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Baldassarre corregge Meloni: “Il pareggio esiste solo nei campionati di calcio” | INTERVISTA

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Sono attonito dalla qualità degli interventi, ho sentito dire cose fuori da ogni considerazione“. Lo sconcerto affiora come sugheri dall’acqua da quelle prime parole che il presidente emerito della Corte Costituzionale,Antonio Baldassarre, pronuncia per sintetizzare la sua esperienza in audizione in commissione Affari costituzionali. “Dire che l’attualelegge elettorale ricorda la legge Acerbo, come ha detto un certo professore,significa nonconoscere l’Abc del diritto costituzionale“, stigmatizza il costituzionalista umbro che, oltre alla lunga attesa, ha assistito ad una disorientata sfilata di molti dei colleghi sentiti per analizzare la riforma in ogni sua problematica.

La voce rauca si fa ancor più seria quando Baldassarre inizia a mettere i punti sulleiper spiegare quali siano effettivamente i nodi che potrebbero venire al pettine della legittimità costituzionale. Il punto più contestato è ilpremio di maggioranza, che può essere assegnato alla coalizione che vince anche con il 40% dei voti, trasformandoli in un 57% dei seggi, ovvero fino a 70 seggi in più alla Camere e 35 al Senato.

Io stesso ho detto che si tratta di un premio fin troppo alto che sfida la costituzionalità, ma non sarebbe neanche molto distante dalle precedentiriforme di Calderoli e di Renzi, che la Corte ha invece giudicato come legittime”. Leggi, infatti, che arrivavano al 55% ma partendo da una base leggermente più alta. E’ palese, allora, la distanza esistente con la Acerbo del ’23 che, con le sue soglie, di fatto “annullava tutti i partiti, tanto è vero che dalle quelle elezioni,si è favorita l’ascesa del Partito fascista“.

Per il presidente emerito: un paragone del genere significa solo “non conoscere né la storia, né la legge elettorale, né la legge Acerbo. E dispiace dirlo di persone che bene o male sono state miei colleghi“. Ma insomma, una volta superata la delusione, si entra nel vivo degli aggiustamenti che secondo il costituzionalista andrebbero fatti.

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Questa legge non mi entusiasma“, ammette il professore che, schiarendosi la voce, spiega come il cavillo non sarebbe tanto il premio di maggioranza, bensì leliste bloccatedi partito e di coalizione: non si possono esprimere preferenze sui candidati e alla Camera e al Senato i seggi (attribuiti proporzionalmente) si assegnano seguendo l’ordine stabilito nelle liste. In altre parole,“non è il massimo della libertà per l’elettore e non è il massimo che una democrazia può tollerare“,

Le critiche, però, si appuntano anche sull’eventuale turno di ballottaggio se le prime due liste, pur non avendo raggiunto il 40%, raggiungano il 35% dei consensi. La soglia potrebbe essere ritoccata al rialzo (42%), mentre il premio al ribasso. “Sinceramente mi lascia molto perplesso“, riflette Baldassarre fermandosi per un momento per poi spiegare che con l’aumento dei seggi, si rischia anche che una coalizione, che arriva a stento al 35%, non raggiunga la maggioranza assoluta. Di conseguenza, “può essere messa anche in minoranza dalle opposizioni e quindi non è una maggioranza di governo“.

Motivo per cui, lostrumento del ballottaggio è doppiamente criticabile: da un lato, non raggiunge il suo scopo, dall’altro prevederebbe un premio troppo alto, partendo da una soglia così bassa del 35%. Si stringono le maglie sul testo confezionato dalla maggioranza, che il costituzionalista ha suggerito di “sforbiciare” in queste parti viziate in costituzionalità e mettendo sul tavolo la realtà dei fatti: “Sarebbe meglio ed auspicabile, che ipartiti in Parlamento trovino l’intesa su una maggioranza con una libera contrattazione“. Ma, l’opposizione risponde picche all’invito al dialogo proposto dal governo.

Quindi, la domanda sorge spontanea, Meloni sta sbagliando a proporre una nuova legge elettorale, considerando anche i tempi? “E’ un’altra questione che ho sollevato in audizione:non si fanno le leggi elettorali in prossimità delle elezioni“, perché“è chiaro che si modifica la legge elettorale perché ci si sente insicuri e questo l’elettore lo percepisce“, scandisce netto il presidente emerito ricordando le sconfitte degli stessi Calderoli e Renzi.

Perché, in questi passaggi, la delicatezza dei passi da compiere. “Piuttosto che avere un esito positivo con un tentativo di mischiare le carte, si rischia l’esito opposto,come penso accadrà anche in futuro a Meloni“, profetizza Baldassarre illustrando lo schema piuttosto logico con cui una maggioranza paleserebbe così solo la sua debolezza.

In una cornice del genere, anche quella volontà condita in ogni salsa dal premier di voler scagionare “maggioranze spurie, governi tecnici, inciuci, nonché pareggi“, prende un retrogusto amaro. E Baldassarre è sarcasticamente chirurgico: “Il pareggio esiste solo nei campionati di calcio,nelle elezioni non è mai successoche due partiti, o meglio se è successo una su mille, avessero gli stessi voti.Il pareggio è solo una scusa per dire ‘facciamo una legge elettorale‘”.

Quindi, anche l’obiettivo dichiarato di voler dotare l’Italia di un sistema di voto che garantisca stabilità e governabilità, è puramente strumentale? “Un sistema elettorale di impianto proporzionale con il premio di maggioranza è ovvio che punti alla stabilità“, scandisce il presidente emerito puntualizzando però come la stabilità ad un governo venga data da altro. Ovvero, “specialmente nello scenario di una coalizione, tutto dipende da ciò che si riesce a fare, dal consenso che si ha presso il pubblico, anno per anno“. Variabili infinitesime, quindi, considerando anche l’attuale volubilità del consenso, e l’ormai inesistenza di un elettorato fidelizzato a qualche partito.

E così, tra strumentalizzazioni, cavilli e vizi, si nasconde (ma non troppo) il rischio più alto: la bocciatura della legge dalla Corte Costituzionale. “Sì, una bocciatura della Consulta diventa proprio una dannazione, un giudizio di dannazione della maggioranza“, ma la soluzione esiste ed è conosciuta da tutti come lo è la pagina delle soluzioni della Settimana enigmistica. “La Corte– chiosa Baldassarre –lo ha detto chiaro e tondo: fino a una maggioranza del 55% con il premio, tutto è consentito.Quindi perché sfidarla a tutti i costi?“.

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