La Procura di Roma è pronta a sollevare davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione sulla vicenda delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla “Bisteccheria d’Italia” e già condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni.
Il ricorso, secondo quanto previsto, potrebbe essere depositato già la prossima settimana. La Procura guidata da Francesco Lo Voi chiederà alla Consulta di annullare la decisione con cui la Camera dei deputati ha negato l’autorizzazione all’acquisizione delle comunicazioni presenti sul telefono di Caroccia.
La questione riguarda le conversazioni intercorse tra Caroccia e Delmastro, che in passato ha detenuto quote azionarie del ristorante romano. L’obiettivo dei pm della Dda di Roma è ottenere l’acquisizione delle chat ritenute utili nell’ambito del procedimento.
Il no della Camera alle chat
La vicenda era arrivata in Aula lo scorso 5 agosto. La Camera, con 206 voti favorevoli e 133 contrari, aveva approvato a scrutinio segreto la proposta del relatore di maggioranza della Giunta per le Autorizzazioni, respingendo la richiesta della Procura di acquisire le conversazioni tra Delmastro e Caroccia.
La seduta era stata accompagnata dalle proteste delle opposizioni. Durante le dichiarazioni di voto alcuni deputati si erano presentati bendati e altri avevano sollevato i cellulari, mentre dagli scranni si levavano le urla “Fuori le chat“.
Gli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra avevano invece messo in scena una protesta coordinata. “Non possiamo bendarci gli occhi, di fronte agli ostacoli che si frappongono alla ricerca della verità“, aveva detto la deputata Elisabetta Piccolotti, prima che una dozzina di colleghi si alzasse in piedi con un fazzoletto in mano per coprirsi gli occhi.
La difesa: ‘Dalle chat si capisce chi è il proprietario’
La questione delle conversazioni era stata sollevata anche dalla difesa di Mauro Caroccia. Il 24 luglio l’avvocato Fabrizio Gallo aveva annunciato di aver inviato alla Procura di Roma una memoria contenente tutte le chat tra il suo assistito e Delmastro, chiedendone l’acquisizione immediata ai fini delle indagini.
“Dalle chat si capisce chiaramente chi è il proprietario del locale e questo è fondamentale per chiarire la posizione del mio assistito“, aveva spiegato Gallo, riferendosi all’inchiesta sulla “Bisteccheria d’Italia“, nella quale Caroccia è indagato insieme alla figlia per riciclaggio e intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa.
Secondo il legale, il mancato accesso alle conversazioni danneggerebbe la posizione del suo assistito, che, ha sottolineato, “non può difendersi visto che Delmastro non è indagato“.
L’immunità parlamentare e il conflitto di attribuzione
La Procura di Roma aveva chiesto l’acquisizione delle chat intercorse tra Delmastro e Caroccia ma la richiesta era stata respinta dalla Giunta per le Autorizzazioni della Camera. Alla base del diniego c’è la disciplina prevista dall’articolo 68 della Costituzione, che tutela la corrispondenza dei parlamentari e stabilisce che il suo sequestro possa avvenire solo con l’autorizzazione della Camera di appartenenza.
Ora la Procura intende contestare davanti alla Consulta la decisione parlamentare, sollevando un conflitto di attribuzione. Sarà quindi la Corte Costituzionale a dover stabilire se, nel caso specifico, la Camera abbia esercitato correttamente le proprie prerogative e se la Procura possa procedere all’acquisizione delle conversazioni.
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