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Caso Almasri, Bartolozzi indagata: il capo di gabinetto di Nordio accusata di “false dichiarazioni”

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“False dichiarazioni“. Sono le accuse per cui Giusi Bartolozzi, il capo di gabinetto del ministero della Giustizia, è stata iscritta nel registro degli indagati della procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla scarcerazione del criminale libico di Almasri.

Magistrato ed ex parlamentare, Bartolozzi è la collaboratrice più vicina al Guardasigilli, Carlo Nordio e, secondo quanto si apprende, davanti ai giudici del tribunale dei ministri avrebbe esposto una sua “versione dei fatti” nel ricostruire quelle che sono le fasi che portarono di fatto alla liberazione e al conseguente rimpatrio del generale libico che non ha destato sospetto. Versione che è stata infatti considerata e definita dai giudici negli atti inviati al Parlamento e ripresi da La Repubblica, “sotto diversi profili inattendibile e, anzi, mendace“.

Nello specifico, sembra che i giudici rifiutassero la spiegazione di Bartolozzi in merito al motivo per cui non abbia sottoposto il provvedimento preparato dagli uffici del ministro Nordio, che avrebbe potuto impedire la liberazione di Almasri.

I sentimenti in via Arenula, circa la notizia che vede il capo di gabinetto iscritto al registro degli indagati sembra siano distesi, almeno per il momento e secondo quanto apprende Adnkronos. Infatti, sembra che non sia emersa alcuna preoccupazione e la linea continua ad essere quella delle piena difesa di Bartolozzi.

La notizia giunge nelle redazioni proprio nelle ore in cui la giunta per le autorizzazioni sta chiudendo l’iter della prima fase di discussione per arrivare al voto sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dei tre membri del governo. Si tratterebbe, per l’appunto di Carlo Nordio, il segretario del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Nella giornata di domani, invece, la medesima giunta si riunirà per votare a favore o contro l’ampliamento o dell’immunità di Bartolozzi.

Lo scorso 6 agosto, il dossier Almasri si era evoluto in una nuova fase che vedeva, per l’appunto, il Tribunale di ministri inviare alla Camera la richiesta di autorizzazione a procedere per le tre forze politiche sovracitate. E proprio in quei giorni, si era consumato uno scontro verbale tra Nordio e il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, in merito ad alcune sue ipotesi proprio sul possibile coinvolgimento diretto del capo di gabinetto di via Arenula nel processo sul caso.

Le accuse mosse nei confronti dei due ministri e del segretario del Consiglio, in sostanza, riguarderebbero la decisione del Guardasigilli di non aver dato corso alla richiesta di cooperazione della Cpi relativa sua all’arresto che al sequestro, alla scelta di Piantedosi di aver decretato l’espulsione del generale dal territorio dello Stato italiano ed infine alla richiesta dell’Autorità delegata Mantovano dell’utilizzo del volo Cai per il rimpatrio.

Ma nel mirino delle indagini era finita anche il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, (si ricordi il video via social con cui il premier aveva informato di aver ricevuto l’avviso di garanzia). Lo scorso 4 agosto, le accuse nei suoi confronti sono state archiviate.

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