo caso
Il problema vero quindi non è solo economico ma di principio. L’incognita diventa come gestire in modo trasparente, coerente e credibile le nomine nelle grandi partecipate pubbliche.
Per questo Misiani chiede non solo chiarimenti, ma unarevisione complessiva delle regole sui trattamenti di fine mandato.Perché quando si parla di società pubbliche, quei soldi, come ricorda, non sono mai davvero “privati”: arrivano, in ultima analisi, dacittadini e contribuenti.
© Riproduzione riservata













