“Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più“, così cantava Johnny Dorelli e così si pensava sarebbe finita sul palco di Atreju. Invece, a presentarsi è Giuseppe Conte, niente Elly Schlein e di conseguenza niente Giorgia Meloni.
E’ vis à vis con il direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno e le sue parole sono un flusso di coscienza. O almeno ci prova. Solita verve moviola, voce acuta e si parte con gli affondi al premier così come a colei che dovrebbe, potrebbe, essere la sua compagna di opposizione. Gesticola e il primo riferimento va dritto proprio ai presenti grandi assenti. “C’è una sedia vuota importante: Giorgia Meloni è la padrona di casa…poteva esserci lei. Ma verrà il giorno” in cui ci sarà il confronto tra il presidente del Consiglio e il leader del campo largo progressista.
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La prima replica caustica al mancato duello lanciato da Schlein a Meloni che ha invece invocato un triello con entrambi, ha infatti trovato a sedersi alla festa di FdI solo il presidente pentastellato. Insomma, si aggira l’ostacolo della dem e si prendono le redini, si addita il premier, ruolo che diviene immediato tema di dibattito.
Il leader del centrosinistra alle politiche? “Per quanto riguarda il governo nazionale, vedremo“, risponde Conte spiegando: “Come nello stile delle mia forza politica, che è una forza che ha sempre lavorato con i cittadini, dal basso, abbiamo lanciato un nuovo esperimento di democrazia deliberativa, per cui per il nuovo anno saremo impegnati sino all’estate ad ascoltare i cittadini per costruire insieme un progetto di paese, sulla base dei loro bisogni“.
Insomma, per il momento si tasta il terreno poi “in autunno, torneremo a confrontarci con le altre opposizioni e decideremo anche i criteri migliori per individuare il candidato o la candidata più competitiva“. L’ex premier resta cauto, lascia intendere ma sa fin dove può aprirsi, mentre delinea il suo potere sul campolargo, tanto da definirne il futuro.
E il tema del confronto è fil rouge della sua apparizione nei giardini di Castel Sant’Angelo. “Noi siamo disponibili a dialogare con il Pd e con le altre forze progressiste”, dichiara l’avvocato di Volturara Appula, per poi mettere i puntini sulle i: “Se verrà fuori un’alleanza dipenderà solo dai programmi, se ci verranno scritte le nostre battaglie di sempre, dall’etica pubblica alla legalità, alla giustizia ambientale e sociale“.
In sostanza, prima il programma e poi il candidato. “Noi non siamo alleati con nessuno, gliel’ho già detto” replica Conte con polso fermo a Cerno che allora chiede delle regionali: “Lì c’è un programma condiviso“. Ebbene, nulla di troppo sconcertante se non conferme di quanto già si poteva ipotizzare sul rapporto tra il leader dei 5s e la segretaria del Pd, giusto qualche precisazione che sarebbe stato intrigante ascoltare con replica diretta di Schlein dinanzi a Meloni.
Nel corso dell’intervista, comunque, non sono mancati riferimenti ad altri stretti nodi nella trama bipartisan. Giuseppe Conte è stato interrotto di tanto in tanto da qualche grido di contestazione, a cui ha replicato caustico: “Non vorrei rompere il clima di festa, ma se volevate sentire altra musica, quella che sentite tutti i giorni non dovevate invitarmi“. Qualche applauso, invece, quando il leader pentastellato ha chiamato in causa l’ex premier, Mario Draghi, intervenendo sul Superbonus. “Da quando è iniziata questa Commissione Covid, non ho mai sentito nominare il nome di Draghi. Avete un problema con Draghi?“, scandisce Conte puntualizzando come l’obbligo vaccinale e il green pass sono stati introdotti dal governo Draghi, “non da me“, chiosa Conte.
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