Dovrebbe essere ormai abbastanza chiaro, soprattutto dopo le scene drammatiche arrivate sabato 25 luglio dai cantieri Tav della Val di Susa,chi sarà il tema della sicurezza il vero spartiacque della campagna elettorale di fatto in pieno svolgimento. È il tema forte attorno al quale il centrodestra ha definito la propria identità e su di essa chiederà di essere giudicato dagli elettori. Il “campo largo” è in evidente ritardo nella ricerca di una idea Forte attorno alla quale costruire una parvenza di unità tra partiti che troppo spesso trasmettono l’idea di muoversi in ordine sparso.
È una considerazione fondata alla luce dei due più recenti fatti di cronaca. La morte di Fakir a Bologna e le scene di vera e propria guerriglia viste nei cantieri della Val di Susa hanno registrato per l’ennesima voltauna divaricazione di giudizi e di valutazione tra le forze della sinistra. L’errore da cui non riescono a emendarsiSchlein, Conte, Fratoianni e Bonelliriguarda proprio l’incapacità di guardare con il giusto e oggettivo distacco due fatti drammatici di cronaca, ed evitare di trovarsi ogni volta di fronte al bivio fra le accuse alle forze dell’ordine o la difesa delle vittime a prescindere dall’accertamento del responsabilità che spetta all’autorità giudiziaria.
È così che il cammino “testardamente unitario“ su cui è impegnata Elly Schlein si va trasformando ogni giorno di più in un percorso reso insidioso dalle richieste sempre più esigenti di un alleato scalpitante, qual èGiuseppe. I 5S hanno formalmente condannato le scene di violenza della Val Susa e a noi espresso una formale solidarietà alle centinaia di agenti feriti nell’aggressioni degli antagonisti. Il tutto sullo sfondo di una divisione decennale fra PD e M5S sull’utilità dell’alta velocità.
È così che fatti di cronaca drammatici e censurati del sentimento comune fanno riaffiorare divisioni molto più antiche. I 5S sono oggi, come erano alla nascita del movimento, nettamente contrari alla TAV. IlPD è stato scosso in questi decenni dalle divisioni fra l’orientamento nazionale del partito, favorevole all’alta velocità, E il rifiuto contro la TAV espresso invece dagli amministratori locali del partito con alcune notevoli eccezioni, quali sono stati i due sindaci di Torino,Piero Fassino e Sergio Chiamparino.
In questa storia ricca di contrasti e di sfumature trova difficoltà a collocarsi la strategia di Elly Schlein. Difficoltà connesse anche al ruolo del sindaco di Torino, Stefano Lorusso, intenzionato a candidarsi per un secondo mandato e interessato se non ad allearsi certo a non incontrare l’ostilità dei cinque stelle . Il che costringe il PD, a Torino e a Roma, ha un equilibrismo difficile da sostenere e ancora più complicato da spiegare agli elettori.
Qualcuno aveva auspicato, nelle ore immediatamente successive agli scontri, che anche la segretaria del PD-come ha fatto la presidente del consiglio-decidesse di salire in Val di Susa per portare la solidarietà del PD alle forze dell’ordine e ribadire il sostegno all’infrastruttura finanziata dalla comunità europea. Non è accaduto, come era del resto prevedibile.Tessere la tela dell’unità a sinistra costringe il PD a una linea fatta di silenzi o di omissioni per non urtare e ritto alleati pronti ogni volta ad alzare il prezzo dell’unità. Eni Schlein non andrà in Val di Susa, come nei tre anni della sua segreteria non è mai andata a Kyiv, pur confermando il sostegno del PD alla TAV e all’Ucraina.
Si tratta di una condizione abbastanza anomala per un partito e per la sua segretaria. Si confermano tutte le difficoltà di Elly Schlein a imporre un autentica leadership nel campo largo fondata su una comune visione programmatica. Unaleadership senza un solido e condiviso programma, rischia di risolversi in una leadership puramente aritmetica, scaturita cioè da elezioni primarie in cui paradossalmente nessuno degli alleati potrà presentarsi con un programma impegnativo poiché sarebbero chiaramente contraddittori quello dei Cinquestelle e quello del PD.
Quando Schlein rinvia a settembre la definizione delle intese sul programma non sta soltanto confermando la difficoltà dell’obiettivo, in realtà sta dicendo agli elettori che ogni ambizione di leadership nel “campo largo“ potrà affermarsi soltanto con importanti cedimenti sulla linea programmatica da parte del Padova o dei cinque stelle, anche seGiuseppe Conte ha avvertito che il suo partito ha fissato delle linee rosse invalicabili.Elly Schlein pare invece disponibile a superare più di una linea rossa.
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