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Base Nato Napoli, Usa lasciano il comando all’Italia: qual è il significato del passo indietro di Washington?

La decisione risponde alla volontà di responsabilizzare maggiormente l’Europa sulle spese per la difesa e riflette il maggiore interesse statunitense verso l’Indo Pacifico. Cavo Dragone: “Traguardo storico”

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LaNato, Alleanza Atlantica, ha ufficializzato la“nuova distribuzione”delle responsabilità all’interno della struttura di comando dell’Alleanza, motivata dalla volontà di riconoscere“un ruolo più rilevante”agli europei. In un comunicato ha infatti reso nota la decisione per cui l’Italia assumerà il comando delJoint Force Command(Comando di forza congiunto) di Napoli, mentre il Regno Unito quello delJoint Force Command di Nortfolk, in Virginia, entrambi finora guidati dagliStati Uniti.

Inoltre, sempre stando al comunicato, la Germania e la Polonia avrannoa rotazioneil comando delJoint Force Command di Brunssum. Questo significa che tutti e 3le basi militariche guidano le operazioni miliare in situazioni dicrisi e conflitto, saranno in mano a Paesi europei.

Nella nota si precisa che gli Stati Uniti assumeranno il comando dell’Allied Maritime Command, ovvero quello che opera in mari e oceani, avendo già la leadership dell’Allied Land Commande dell’Allied Air Command, cioè quelli di terra e di aria, precisando che i cambiamenti annunciati “verranno attuati gradualmentenei prossimi anni, in linea con l’attuale rotazione programmata del personale“.

La decisione già anticipata da Rutte

Già qualche settimana fa il segretario generale della Nato,Mark Rutte,aveva ricordato come il potenziamento dell’Alleanza dovesse necessariamente passare per l’aumento delle spese militari dei Paesi membri.L’ex presidente dei Paesi Bassi, parlando alParlamento Europeo, aveva sottolineato unrapporto di dipendenza reciprocotra Stati Uniti e Paesi europei, con la Nato che non può sopravvivere senza Washington e viceversa.

Secondo Rutte, a ciascuno, nella Nato, dovranno essere dati deicompiti specifici: l’Ue dovràcostruire la base industriale,reperire i fondi, garantire resilienza e occuparsi del quadro normativo, il tutto cercando dideregolarizzareal fine di rendere i processi più semplici. “Con una divisione dei lavori chiara possiamo essere davvero forti”, aveva dichiarato.

Gli Stati Uniti maggiormente concentrati sulla sfida alla Cina

Decisione, quella statunitense, pienamente compatibile con la lineaisolazionistadel presidente degli Stati UnitiDonald Trumpche, fin dal suo primo mandato, chiede agli europei una maggiorecondivisone delle spese per la difesa. Ora si fa un passo avanti, con la condivisione non solo dei costi, ma anche delleresponsabilità. Una scelta che, inoltre, si inserisce in un contesto più ampio dicrescente attenzionestatunitense verso l’Indo-Pacificodiventato centrale per l’ascesa dellaCina, per il ruolo dell’Indiae per il ritorno delGiapponesulla scena internazionale. Quella della Nato è dunque una decisione che esprime la volontà del paese a stelle e strisce di disinteressarsi dell’Europa econcentrarsi maggiormente sul Dragone.

Del resto, l’Atlantico è al riparo da imminenti pericoli e può essere affidato ai britannici, mentre nel Mediterraneo rimane comunque laSesta Flotta Usa, quindi si può lasciare il coordinamento agli italiani.

Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone: “Traguardo storico”

La decisione della Nato è stata commentata anche daesponenti italiani dellaDifesa, in particolare dal presidente del Comitato Militare della NatoGiuseppe Cavo Dragoneche, in un post sulla piattaformaXha parlato di“traguardo storico”che spinge gli europei a “svolgere unruolo più fortenella leadership militare dell’Alleanza”.

Anche ilMinistero della Difesa, con a capoGuido Crosetto,considera il provvedimento come un attestato distima per il governo italiano, il quale da lungo tempo sottolinea l’importanza strategica delfianco Suddell’Alleanza Atlantica.

Per l’Unione Europea opportunità di riarmarsi

Per capire meglio le implicazioni che la decisione assunta dalla Nato potrà avere per l’Unione Europea, è opportuno citare il primo studio italiano sullaNational Security Strategydell’amministrazione Trump, firmato da due professori dell’università commercialeLuigi Bocconidi Milano,Carlo AltomonteeWalter Rauti.

Nel paper l’attuale dottrina dellaCasa Biancaviene descritta come simile a quella diRichard Nixonche chiedeva agli alleati di “assumersi maggioriresponsabilitàper la propria sicurezza” e diRonald Reaganche voleva aumentare gliinvestimenti militariconpressioniperché rafforzassero la propria posizione difensiva”.

Secondo i due accademici, per l’Unione Europea si apre ora una finestra digrande opportunità per una maggiore integrazione, che dovrà necessariamente passare per maggiorinvestimenti sulla difesa, al fine di garantire lasicurezza autonomadel continente. Altomare e Rauti analizzano quali dovrebbero essere i prossimi passi per far sì che l’Unione aumenti la propria sicurezza. In primo luogo, convincersi che la difesa siaessenzialeper giungere ad unaintegrazione comunitariache rafforzi “l’identità politicadell’Europa e la sua capacità diagire nel mondo”. In secundis,coordinare le spese per la difesae“armonizzare” e “integrare”la capacità industriale, unite a maggiore“coesione politica”che permetta agli Stati membri di condividere gli stessi obiettivi di protezione.

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