Trump fa il McCarthy: il nemico ora studia a Harvard

Dai comunisti ai cervelli stranieri, cambia il bersaglio ma non il metodo. Meno cultura, più paura: il maccartismo torna in scena con la solita parrucca e un nuovo copione

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Se c’era ancora bisogno di una conferma, eccola servita su un piatto d’argento (americano, matassato al 50%):Donald Trumpnon vuole solo governare l’America, vuole riscriverne l’identità. E stavolta non lo fa con i soliti post incendiari o con qualche comizio condito di superlativi. No, oraha deciso di colpireal cuore della cultura globale:Harvard.

La decisione divietare l’accesso agli studenti stranieri nella storica università di Cambridgeè una scure che cade su decenni di diplomazia accademica, scambi culturali e internazionalismo. E non è solo una scelta miope, è un atto politico deliberato, carico di simbolismo: chiudere le porte della conoscenza a chi viene da fuori. Come dire:America First, anche nei cervelli.

SuL’Unità, Piero Sansonetti traccia un parallelo inquietante traDonald Trump e il senatore Joseph McCarthy, l’uomo che guidò la famigerata Commissione per le attività antiamericane. Un personaggio che, nel nome della sicurezza nazionale, mise in piedi una vera e propria caccia alle streghe: attacchi personali, spesso infondati, contro funzionari pubblici, intellettuali e artisti, bollati come comunisti e quindi ritenuti pericolosi per lo“stile di vita americano”. Un’epoca buia, che sembrava archiviata. E che oggi rischia di tornare sotto nuove spoglie.

Come McCarthy, anche il Tycoon sembra convinto che la minaccia venga da fuori (o peggio, da dentro ma con cognome difficile da pronunciare). Cambiano i nemici, da “comunisti” a “stranieri”, ma il metodo è lo stesso: creare un clima di sospetto, chiudere le menti, spegnere il dibattito. A pensarci, non è un caso che proprio artisti e intellettuali – come Chaplin, Brando o Newman – furono le prime vittime. Perché chi pensa troppo è pericoloso. O, come direbbe Trump,“un problema per la sicurezza nazionale”.

La vera domanda, oggi, è se stiamo assistendo a un nuovo“momento McCarthy”,versione reality show. Perché il rischio è tutto lì:trasformare una democrazia in un teatrino dove la cultura è vista come minaccia e l’uniformità come virtù. E non serve un cacciatore di streghe con la cravatta storta: basta un presidente con l’ossessione di piacere solo a chi lo vota.

Il punto non è solo cosa succede ad Harvard, maquale idea di America sopravviverà a questo mandato.Quella che accoglie o quella che espelle? Quella che costruisce ponti o quella che erige muri?La risposta, purtroppo, non la troveremo nei sondaggi. Ma nei curricula vuoti di studenti brillanti lasciati fuori da una porta chiusa a chiave.

E se l’università è il laboratorio del futuro, Trump ha appena spento la luce.

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