Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, ha deciso di varcare la linea della prudenza definendo “un’anomalia” la presenza di Vannacci nella Lega. Dire di un vice segretario, personalmente scelto dal segretario, che rappresenta un’anomalia è – come dire – quanto meno anomalo. Se a dirlo è il presidente di una Regione politicamente “pesante” come la Lombardia allora siamo davanti a un’incrinatura abbastanza vistosa nel gruppo dirigente della Lega.
Vannacci ha deciso di superare il Rubicone (il generale ha tale autostima di sé da trovare perfino riduttivo il paragone con Giulio Cesare) e mettere in atto un proposito che probabilmente nutriva già al momento di entrare nella Lega. Il sospetto, allora, è di aver usato quel partito come veicolo per muovere i primi passi nell’agone politico e, una volta dentro, ritagliarsi uno spazio di agibilità per realizzare il suo progetto.
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Vannacci non ha la forza per ribaltare il centrodestra e spingerlo su posizioni più radicali per emulare, magari sull’immigrazione, quell’aggressività di cui lo stesso Trump comincia a temere i contraccolpi elettorali. Ha invece un atout capace di togliere il sonno non solo a Salvini, ma alla coalizione nel suo insieme.
Il centrosinistra non ha reagito con ondate di entusiasmo all’idea di Vannacci in competizione con la maggioranza. La cosa può apparire strana e in parte lo è. Sapere che rischia di perdere 2 punti percentuali a favore di una forza ritenuta incompatibile con la coalizione al governo non è una notizia che metta di buon umore. Significa che sono da rifare i calcoli sulla legge elettorale che si prevede proporzionale, con premio di maggioranza per la coalizione o il partito che superi il 40% dei voti.
Si diceva del “campo largo”. Se non sprizzano giubilo Schlein e Conte hanno più di una ragione. Si può spiegare con la teoria dei vasi comunicanti. In competizione con l’attuale maggioranza, Vannacci può erodere quella piccola quota di consensi senza la quale il centrodestra perderebbe il vantaggio che tutti i sondaggi fotografano molto netto nei confronti della sinistra. Questo significa che la competizione sarà meno scontata nel suo esito e la sinistra viene a trovarsi nella possibilità di vincere il banco.
Se fino a ieri la lotta era per salvaguardare la forza elettorale e i seggi in Parlamento, lo strappo di Vannacci autorizza la sinistra a mettere nel mirino la conquista di palazzo Chigi. Così ciascuna delle componenti – Avs e M5S – riterrà il proprio contributo decisivo per una conclusione vittoriosa della competizione elettorale. Ecco allora riaffacciarsi il tema del candidato premier, nient’affatto risolto come qualcuno nel Pd aveva immaginato. Se si allarga la via verso il successo, sarà difficile per Conte, Fratoianni e Bonelli accettare di mettersi in coda dietro il Pd mentre Schlein entra a palazzo Chigi.
Sembrano figlie della fretta le ipotesi fin qui lette sull’esito della partita, per certi versi drammatica, che si gioca nella Lega. Se solo Salvini riavvolgesse il nastro del film realizzato dopo l’ingresso di Vannacci e la sua nomina a vice segretario, c’è da credere che vorrebbe girare un altro film. Da quel momento, infatti, Salvini ha speso ogni energia in una lunga rincorsa agli scarti sempre più radicali del generale. Ha visto il suo partito via via sfilacciarsi, diviso sulla figura e sul ruolo di Vannacci.
Salvini è a tal punto a corto d’ossigeno, da ricevere negli uffici del suo ministero quel tale Tommy Robinson, pseudonimo di Stephen Christopher Yaxley-Lennon, presentato su Wikipedia come “politico e criminale britannico”. Sospinta su lidi sempre più radicali, la Lega di Salvini si trova infilata in un tunnel da cui non potrà uscire senza pagare un prezzo politico. È evidente che un conto è immaginare la convivenza al suo interno di anime diverse, altra cosa è tollerare la presenza contemporanea di Vannacci con Fedriga, Fontana e Zaia, cioè con quei governatori di formazione bossiana, quindi antifascisti e non certo ostili all’Europa. All’orizzonte si profila una drammatica resa dei conti: Vannacci o Zaia? Vannacci o Fedriga e Fontana?
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