A poche ore dalla fine della conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio, si è riaccesa la polemica sul rapporto tra potere esecutivo e potere giudiziario. A creare scalpore sono state le parole di Giorgia Meloni che ha sostenuto come i magistrati “spesso rendano vano il lavoro di forze dell’ordine e Parlamento” con le loro decisioni. A sostegno della sua tesi, il premier ha portato come esempio quanto avvenuto con il caso dell’Imam di Torino.
La pericolosità di quest’ultimo sarebbe stata dimostrata dalla polizia e la sua espulsione è stata decisa dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Questa, poi, sarebbe stata bloccata dalla magistratura. Successivamente, il premier ha chiarito che se si vogliono raggiungere veramente degli obiettivi sul tema della sicurezza allora è necessario che “tutti lavorino nella stessa direzione“.
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L’Anm risponde alle parole di Giorgia Meloni
Di fronte a queste dichiarazioni, l’Associazione nazionale magistrati (Anm) ha risposto sostenendo che “i magistrati italiani svolgono il compito previsto dalla Costituzione, quello di applicare la legge e tutelare i diritti“, aggiungendo che questo ruolo viene rivestito in maniera equilibrata, “nonostante i pesanti attacchi ricevuti da più parti“.
La denuncia principale del sindacato, però riguarda la pericolosità per la stessa tenuta dello Stato rappresentata dalla “costante delegittimazione dei magistrati“. L’Anm ha poi proseguito nella sua nota con contro-attacco nei confronti del lavoro dell’Esecutivo. Il sindacato ha sottolineato che, al fine di far funzionare in modo più efficace la macchina delle giustizia, è necessario che “il governo dia risposte sui tagli in Legge di Bilancio, sui precari e sui problemi dell’informatica e dell’edilizia“.
Sulla questione si è espresso anche l’ex Procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, che ha voluto mettere in luce come in diverse occasioni il premier abbia attaccato la magistratura perché non si sarebbe adeguata alle direttive del governo. Il magistrato ha poi aggiunto: “Il problema della sicurezza dei cittadini va affrontato non con le polemiche, ma con la collaborazione tra forze dell’ordine e magistratura“.
Il tema caldissimo del referendum sulla Giustizia
Il nuovo scontro, a cui per il momento Meloni ha deciso di non rispondere, si accende in un momento piuttosto delicato per il Paese. Come preannunciato dallo stesso Presidente del Consiglio, il prossimo 22 e 23 marzo si terrà il referendum sulla Giustizia per permettere al popolo di decidere se approvare o no la separazione delle carriere dei magistrati.
Il Capo del Governo si è espresso anche su questo punto. Meloni ha spiegato che, dal suo punto di vista, a delegittimare le toghe non sarebbe l’Esecutivo ma loro stessi con “la campagna dell’Anm per il no al referendum, che è stata fatta nelle stazioni” con i manifesti. Il premier ha quindi spiegato di credere che “se chi ha nel suo Dna la ricerca della verità scrive una menzogna per difendere la sua campagna, questo delegittima“.
La risposta a Meloni del Comitato per il no al referendum
Anche in questo caso, è arrivata immediatamente la risposta dei diretti interessati. Il Comitato “Giusto dire no” ha rifiutato questa lettura, sostenendo che “ciò che è stato scritto sui nostri manifesti è frutto di ciò che è stato affermato dal ministro della Giustizia“. Inoltre, i componenti del comitato hanno sostenuto che, ormai da giorni, continuano ad arrivare attacchi di questo tipo, a cui oggi si è unita anche il Presidente del Consiglio.
L’ex presidente del Tribunale di Napoli e coordinatore del comitato, Ettore Ferrara, ha spiegato che il compito della magistratura non è quello di operare nella direzione del governo, ma “garantire la legalità e l’uguaglianza dei cittadini e delle Persone tutte di fronte alla legge con una funzione di controllo prevista dalla nostra Carta Costituzionale che determina da sempre l’insofferenza della politica nei confronti della Magistratura“.
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