“L’Alzheimer rappresenta una delle più grandi sfide del nostro tempo, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche sociale, economico e umano“. Ne è convinto il senatore di FdI Guido Quintino Liris che ha promosso in Senato, alla presenza di numerosi rappresentanti istituzionali, l’emblematico progetto di un’indagine conoscitiva sullo stato della rete nazionale Alzheimer.
Ma il Paese è pronto ad affrontare questa nuova sfida? Sul territorio italiano si stima che oltre 1,2 milioni di persone convivano con una demenza, di cui circa 600mila con malattia di Alzheimer, con più di 4 milioni di familiari che assolvono al ruolo di caregiver. In questo contesto, si prospetta che determinati numeri siano destinati a crescere in modo significativo nei prossimi anni considerando soprattutto l’annosa questione del progressivo invecchiamento della popolazione.
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Ebbene, l’iniziativa proposta dal senatore Liris punta alla raccolta di dati, testimonianze e analisi che permettano di verificare il grado di prontezza del Servizio sanitario nazionale nella presa in carico dei pazienti e per orientare futuri interventi legislativi.
Un’indagine che si promette di definire le azioni necessarie per garantire l’integrazione delle terapie già disponibili in altri Paesi, tra i quali Stati Uniti, Cina, Giappone e Australia, nel Ssn italiano, oltre a voler proporre un modello di governance uniforme che possa ridurre le disuguaglianze oltre che assicurare un accesso equo e tempestivo ai percorsi di diagnosi, cura e assistenza.
Uno schema a cui lo stesso capogruppo di FdI in Commissione Bilancio ha dato voce spiegando come l’indagine preveda in sostanza una serie di audizioni che coinvolgeranno ministero della Salute, ministero dell’Università e della Ricerca, Conferenza delle Regioni, Aifa, Istituto superiore di sanità, Agenas, società scientifiche, associazioni di pazienti ed esperti di settore. E che prenderà il via ad anno nuovo, tra gennaio e febbraio 2026.
Alla radice del progetto, è salda la consapevolezza della necessità di aggiornare il quadro di governance e di rafforzare la capacità organizzativa del sistema. Come? Adottando un approccio sistemico che integri per l’appunto, prevenzione, diagnosi precoce, accesso alle innovazioni terapeutiche e presa in carico sul territorio.
Insomma, una necessitò che sorge anche dal bisogno di aggiornare il piano nazionale demenze del 2014, che nonostante a suo tempo abbia sancito un grande passo in avanti, ad oggi mostra evidenti limiti rispetto alle esigenze attuali del Paese.
Basti pensare come, ad esempio, non si tenga conto delle innovazioni e dei progressi in ambito diagnostico e terapeutico, nonché delle attuali sfide demografiche. Bacini, invece, fondamentali da cui attingere nell’ottica di miglioramento dei servizi ai cittadini.
Ancorché si tratta di uno scenario che porterebbe alla conseguente mancanza di linee guide aggiornate e integrate con le nuove tecnologie e approcci terapeutici, andando così di fatto a limitare le capacità dei professionisti sanitari nella fornitura di cure adeguate.
In questo senso, quindi, l’indagine servirà proprio a disegnare i confini necessari a sanare le lacune nonché sciogliere tutti i nodi che penalizzano le fasce più deboli della popolazione. Quindi, l’obiettivo ultimo resta sempre lo stesso: portare la società civile a fidarsi ed affidarsi alla sanità pubblica.
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