I fari sono puntanti sulla “violenza praticata” e non su quella “teorizzata“. E’ così che il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, dipinge il quadro del dibattito nato, di fatto come ogni anno, intorno alla commemorazione della strage di Acca Larentia, e della correlata aggressione a 4 militanti di Gioventù Nazionale alla vigilia dell’anniversario dello scorso 7 gennio.
Un episodio che mette in discussione la sicurezza, per mano di “altre persone che invece fanno meno saluti fascisti ma praticano di più la violenza“. Di conseguenza, da titolare del Viminale “preoccupa di più quelli che dicono di indignarsi nei confronti dei saluti romani, ma poi praticano la violenza delle manifestazioni di piazza“. Insomma, un punto di vista che scandisce e analizza le considerazioni da fare nel merito delle vicende.
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“C’è tanto dietro Acca Larentia“, spiega Piantedosi che ricorda come si tratti in primo luogo di commemorazione delle persone che anno perso la vita e “furono uccise in maniera tragica, drammatica e anche vigliacca in qualche modo, quindi bisogna riconoscere anche la possibilità di commemorare queste persone“. Perché, come solleva il ministro, si tende a sottacere che nella giornata della commemorazione della strage del 1978 in cui persero la vita Francesco Ciavatta, Franco Bigonzetti e Stefano Recchioni, prevede che alla mattina si svolga la celebrazione a cui partecipano le istituzioni ufficiali in modo “assolutamente trasversale“, nel dovere del ricordo.
“Poi ci sono dei gesti e delle modalità di commemorare“, da parte di alcuni che “fanno riferimento a segni del passato che è stato sconfitto dalla storia“, che “giustamente indignano qualcuno“. Il ministro ne discute a margine della sua visita a Caivano dove si è riunito il Comitato provinciale per la sicurezza pubblica, alla presenza anche del sindaco metropolitano di Napoli, Gaetano Manfredi e del neo sindaco di Caivano Antonio Angelino, eletto lo scorso novembre in seguito allo scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata.
Proprio quest’ultima, un tema che, specialmente nell’area del napoletano, richiama “sempre grande attenzione. Noi oggi abbiamo fatto un’analisi della situazione e abbiamo constatato che da queste parti c’è una prosecuzione della discesa della tendenza criminale“.
Tra gli ultimi gesti estremi e minatori, il colpo di fucile esploso contro la Procura generale di Napoli da cui è scaturito il rafforzamento delle misure di sicurezza per gli uffici giudiziari partenopei. “Un atto gravissimo – le parole del titolare del Viminale – qualsiasi sia poi la fotografia che ne sarà fatta all’esito degli accertamenti che sta facendo l’autorità giudiziaria“.
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