Donald Trump torna all’attacco, e questa volta nel mirino c’è il Wall Street Journal, colpevole, secondo il tycoon, di avere una “retorica pro-Cina” e di ostacolare la sua politica commerciale basata sull’imposizione di dazi. In un lungo post su Truth Social, il Presidente americano accusa il prestigioso quotidiano economico di essere schierato “con Pechino o, perlomeno, con i globalisti”, e di ignorare volutamente gli effetti positivi delle tariffe sul bilancio americano: “Stiamo portando centinaia di miliardi di dollari nel Paese, cifre mai viste prima, ma loro preferiscono vedere la Cina vincere. Per ragioni che restano oscure”.
Una dichiarazione al vetriolo, l’ennesima, che arriva nel mezzo di un braccio di ferro ormai aperto tra il magnate e il prestigioso quotidiano che, negli ultimi mesi, ha pubblicato diversi editoriali critici sulle sue politiche protezionistiche. In particolare, il Wsj ha messo nel mirino la discontinuità con cui Trump ha gestito i dazi contro i partner commerciali degli Stati Uniti, fino a metterne in dubbio la legittimità. E in un pezzo di marzo, il board editoriale ha accusato il presidente di trattare l’economia “come un giocattolo personale”, auspicando un’opposizione legale alle sue iniziative.
Ma non finisce qui. A gettare altra benzina sul fuoco è arrivata una recente inchiesta dello stesso Wall Street Journal, che svela retroscena clamorosi: secondo il quotidiano, Trump e Vladimir Putin avrebbero avuto nei mesi scorsi “cordiali colloqui telefonici” della durata di diverse ore. L’ipotesi sul tavolo – si legge – è quella di un possibile incontro diretto tra i due per discutere una svolta nel conflitto in Ucraina. Le fonti raccontano di messaggi scambiati tramite intermediari, con Trump desideroso di rilanciare le relazioni economiche tra Mosca e Washington, mentre Putin ribadiva le sue rivendicazioni su Crimea e Donbas.
“Putin ha fatto i compiti”, ha dichiarato Fiona Hill, ex consigliera della Casa Bianca per la Russia, al Wsj. “Ha avuto anni per capire chi è davvero Trump e dove può fare leva”.
Il retroscena si intreccia a un altro caso spinoso: una presunta lettera di auguri inviata da Trump a Jeffrey Epstein – il controverso finanziere morto in carcere e coinvolto in uno dei più noti scandali di abusi sessuali degli ultimi decenni. Trump ha negato tutto e ha sporto denuncia contro il giornale, accusandolo di diffamazione.
Dazi, chip e oro alle stelle: la tempesta commerciale scuote i mercati
Mentre Trump litiga col Wall Street Journal, le sue politiche continuano a scuotere i mercati internazionali. Gli Stati Uniti si preparano a introdurre dazi fino al 100% sui semiconduttori, e questo spaventa l’Europa: le Borse si muovono in apertura con cautela, con il Ftse Mib in lieve rialzo (+0,14%) e oscillazioni contenute anche per Parigi e Amsterdam.
Secondo il segretario al Commercio Usa, Howard Lutnick, le nuove tariffe potrebbero garantire 50 miliardi di dollari al mese nelle casse federali. Intanto, i dazi imposti sui lingotti d’oro stanno facendo impennare il prezzo del metallo prezioso, con i future che hanno toccato quota 3.534 dollari l’oncia, un record assoluto.
Sul fronte energetico, invece, i prezzi del petrolio sono in lieve calo. Il Brent è sceso a 66 dollari al barile (-0,5%) e il Wti a 63,4 (-0,6%). Pesano le tensioni in Ucraina e l’evoluzione in Medio Oriente, dove Israele ha autorizzato un’occupazione militare della Striscia di Gaza.
Insomma, tra dazi, accuse, telefonate segrete e lingotti d’oro alle stelle, il clima negli Stati Uniti (e non solo) è tutt’altro che disteso. E Trump, in perfetto stile Trump, è al centro di tutto.
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