Un piccolo passo in avanti per rendere la burocrazia italiana più snella e soprattutto più veloce e un fastidio in meno per tutti quei cittadini che quotidianamente hanno a che fare con i tempi dello Stato. Il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha annunciato un nuovo decreto Semplificazioni che nei prossimi giorni approderà in Parlamento. Al centro del documento, vi sarà un cambiamento epocale che promette di rendere più semplice la vita di molti anziani.
Nel documento è infatti prevista l’abolizione del rinnovo della carta d’identità per tutti i cittadini italiani che hanno più di 70 anni. L’annuncio è arrivato proprio dalla bocca del ministro, intervenuto a Next Generation su Giornale Radio, come spiegato da un comunicato dell’emittente. “Non ci sarà più la possibilità di dedicarsi all’ufficio del Comune per fare il rinnovo della carta di identità“, ha spiegato Zangrillo, parlando di un “primo esempio banale” di questa modifica della burocrazia.
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Un’abolizione che potrebbe portare con sé conseguenze importanti per il Paese. In una Nazione in cui l’invecchiamento dei cittadini corre a gonfie vele, ben più velocemente dell’aumento del tasso di natalità, lo stop ai cittadini anziani permetterà di togliere un grave peso dalle spalle della pubblica amministrazione. Un pensiero in meno per gli over 70 e minori pratiche da sbrigare quotidianamente per i dipendenti del Comune.
Zangrillo sulla Manovra: “Assurdo dire che una famiglia con 50mila euro è ricca”
Nel corso del suo intervento a Next Generation, Zangrillo ha anche affrontato il tema della Legge di Bilancio, inserendosi nella polemica riguardante le critiche provenienti da Cgli, Bankitalia e Corte dei Conti sulla possibilità che la Manovra per il 2026 sia di aiuto ai ceti più alti della popolazione. “È imbarazzante pensare che una famiglia che ha delle entrate di 50mila euro possa essere considerata ricca“, ha sostenuto il ministro, specificando che con questo documento il governo ha intenzione di sostenere il ceto medio.
Nello specifico, le norme che sono di aiuto a questa fascia di popolazione sarebbero il taglio dell’aliquota fiscale dal 35% al 33% per i redditi compresi tra i 28 e 50mila euro, così come le misure già adottate per recuperare il potere d’acquisto, ovvero il taglio del cuneo fiscale avvenuto con le due precedenti manovre e i rinnovi contrattuali tempestivi nella PA che porteranno a incrementi salariali complessivi tra il 12 e il 14% nel periodo 2022-2027.
“Non stiamo certo parlando di privilegiati“, ha continuato Zangrillo, ricordando come anche nel pubblico impiego si è proceduto in maniera coerente con la chiusura dei contratti tra il 2022 e il 2024 per enti locali e scuola. Inoltre, è stato annunciato che, entro la fine dell’anno, partiranno le trattative per il triennio 2025-2027 con fondi che sono già stati previsti. “Per la prima volta i dipendenti pubblici riceveranno gli aumenti in tempi corretti, non con anni di ritardo“, ha poi dichiarato con una certa soddisfazione.
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