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Biennale, Giuli su Buttafuoco: ‘Dissento ma lo ammiro profondamente’

Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, critica la gestione della questione padiglione russo da parte di Buttafuoco ma parla anche di una profonda amicizia e difende l’autonomia della Biennale. Sullo sfondo rimangono poi divisioni nel governo e crisi internazionali

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Lo scontro tra il ministro della culturaAlessandro Giulie il presidente della BiennalePietrangelo Buttafuocoha dominato il dibattito mediatico delle ultime settimane. In un’intervista alCorriere della Sera, il ministro ha rivelato di aver inviato pochi giorni fa un messaggio a Buttafuoco, rimastosenza risposta.

Nonostante il dissenso istituzionale, Giuli ha ribadito la profonda stima personale: “non esisterà mai in questo mondo assurdo una persona che avrò ammirato come ammiro lui”. Infatti dietro la tensione pubblica emerge unrapporto personale solido. Giuli racconta di vacanze condivise e del legame tra Buttafuoco e suo figlio, auspicando la fine delle polemiche.

Giuli andrà alla Biennale

Il ministro ha annunciato che il 20 maggio sarà a Venezia per visitare il Padiglione Italia e rendere omaggio alla Biennale di Venezia, definita “un’istituzione che merita sempre rispetto”. Per lui, chiaramente, il problema non è la Fondazione in sé ma la gestione dell’edizione.

Al centro della polemica c’è la riapertura del padiglione russo, contestata dal governo italiano. Giuli ha chiarito chenon visiterà lo spazio espositivo, anche perché sarà chiuso, e ha ribadito di non aver mai pensato a interventi formali come la chiusura forzata:il suo obiettivo era esprimere dissenso politico verso la Russia e solidarietà a Ucraina ed Europa.

Una posizione condivisa anche dall’Ucraina che ha difeso l’autonomia della Biennale e dalla premierGiorgia Meloniche ha detto:“Dissenso per la partecipazione della Russia sì ma l’autonomia è un confine invalicabile“.

Accuse sulla gestione e scenari mancati

Giuli critica soprattutto lemodalitàcon cui la decisione sarebbe stata comunicata: secondo il ministro, Buttafuoco avrebbe informato il governo solo a decisione già presa. A suo avviso, una gestione diversa avrebbe potuto aprire unospazio diplomaticopiù ampio, coinvolgendo Palazzo Chigi e il ministero degli Esteri, magari ottenendo risultati sul piano internazionale, come iniziative legate al conflitto in Ucraina.

Parole dure anche sul piano politico: Giuli definisce Buttafuoco “impolitico” e ritiene che la scelta abbia finito per favorire la Russia e il suo regime sanzionatorio. Il ministro solleva dubbi sulla reale libertà degli artisticoinvolti nel padiglione russo.

Secondo Giuli, in quel contesto non ci sarebbe spazio per ildissenso, elemento invece essenziale per gli artisti del mondo libero. Da qui la critica a una presenza che rischierebbe di trasformarsi in espressione di “arte di regime”.

Le tensioni nel governo: il caso Salvini

La vicenda ha aperto crepe anche all’interno dell’esecutivo. Alla frecciata “gli assenti hanno sempre torto” del vicepremierMatteo Salvini,Giuli ha risposto ironicamente parlando di “autocritica sul suo assenteismo al ministero” ma ha rassicurato sul fatto che si tratta di scontri verbali tra colleghi che non compromettono il bene del governo.

Salvini, infatti, ha annunciato lavisita a tutti i padiglioni della Biennale, incluso quello russo, sostenendo che “l’arte non ha colori né confini”. Una posizione che Giuli ha liquidato con una critica netta, parlando di una Biennale che rischia di diventare “non del dissenso ma della disinformazione”.

Massima sicurezza e tensioni internazionali

Nel frattempo, alla vigilia dell’apertura ufficiale, resta alta la tensione sul piano internazionale. IlPadiglione israelianoè stato inaugurato sotto strettissime misure di sicurezza, con la presenza dell’ambasciatoreJonathan Pelede dell’artistaBelu Simion Fainaru.

Schieramenti di forze dell’ordine, controlli rigidi e sorveglianza aerea hanno caratterizzato la giornata, segnata anche datimori per proteste pro-Palestina,rimaste però limitate.

Una protesta culturale e non solo

La vicenda della Biennale va oltre una semplicepolemica culturaleperché mette in luce il fragileequilibrio tra autonomia artistica, responsabilità politica e relazioni internazionali.L’arte diventa il terrendo di scontro per rapporti personali incrinati, divisioni nel governo e tensioni geopolitiche. C’è qui la dimostrazione di quanto sia difficile separare cultura e politica in un contesto globale sempre più complesso.

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