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Anniversario della morte di Kirk, Meloni lo ricorda: “Ciò che ha vissuto continua a parlare”

La premier Giorgia Meloni ricorda l’attivista conservatore statunitense in un lungo messaggio. Intanto due giorni fa la notizia del rinvio al giudizio del presunto assassino di Kirk che ora rischia la pena di morte

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È passato un anno dalla morte dell’attivista conservatore statunitense Charlie Kirk. Un anniversario che ha toccato anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che lo ricorda tramite un lungo messaggio su X: “Un anno fa veniva ucciso Charlie Kirk. Aveva appena 31 anni ed era, ancora una volta, in mezzo ai giovani, in un’università, a fare quello che aveva scelto di fare per tutta la sua vita pubblica: confrontarsi, discutere le proprie idee”.

La premier prosegue: “Charlie aveva fatto della fede, della libertà di parola e del confronto la propria cifra. Era un cristiano convinto, un marito, un padre, un ragazzo capace di parlare a una generazione intera senza sottrarsi mai al dibattito, anche con chi la pensava in modo opposto”.

Per Giorgia Meloni quindi il modo migliore per ricordarlo “è non lasciare che prevalga l’odio che ha cercato di zittirlo. Continuare a credere che le idee si affrontano con altre idee, che il dissenso non è un nemico da eliminare e che la fede può essere vissuta senza paura e senza vergogna”. In conclusione la presidente del Consiglio rimarca: “Charlie Kirk non c’è più. Ma ciò che ha vissuto continua a parlare. E merita di essere ricordato”.

A fare eco il vicepremier Matteo Salvini, ricordando che “pochi giorni dopo il suo assassinio, dal pratone di Pontida, lo abbiamo ricordato con un lungo applauso che attraversasse idealmente l’Oceano. A un anno di distanza, quel messaggio resta più attuale che mai: difendere sempre, senza paura, la libertà di pensiero e di parola, il diritto di sostenere le proprie idee, di confrontarsi e di dissentire. Onore a Charlie Kirk, martire della libertà”.

Charlie Kirk, rinviato a giudizio il presunto assassino: rischia la pena di morte

Due giorni fa inoltre è arrivato un aggiornamento sul processo al presunto assassino dell’influencer. Secondo un giudice statunitense l’accusa dispone di prove sufficienti per procedere contro Tyler James Robinson, il 23enne accusato della morte dell’attivista conservatore. Il quadro si aggrava dal momento in cui Kirk è stato ucciso nello Stato dello Utah. Ora l’imputato rischia la pena di morte per aver presumibilmente colpito al collo Kirk durante la manifestazione in una università.

L’accusa ha presentato anche chat e messaggi di Robinson relativi a videogiochi dove emergerebbe il possibile movente. La tesi ipotizza che Robinson sarebbe stato “stufo dell’odio” politico propagato dall’attivista. La difesa invece si è concentrata sul mettere in dubbio la validità delle prove del DNA, che collegherebbero l’imputato all’arma usata per l’omicidio. Intanto la moglie del fondatore di Turning Point, Erika Kirk dichiara che la decisione “segna un passo importante nella ricerca di giustizia per lui da parte della nostra famiglia”.

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