Lucca non intitolerà nessuna strada o piazza all’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini. A deciderlo è stato il consiglio comunale che ha bocciato la mozione di “Sinistra con”, respinta con 17 voti contrari e 12 a favore. Il motivo per cui la maggioranza ha deciso di bocciare la proposta è stato spiegato come “una questione di metodo e non di merito”, ma la polemica è esplosa ugualmente a livello nazionale. Inutile dunque girarci intorno: la giunta lucchese di centrodestra ha inanellato una figuraccia politica e istituzionale gestendo nel peggiore dei modi una vicenda – e un personaggio – che avrebbe meritato ben altra ponderazione.
La sinistra ha subito indetto una manifestazione antifascista in città dopo che l’assessore in quota Casa Pound avrebbe detto che nessuna strada di Lucca sarà mai intitolata a un partigiano, ma c’è da chiedersi come mai il Pd, che ha governato la città nelle ultime due legislature, abbia aspettato il cambio di colore della giunta per chiedere l’intitolazione di una strada all’ex presidente della Repubblica. Forza Italia ha spiegato che l’amministrazione ha fissato una road-map che contiene priorità diverse, e che quanto viene chiesto poteva essere fatto dai proponenti durante il periodo in cui hanno governato la città”.
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Trascinare in una faida di comune un padre della Repubblica che ha fatto la storia d’Italia del Novecento è stata una pagina politica tutt’altro che edificante, e la spiegazione del sindaco Pardini (“Vogliamo prendere in considerazione prima di tutto i grandi personaggi lucchesi come il pittore Possenti”) è una toppa peggiore del buco.
La figura di Pertini si staglia altissima su queste miserie politiche, basta ricordare questo passo del suo discorso d’insediamento al Quirinale: “Noi abbiamo sempre considerato la libertà un bene prezioso, inalienabile. Tutta la nostra giovinezza abbiamo gettato nella lotta, senza badare a rinunce per riconquistare la libertà perduta. Ma se a me, socialista da sempre, offrissero la più radicale delle riforme sociali a prezzo della libertà, io la rifiuterei, perché la libertà non può mai essere barattata.
Tuttavia essa diviene una fragile conquista e sarà pienamente goduta solo da una minoranza, se non riceverà il suo contenuto naturale che è la giustizia sociale. Ripeto quello che ho già detto in altre sedi: libertà e giustizia sociale costituiscono un binomio inscindibile, l’un termine presuppone l’altro: non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà, come non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale”.
Di fronte a un partigiano come Pertini, di fronte allo statista che è stato il presidente italiano più amato dal popolo, la destra lucchese dovrebbe solo inchinarsi invece di mettere in scena un triste spettacolo nostalgico, e ha pienamente ragione il sindaco di Stella, il comune dove Pertini è nato e sepolto, quando afferma che “strumentalizzare una figura così importante buttandola dentro una lotta partitica tra destra e sinistra fa rabbrividire”.
E che “la scusante della nuova commissione non è sufficiente come giustificazione, laddove immagino sapessi benissimo che l’opposizione ne avrebbe creato un caso di Stato. Intitolare una via, una scuola, una piazza a Sandro Pertini – afferma sempre il sindaco Castellini – significa preservare la memoria di uno degli uomini che ha fatto la storia del XX secolo e che ha anche sacrificato la sua gioventù per l’idea di libertà e di democrazia che oggi non insegniamo davvero come si deve alle nuove generazioni”. Una lezione di storia e di politica ai protagonisti del pasticciaccio brutto di Lucca: se non volete intitolare una strada a Pertini, lasciatelo almeno riposare in pace.
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