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Vannacci e Futuro nazionale, furto d’identità

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Menomale ‘sto ponentino, che pare di sta’ a Fregene“. Parla tra sé e sé con accento romano, è uno dei bodyguard intotal blackuscito dall’ingresso laterale dell’Auditorium della Conciliazione, dove sta andando in scena la Costituente diFuturo Nazionale.Piazza San Pietro è gremita di fedeli per l’Angelus di Papa Leone mentre la sala pullula di seguaci diRoberto Vannacci in attesa del suo intervento conclusivo.

Giornalisti a latere, tesserati, futuri tesserati e curiosi sono tutti lì in ascolto dei rappresentanti locali e dei primi deputati di Fn. Quegli onorevoli che sono l’essenza del partito fondato dall’ex generale. Partito che, al momento, sta radunando in sé “delusidi varie sfumatureverdi, rossobruni, ex grillini, azzurri, tricolori, che cercano l’imbracatura adeguata perlegarsi sotto il suo paracadute. Almeno per ora, le cinghie si stringono nella finzione che Futuro Nazionale sia il nuovo partito diGiorgio Almirante.

La due giorni è stata un collage di slogan, citazioni di leader e memorie che per la vera comunità di provenienza missina sono solitamenteuntouchable(intoccabili). In unascomposta strumentalizzazione, gente che ha molto parlato con fittizia passione, ha cercato di intestarsi principi di una storia che non gli appartiene (lo stessoVannacci votava Dc, come recentemente svelato dall’on. Rotondi). A suon di “camerati” decontestualizzati, di “Dio, Patria e Famiglia” snaturati, di femminismo sfruttato, di Dottrina sociale della Chiesa gettata nella mischia, il Generalissimo e il suo manipolo di seguaci hanno servito il programma del partito.

A dare sapore autentico, invece, la lettera dal carcere di Rebibbia diGianni Alemanno. Particolarmente sentite, le parole dell’ex sindaco capitolino e leader del movimento Indipendenza confluito in Fn, hanno donato consistenza alle battaglie che il partito promette di portare avanti. Dalla sua scarcerazione del prossimo 24 giugno, il già ministro dell’Agricoltura, nonché genero di Pino Rauti per 17 anni,potrebbe forse rimettere in riga l’ex parà.

Intanto, il manifesto di Fn passa dalBeppe Grillo ai tempi del Movimentod’antan, che aveva capito che all’inizio la stampa conviene bastonarla, all’underdog dellaprima fase da premier di Meloni, passando per “L’Italia agli italiani” del suoex traghettatore Matteo Salvini. Ma insomma, quel che conta è che finalmente quellelinee rossesiano state tracciate, no? Dal niet al riarmo alla posizione sull’Ucraina, passando per la discussione sull’euro, poi ovviamente la remigrazione e il femminicidio che “non esiste perché non è reato“. Però, come rimarca l’ex parà, “il programma è come la pianificazione militare e non esiste piano che regga al primo colpo di cannone in battaglia“.

Ma la politica è anche questo:una questione psicologica. Per l’elettorato antisistema didestra-destra, Vannacci si rivela coerente con la sua retorica, a fronte specialmente di una disillusione nutrita nei confronti di tutti i populismi precedenti. Nonché di Giorgia Meloni, chiamata in causa come “traditrice” proprio dal pubblico vannacciano, che dopo 4 anni di Governo, ha presentato poca carne cotta di quella messa sul fuoco nel 2022. E così, dalla sicurezza all’immigrazione,Vannacci ha trovato il campo sminato dove accamparsi.

Con una narrativa dal retrogusto arrogante ma vittimistica, provocatoria e politicamente scorrettissima, stasdoganando nel discorso pubblico, una serie di temi, idee e meccanismi finora inceppati, che suscitano l’ammirazione e il rispetto da parte di un elettorato di destra che spera di aver trovato la chiave per riscattarsi.

E all’epoca della comunicazione immediata, la sua ricetta appare vincente (vedi l’ospitata a Otto e Mezzo di Lilli Gruber). Ma Vannacci viaggia leggero e corre veloce anche perchénon ha il peso della responsabilità di governo o di compatibilità da rispettare. Si trova sulla vetta comunicativa della curiosità. Il suo partito rappresenta l’offerta politica più recente arrivata sul mercato elettorale, un asso nella manica per vari settori dell’opinione pubblica.

Vannacci lo sa ed ogni qualvolta venga interpellato su una possibile alleanza con il centrodestra, lancia il suo sorriso di sfida, giocando a fare il corteggiato. Meloni non ha opposizione a sinistra ma orapotrebbe esserci un’alternativa. A destra. Il Generalissimo parla cinque lingue (a volte 5 stelle), ha tre lauree, ha condotto una ventina di comandi in giro per il mondo. Vanta un background che gli esponenti di questo centrodestra effettivamente possono solo immaginare, esclusi un paio. E ad oggi, quindi, l’ex comandante della Folgoreappare come l’unico frontman a cui affidarsi.

Se non fosse che ilsognoperde consistenza non appena si presenta aifuturistil’inno di Fn. Rompendo la quarta parete, si abbassano le luci, dal palco le torce del telefono creano l’atmosfera e parteFuturadi Lucio Dalla, mentre schizzi tricolori illuminano la platea. Poi, dopo aver scomodato Almirante e aver tesserato Pasolini, il tono si fa pentecostale eVannacci diventa Giulio Cesare(così lo chiamano i suoi) esordendo con versi di De André.

Il Generalissimo, spina tormentosa nel fianco destro di Meloni e del centrodestra, al netto dei maliziosi e fastidiosi giornalisti, punta ad incoronarsi Re di Roma. Ma anche se il “dado è tratto“,alle spalle potranno sempre arrivare Bruto e Cassio.

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