Brunetta contro il salario minimo: «Crea più danni di quanti ne risolve»

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Il ministro della Pubblica amministrazione espone le sue idee in merito all’occupazione italiana: «In Italia gli stipendi sono bassi e questo è un tema strutturale. Preferisco un contratto vero a qualsiasi definizione di un modello all’americana»

Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione, in un’intervista al “Foglio – Inserto” spiega la sua visione sulla paga di base degli stipendi, argomento di dibattito molto forte della politica: «Una cosa è il salario minimo, che è una garanzia più o meno oraria, più o meno definita dai contratti, per chi fa lavori poveri, fragili. Poi c’è il secondo tema e ciò che in Italia i salari sono bassi, che è un tema strutturale. Sono tutti bassi: per gli insegnanti, per i dipendenti pubblici, per quelli privati». 

Terza importante questione per Brunetta è il potere d’acquisto in perdita, segnato dall’inflazione all’8-9 per cento: «Tutte queste tre cose che riguardano il salario sono totalmente diverse e vanno guardate con grande attenzione perchè dentro c’è il sociale, c’è il mercato e c’è di mezzo l’emergenza». 

«Gli improvvisi cultori della materia si mettono a disquisire e fare proclami, senza averne le conoscenze, la cultura e le tecnicità. Una volta tanto il sindacato è tetragono da questo punto di vista e ci dà delle garanzie», polemizza il ministro. 

La posizione di Brunetta è semplice: spingere sui contratti veri, quelli che danno maggiori garanzie, piuttosto che puntare «a qualsiasi definizione per legge di un minimo all’americana, anche perchè una remunerazione fissata per legge fa più danni di quanti ne risolva». 

A detta del ministro, la fissazione di uno stipendio di base per i lavoratori appiattisce, omologa e produrrebbe le condizioni per comportamenti opportunistici. La visione degli Stati Uniti, dove ogni anno il presidente definisce il minimo salariale con poca contrattazione e senza l’interesse calcolato delle varie parti prese in causa, è inapplicabile in Italia dove «per fortuna e per ragioni storiche abbiamo una contrattazione che a me, da vecchio socialista, piace, molto forte e molto espansa che dà più garanzie». 

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