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Caso Flotilla, Turchia emette mandato di arresto per Netanyahu. La risposta: “Erdogan dittatore antisemita”

Lo annuncia il ministro della Giustizia turco, Akin Gurlek, affermando che “non permetteremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati né che i responsabili siano protetti da uno scudo di impunità”. Oltre al primo israeliano, la richiesta è state emessa anche per Afek Moskovitch. Netanyahu risponde attaccando Erdogan, definendolo un “dittatore antisemita”

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Akin Gurlek, ministro della Giustizia turco, ha annunciato che è stata richiesta l’emissione di un mandato di cattura per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che in Turchia è stato accusato di “genocidio” a Gaza e per il presunto attacco contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla, avvenuto in acque internazionali, durante la missione umanitaria verso la Striscia. La richiesta per l’emissione di un codice rosso da parte dell’Interpol riguarda anche un altro cittadino israeliano, Afek Moskovitch.

Il ministro della Giustizia turco ha poi ricordato che lo scorso 14 luglio sono stati emessi mandati di arresto nei confronti sia di Netanyahu che di Moskovitch con l’accusa di genocidio. In seguito, il ministero ha chiesto al ministero dell’Interno di avviare la proceduta per la richiesta di codice rosso Interpol, affinché potessero essere ricercati a livello internazionale.

Dalla risposta del leader israeliano invece si evince quanto in questo momento sia delicato il rapporto con il presidente della Trurchia, Recep Tayyp Erdogan. Netanyahu definisce il premier turco “un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà rifugio ai terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona un numero record di giornalisti e oppositori politici. Ora sta cercando di estendere in Siria la sua aggressione contro Israele”. Nella nota diramata il primo ministro israeliano tuona: “Il patetico tentativo di Erdogan di intimidire i leader e i soldati di Israele, l’unica vera democrazia in Medio Oriente, non avrà successo”.

Caso Flotilla, il ministro della Giustizia turco: “Non permetteremo che i crimini vengano insabbiati”

Gurlek ha affermato che “non permetteremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati né che i responsabili siano protetti da uno scudo di impunità”, concludendo la comunicazione sottolinea: “Adotteremo con determinazione tutte le misure necessarie affinché coloro che commettono crimini contro l’umanità siano chiamati a risponderne davanti alla legge”. Il ministro specifica inoltre che il procedimento giudiziario sull’accaduto è tutt’ora in corso dinanzi all’11 Corte penale di grado elevato di Istanbul, e coinvolge 35 imputati, tra cui il leader israeliano e Moskovitch. Secondo quanto emerso, le accuse comprendono crimini contro l’umanità, genocidio, privazione aggravata della libertà personale, lesioni internazionali, tortura, danneggiamento di proprietà, rapina aggravata e dirottamento di mezzi di trasporto.

Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, ha commentato la notizia: “Accogliamo con favore qualunque iniziativa giudiziaria che riconosca l’illegalità delle azioni compiute dal governo israeliano contro la Global Sumud Flotilla e che contribuisca a rompere un’impunità che dura da troppo tempo”. Delia aggiunge: “Quello che abbiamo subito attacchi, intercettazioni illegali in acque internazionali, sequestri delle imbarcazioni, arresti e violenze, è grave e deve avere conseguenze sul piano della giustizia internazionale”.

Flotilla, l’indagine sull’intercettazione e sulla detenzione degli attivisti lo scorso maggio

In particolare, il mandato di arresto internazionale emesso da Ankara si inserisce nel quadro di un’indagine sull’intercettazione della Sumud Flotilla e sulla detenzione degli attivisti avvenuta lo scorso maggio da parte delle forze israeliane. Il caso aveva suscitato l’indignazione internazionale dopo la diffusione di un video dove si vedeva il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, che camminava tra gli attivisti fermati in ginocchio e con le mani legate. A maggio scorso cinquanta imbarcazioni sono state intercettate dall’esercito israeliano nel Mediterraneo, a over di Cipro, e circa 430 membri dell’equipaggio sono stati prelevati con la forza e detenuti nel carcere di Ktziot, prima di essere rimpatriati.

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