A 48 anni dalla strage di Acca Larentia, Roma si trova ancora al centro delle polemiche sollevate sul rischio di apologia del fascismo e il dovere istituzionale della memoria. Nella notte, intanto, quattro militanti di Gioventù Nazionale sono stati aggrediti nella notte mentre affliggevano manifesti per la commemorazione di Francesco Ciavatta, Franco Bigonzetti e Stefano Recchioni che persero la vita il 7 gennaio 1978.
A denunciarne l’aggressione è Francesco Todde, presidente di Gn Roma scandendo che sarebbe avvenuta per mano “di più di 20 professionisti dell’odio politico, muniti di coltelli e persino radio per comunicare senza intercettazioni“. Da qui, l’accento posto sul fatto che “oggi, un anno dopo il grande rumore fatto da certa stampa per un pericolo fascismo in Gioventù Nazionale, vogliamo la stessa attenzione per questa storia“.
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Da quanto ricostruito dalla Digos, i quattro attivisti sarebbero stati avvicinati nei pressi di un supermercato della zona da un gruppo di estrema sinistra e aggrediti con spranghe e aste, mentre affissavano alcuni manifesti relativi alla commemorazione di Acca Larentia promossa al parco della Rimembranza dal movimento giovanile in programma per il pomeriggio di oggi. Al momento, quindi, sono in corso le indagini per confermare la ricostruzione della vicenda e identificare gli aggressori.
L’episodio non è passato in sordina tanto da suscitare l’intervento del presidente del Senato, Ignazio La Russa che dice di aver appreso “con sconcerto” di quella che ha definito come una “vile aggressione“: “Quanto è avvenuto è inammissibile, siamo di fronte a un odio politico di estrema gravità, che condanno con fermezza“. Il governatore della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha deposto una corona di fiori dinanzi alla sede di via Evandro, rimarcando la necessità di una memoria condivisa che superi le ideologie. “E’ importante che le istituzioni trovino una sintesi di fronte alla morte senza senso di tre ragazzi“, ha dichiarato Rocca aggiungendo che “di fronte alla violenza politica dobbiamo essere tutti uniti“.
E alla cerimonia cui erano presenti anche il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, e il presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone, il governatore del Lazio ha anche espresso rammarico per quella che ha definito come una giustizia mai arrivata: “A distanza di così tanti anni ancora non sono stati individuati gli autori e, a mio avviso, non si è mai fatto abbastanza per trovarli“.
Intanto, il quartiere di Appio Latino è blindato dalle forze dell’ordine in vista del raduno delle 18.00 per il corteo che attende la partecipazione di militanti appartenenti a varie organizzazioni dell’estrema destra, tra cui CasaPound.
E proprio a ricorrenza di questo anniversario, il premier Giorgia Meloni pone l’accento su una necessità impellente del Paese, ovvero una “vera e definitiva pacificazione nazionale“: “E’ questo che dobbiamo a Franco, Francesco e Stefano, a tutte le vittime di ieri, a prescindere dal loro colore politico, e alla libertà delle generazioni di oggi e di domani”.
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