Biennale, Buttafuoco azzera le polemiche: ‘Presenti Russia e Ucraina, Iran e Israele: si vis pacem, para pacem’

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Andare avanti avere audacia, ha raccomandato Mattarella ai David di Donatello. Siate liberi e audaci, dice. Eccoci. Se le autorità politiche fossero fureria dove le ingerenze arrivano a piegare la solidità delle istituzioni, avremo altro esito“. Il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, è netto e allontana le polemiche nel suo discorso di introduzione per la stampa internazionale. Un intervento scandito dai molti ringraziamenti, primo fra tutti al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ma ringrazia ogni singolo veneziano.

Un “grazie” anche ad Ottavia Piccolo che ha letto “Pound che in questi versi rappresenta soprattutto Venezia”, quindi il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “ha detto che la Fondazione Biennale è autonoma. Con la doverosa premessa ‘non sono d’accordo, ma’… proprio in quel ‘ma’, e la ringrazio”, perché dice Buttafuoco, “ha confermato la libertà e l’autonomia e quindi la libertà e l’audacia che sono il fondamento della civiltà del diritto. La legge è uguale per tutti, invece, spesso diventa la legge è uguale per tutti quelli che la pensano come noi”.

Parole nette e che rispondono ai tre mesi di scomposta polemica tra il MiC e la Biennale, finita anche nel mirino della Commissione Ue. Tre mesi durante cui tutto ha ruotato intorno alla decisione del presidente di una delle più importanti mostre d’arte contemporanea al mondo, di consentire la partecipazione di artisti russi all’esposizione, sospesa dal 2022 come conseguenza della guerra all’Ucraina.

Una diatriba intensa che è stata alimentata da precedenti burocratici e amministrativi, contenziosi di varia natura, richiami e sanzioni da parte dell’Ue, e ha coinvolto infine il governo. Lo scontro però è tutto politico ed orbita intorno a due precise questioni. Da un lato c’è la rivendicata autonomia di Buttafuoco, e il rapporto conflittuale che da tempo lo lega a Giuli, con cui pure in confidenza da molti anni. Dall’altro, c’è una percepita ambiguità da parte del governo Meloni riguardo all’ipotesi di riprendere una parte delle relazioni diplomatiche con la Russia.

Buttafuoco cita un’immagine che lo accompagna spesso: il dito che indica la luna. “Il rischio ancora è una volta di fermarsi al dito, alle polemiche, appartenenze, pressioni e smarrire la luna. Ma la luna è il mondo che ci riguarda. La storia bussa anche alla nostra storia di 130 anni. Abbiamo avuto ore complicate, richieste di esclusione che hanno preceduto l’ascolto“, scandisce il presidente che denuncia un rovesciamento del mondo nato dalla rivoluzione francese.

“Si è parlato – spiega Buttafuoco – chi deve esserci e chi no. E ci sono intanto civli che muoiono più che in passato. Ma noi non lo ignoriamo. Non siamo ciechi. Ci sono continue violenze. Qui sta il nodo”, ovvero “chiudere a qualcuno significa rendere più fragile l’apertura verso altri”.

E quindi, per Buttafuoco il ragionamento è chiaro: se la Biennale iniziasse a selezionare i passaporti e non le opere, diventerebbe altro. “E invece la Biennale è il luogo dell’incontro in un mondo lacerato. Venezia è da sempre città dell’incontro. E così la Biennale per 130 anni che non barattiamo per il quieto vivere politicamente”.

Insomma, proprio su questo fulcro, invita il presidente della mostra, “apriamo discussioni, non alimentiamo polemiche. Anche questo fa parte della mostra.Non rassicuriamo, Qui l’unico veto è l’esclusione preventiva. La censura anticipata con verdetto ancora prima del confronto“. Perché, come puntualizza Buttafuoco, la Biennale deve essere non un tribunale bensì un giardino di pace dove si discute e si ascolta.

Citando i poeti arabi dell’anno 1000 a lui cari, racchiude il senso dell’intervento: “Noi possiamo dissentire ma dentro uno spazio condiviso e alle istituzioni chiediamo dialogo, non documenti forniti sotto banco. Proviamo insieme a vedere la Luna“.

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