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Vannacci surfa felice sui sondaggi, Meloni vede l’insidia ma non cede: per lei è importante conservare lo standing nell’Unione europea

A un anno o forse meno dalle elezioni politiche, la sfida del generale è lo scoglio non del tutto imprevisto sulla strada della riconferma per Giorgia Meloni. Vannacci è parte di un’equazione con molte incognite, la più importante riguarda la capacità di tenuta della Lega di Salvini perché è da lì che provengono i consensi a Futuro nazionale. Se crolla la Lega e Forza Italia fatica a tenere, la legge elettorale in cantiere non lascia scampo: o Vannacci entra in alleanza o sarà il campo progressista a vincere. Meloni vuole sterilizzare Vannacci perché con lui in coalizione si mette in salita la presenza dell’Italia nell’Unione europea

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Sono in molti a sperare in un “effetto Vannacci“, soprattutto nel campo progressista. Perché l’arrivo del generale sulla scena politica ha scombinato le carte nel centrodestra. Le conseguenze al momento visibiliraccontano di una Lega in caduta libera nei sondaggi. Matteo Salvini è stato l’artefice e il creatore del personaggio, avendo puntato tutte le carte sulla popolarità acquisita con un libro per rinsanguare un partito in evidente affanno, soprattutto nelle regioni del Nord.

Il leader leghista ha giocato d’azzardo creando in casa propria lo strumento che ne sta minando le fondamenta. I problemi della Lega e, per altre ragioni, di Forza Italia sono i problemi del governo, della tenuta della maggioranza e soprattutto delle prospettive politiche diGiorgia Meloni. Quando la presidente del Consiglio evoca la possibilità che sia un un esponente del centro destra il prossimo presidente della Repubblica non intende esprimere un semplice auspicio, essa si riferisce in questo modo allanecessità di consolidare una visione bipolare della scena politicacompletando un percorso di radicamento nelle istituzioni della Repubblica di cui un esponente di destra al Quirinale sarebbe l’espressione compiuta.

In questo schema non trova posto una figura ingombrante – e imbarazzante – come Roberto Vannacci. È ovvio che non è semplice per Giorgia Meloni superare il bivio di fronte al quale viene a trovarsi: la riforma della legge elettorale, con l’assegnazione di un cospicuo premio di maggioranza allo schieramento che superi il 42%, imporrebbe a rigor di logica un’alleanza preventiva con Roberto Vannacciper avere la quasi certezza di una riconferma. La logica in politica, però, è spesso nemica e contraria alla realtà dei fatti. Un’alleanza allargata all’ex generale sarebbe motivo di frustrazione per Matteo Salvini e di profondo imbarazzo per Forza Italia.

La logica aritmetica funziona fino a un certo punto poiché si è visto che in politica le addizioni di voti si sono spesso risolte in una sottrazione.Vincere contro il campo progressista con i consensi di Vannacci comporta un prezzo politico difficilmente sostenibile per Meloni. Significa mettere a rischio il ruolo dell’Italia nell’Unione Europea e rendere ancora più problematico il rapporto dei conservatori con il Partito Popolare europeo. E Meloni sa quanto importante sia conservare unostandingapprezzabile in Europa dopo il raffreddamento dei rapporti con Donald Trump.

Aprire un confronto con la destra estrema comporta per Meloni più rischi che benefici. Le sue linee rosse, per esempio in politica estera, non sono minimamente componibili con la linea rossa di Roberto Vannacci,sostenitore della sospensione di ogni aiuto all’Ucraina. Il suo filo-putinismo e a tal punto conclamato che la sua presenza imporrebbe al centrodestra un’inversione di 180° rispetto alla strategia fin qui seguita, in pieno accordo con l’Unione Europea e l’alleanza atlantica.

Meloni è stata esplicita a questo riguardo quando, intervistata da Nicola Porro, ha osservato che è difficile costruire un’alleanza “con chi vuole solo distruggere”. Può darsi che Futuro nazionale sia soltanto una bolla mediatica – come sostiene Alessandro Campi – e che da qui al giorno delle elezioni saranno state notevolmente ridimensionate le prospettive elettorali di Vannacci. Rimane il fatto, aldilà dei consensi dell’ex generale, che lamaggioranza di centrodestra risulta profondamente scossa dalla novitàe Meloni dovrà impegnarsi per rimettere in carreggiata una maggioranza profondamente fibrillata.

Saràdecisivo a questo punto portale al traguardo la legge elettorale. Si sa quanto la maggioranza sia scossa dal tema delle preferenze con l’intenzione di Fratelli d’Italia di riproporle con un emendamento. A parte Meloni e Maurizio Lupi, il resto delle forze politiche ha espresso una contrarietà netta o marmellata per un meccanismo che toglierebbe ilpotere assoluto oggi nelle mani dei leader di compilare le liste elettorali. È molto probabile che la questione verrà abbandonata come prezzo che Meloni potrebbe pagare perriportare tranquillità nel centrodestra.

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