Brunetta si aumenta lo stipendio, irritazione di Meloni: “Inopportuno”. E lui fa retromarcia

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Renato Brunetta annuncia il passo indietro. il presidente del consiglio nazionale dell’economia e del lavoro CNel) ha deciso di revocare l’aumento del proprio stipendio, passato da 240 a 311 mila euro in applicazione della recente sentenza della corte costituzionale che ha eliminato il tetto alle retribuzioni pubbliche, così da “evitare strumentalizzazioni” e “tutelare la credibilità dell’istituzione”.

“Non voglio in alcun modo che dall’applicazione legittima di una giusta sentenza della Corte Costituzionale derivino strumentalizzazioni in grado di danneggiare il Cnel e condizionare il dibattito politico o l’azione del governo”, ha spiegato Brunetta in una nota, annunciando la revoca con effetto immediato della decisione assunta dall’Ufficio di Presidenza.

Un dietro front arrivato dopo l’ira di Palazzo Chigi. Giorgia Meloni, secondo fonti governative, avrebbe giudicato “inopportuna” la scelta del Cnel e “non condivisibile” la sentenza della Consulta. Il caso, esploso a seguito di un’inchiesta del quotidiano Domani, ha messo in forte imbarazzo l’esecutivo e alimentato le critiche delle opposizioni.

Opposizioni all’attacco

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha accusato il governo di essere corso ai ripari “solo dopo le proteste”.

”Dopo articoli, proteste e le nostre denunce – ha scritto su X – Meloni e Brunetta corrono ai ripari imbarazzati per ritirare i nuovi aumenti di stipendio ai vertici del Cnel. Ora si potrebbe fare lo stesso con gli aumenti per ministri e sottosegretari. Nel tempo libero potrebbero occuparsi degli stipendi dei comuni cittadini?”.

Duro anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva: “Bene la revoca dell’aumento dello stipendio a Brunetta – ha commentato – ma assurdo che ci siano arrivati solo dopo le nostre proteste. Dovevamo davvero spiegare noi alla premier quanto fosse inopportuno aumentare i fondi al pensionato Brunetta e al carrozzone del Cnel mentre pensionati e ceto medio soffrono e i giovani lasciano il Paese?”.

Il deputato renziano Davide Faraone ha invece puntato il dito contro Palazzo Chigi: “Perché Meloni non è intervenuta direttamente a bloccare l’aumento, invece di far trapelare la sua irritazione con le solite veline?”

Dal fronte di Avs, Nicola Fratoianni ha ricordato il ruolo dell’informazione: “Brunetta rinuncia all’aumento, ma se non ci fosse stata un’inchiesta giornalistica e le proteste delle opposizioni sarebbe finita così?”.

Anche la Lega prende le distanze

Nel centrodestra il clima non è più disteso. Se Forza Italia si limita a un freddo “Prendiamo atto” per bocca del portavoce Raffaele Nevi, la Lega si dice “scandalizzata”. La deputata leghista Tiziana Nisini annuncia un’interrogazione parlamentare e una norma in manovra per invertire la rotta: ”Gli aumenti in piena autonomia degli stipendi al Cnel sono da riconsiderare”.

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