LaCommissione europeaha avviato una procedura percongelare o revocare i finanziamentidestinati allaBiennale di Venezia, dopo la decisione di consentire la riapertura del Padiglione russo. Secondo Bruxelles, la Fondazione avrebbe accettato unsostegno indiretto da parte del Cremlinoin cambio della concessione di una piattaforma culturale, in contrasto con l’articolo 5del regolamento del 2014 sulle sanzioni contro Mosca. Una contestazione che, se confermata, potrebbe portare a conseguenze economiche rilevanti.
La risposta della Biennale
Nonostante la pressione europea, la Biennale di Venezia resta ferma sulla propria posizione, convinta di non aver violato alcuna norma.La comunicazione ufficiale è arrivata tramite unaletteraindirizzata al presidentePietrangelo Buttafuoco. Dopo averne preso visione, l’istituzione ha ribadito di aver agito nel pieno rispetto delle leggi nazionali e internazionali, annunciando che presenterà le proprie controdeduzioni nei tempi previsti.
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Da questo momento, la Biennale ha30 giorni per chiarire la propria posizioneo eventualmente fare marcia indietro. In caso contrario, rischia di perdere unasovvenzione complessiva di circa due milioni di europer il triennio 2025-2028.
Nel frattempo, ilMinistero della Culturamantiene una posizione prudente, evitando prese di posizione ufficiali. Una linea che sembra inserirsi nel contesto più ampio della politica estera italiana. Il 30 marzo, il ministroAlessandro Giuliavrebbe ribadito la linea del governo durante una visita inUcrainaper la seconda conferenza sulla cultura ucraina. Una posizione rafforzata anche dall’incontro imminente tra la presidente del ConsiglioGiorgia Melonie il presidente ucrainoVolodymyr Zelenskya Palazzo Chigi.
Scontro politico in Italia
La vicenda ha acceso il dibattito politico interno. LaLega di Matteo Salviniha difeso la scelta della Biennale, definendo l’intervento europeo “un volgare ricatto” nei confronti di una delle istituzioni culturali più importanti e indipendenti al mondo.
Sulla stessa linea ancheAlberto Stefani, governatore del Veneto, che ha parlato di unaposizione “inaccettabile”da parte dell’Europa. IlMovimento 5 Stelle, con Luca Pirondini, denuncia inveceun’ingerenza politica sulla libertà culturale italiana, chiedendo al ministro Giuli di chiarire se sosterrà Bruxelles o la Biennale.
Divisioni tra i partiti
Non manca però il fronte opposto.Alleanza Verdi e Sinistrasottolinea un presunto doppio standard europeo, mentrePartito Democratico,Italia Viva, Azione e Più Europaribadiscono una linea netta: il padiglione russo deve restare chiuso, come deciso dopo “la criminale invasione dell’Ucraina”. La distanza tra le posizioni resta ampia e non fa altro che alimentare l’idea che il caso si sia trasformato in uno scontro non solo culturale ma anche politico e diplomatico.
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