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Ucraina, Kallas denuncia: “Russia usa armi chimiche contro truppe di Kiev”

Nel corso del Consiglio europeo degli Affari esteri, i 27 non sono riusciti a dare il via libera al 18esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. L'unico voto contrario è stato quello della Slovacchia, come sostenuto dall'Alto rappresentante per gli Affari esteri Ue

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Le speranze di Kaja Kallas, Alto rappresentante per la politica estera Ue, si sono infrante nella plenaria europea. I rappresentanti dei 27 Stati membri non sono riusciti a trovare un accordo sul 18esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, necessario ad indebolire il Paese di Vladimir Putin nel quadro dell’invasione ucraina. A bloccare il voto è stato il “No” fortissimo della Slovacchia, troppo intimorita delle ritorsioni nei suoi confronti.

Kallas, però, non perde le speranze e confida che nell’incontro di domani si possa giungere finalmente ad un via libera. “Eravamo davvero vicini a rassicurare la Slovacchia, la Commissione ha dato quanto richiesto“, ha spiegato la leader estone, ricordando come ormai siano passati due mesi dalle ultime sanzioni e come queste siano l’unico strumento nelle mani dell’Ue per aiutare concretamente Kiev.

Questa mattina, l’Alto rappresentante si era detta più che convinta che sarebbe stato possibile raggiungere il voto positivo e unanime degli Stati membri, eppure qualcosa è andato storto. “C’è ancora un po’ di lavoro da fare“, ha poi ammesso, ricordando comunque che ora la decisione resta solo nelle mani della Slovacchia. Kallas ha poi giudicato positivo il cambio di postura degli Stati Uniti nei confronti della Russia.

Il presidente Usa, Donald Trump, ha infatti annunciato che Mosca ha a disposizione 50 giorni per trovare un accordo di pace, pena dazi al 100% sulle merci esportate negli Stati Uniti (Ne abbiamo parlato qui). “Spero che vadano avanti con le loro sanzioni o dazi“, ha spiegato l’Alto rappresentante, prima di lanciare un duro affondo alle politiche statunitensi.

Kallas affonda contro le decisione Usa sulle armi a Kiev

Al centro della critica vi è la decisione di rinnovare l’invio di armi all’Ucraina, ma tramite la Nato. Trump ha sviluppato un sistema per aggirare il blocco dei repubblicani ai sostegni troppo dispendiosi per Kiev. Gli Usa continueranno a produrre armi per il conflitto, che però saranno acquistate dalla Nato e poi distribuite all’Ucraina. Un metodo che però non avrebbe soddisfatto l’Ue, che dovrà sobbarcarsi dei costi di questi acquisti.

“Se offri le armi però poi le paga qualcun altro non le stai dando veramente tu, no?“, ha tuonato Kallas, prima di esortare il titolare della Casa Bianca ad adottare un sistema diverso. La leader estone ha ricordato la collaborazione che finora è stata portata avanti dalle due sponde dell’Atlantico. Proprio questa capacità di coesistere e non competer sarebbe l’unico modo per portare a conclusione questo conflitto. “Se lavoriamo insieme, possiamo esercitare pressione su Putin affinché negozi“, ha osservato sostenendo che il conflitto potrà giungere ad una conclusione solo se il titolare del Cremlino sarà costretto a cedere.

Kallas, al termine del Consiglio europeo degli Affari esteri, ha inoltre denunciato l’utilizzo di “armi chimiche” contro le truppe ucraine, sostenendo che questo si stia “intensificando” in maniera inquietante. L’Alto rappresentante ha spiegato che dall’inizio dell’invasione sarebbero stati oltre 9mila i casi di attacchi con armi chimiche proibite, almeno secondo le analisi dei servizi di intelligence di Olanda e Germania.

Kallas: “L’Ue deve adottare misure concrete per gli aiuti a Gaza”

Kaja Kallas ha poi confermato che Israele e l’Ue hanno raggiunto un’intesa sugli aiuti umanitari a Gaza. I camion con i beni essenziali sono infatti aumentati di numero, ma questi sforzi non si sono rivelati sufficienti. Israele, quindi, dovrà adottare misure più concrete per migliorare la situazione umanitaria sul campo.

Al contempo, l’Ue monitorerà la situazione e gli impegni presi da Gerusalemme, aggiornando la situazione in maniera pubblica ogni due settimane. Kallas ha poi sostenuto che l’Ue sarà pronta ad agire nel caso in cui gli accordi non dovessero essere rispettati, per poi aggiungere: “L’obiettivo non è punire Israele, ma migliorare concretamente la situazione a Gaza“.

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