A giudicare dalle lenzuolate di agenzie, si direbbe che il mondo politico è stato colto di sorpresa dalle parole sferzanti e velenose usate daTrump per spiegare l’origine delle foto che lo ritraggono con Giorgia Meloni.“Mi ha implorato– ha detto riferendosi a Meloni –e ho avuto pena per lei”. Si tratta senza dubbio di un’offesa ulcerosa nei confronti del premier di un paese alleato.
La sorpresa è stata maggiore perché appena poche ore prima la presidente del consiglio aveva assicurato che con Trump c’era stato il chiarimento in seguito alla polemica sul ruolo e sulle funzioni del Papa. A maggior ragione l’aggressione verbale di Trump è stata accolta a Palazzo Chigi con indignazione prima ancora che con stupore. Leggere il video in cui Meloni replica a Trump è istruttivo e aiuta a comprendere la distanza siderale che divide i due protagonisti, aldilà delle affinità politico-ideologiche, perchémolto diverso è l’approccio di Meloni e Trump sulla realtà politica e sulle questioni internazionali.
La replica di Meloni è molto più importante che leggere gli insulti a lei indirizzati dal presidente americano. Per la ragione che nel video Giorgia Meloni insiste su concetti e idee che non appartengono alla visione delle cose tipica di Donald Trump. Con una nota di sincero stupore,Meloni si chiede perché mai Trump sia così a condiscendente con gli avversari e imprevedibile è duro con gli alleati. Meloni pone questa e altre domande, ma non ha la determinazione – e forse il coraggio – di trovare le risposte dolorose ma sicuramente appropriate.
Il fatto è che come la coesione dell’Occidente, latutela dei valori su cui sono stati costruiti gli ottant’anni di libertà e di democrazia di quest’area del mondo, sono concetti del tuttoestranei alla visione di Donald Trump. Lui non dialoga con gli alleati che considera alla stregua di “junior partner” , è invece propenso ad ascoltare protagonisti più asseverativi o minacciosi, come nel caso di Vladimir Putin o della guida suprema Khamenei.
Per Meloni si ripropone un problema che fino a ieri aveva schivato con grande abilità, ma le intemperanze non solo verbali di Donald Trump ripropongono una questione decisiva nella politica estera italiana e anche nelle prospettive politiche future della presidente del consiglio:l’Italia può continuare a non scegliere fra una piena,convinta adesione ai principi e ai valori dell’Unione Europeae unapresa di distanze netta dalle ambiguità ideologiche del trumpismo?Meloni è sicuramente sincera quando richiama la necessità di conservare il legame storico fra le due sponde dell’Atlantico perché è nel rapporto fra Stati Uniti e Unione Europea che si consolida la prospettiva della democrazia.
A lei riesce difficile accettare l’idea che il concetto di “Occidente“ rimane del tutto estraneo a Donald Trump, portatore di una visione planetaria degli interessi americani per la cui tutela pensa di poter fare a meno delle antiche alleanze e trattare direttamente con i potenti di questo tempo per Meloni sarebbe una svolta autentica e importante accettare l’idea che i valori dell’Occidente oggisi possono tutelare meglio attraverso l’accelerazione dell’integrazione politica dell’Unione Europea, salvo ristabilire – quando Trump non sarà più alla Casa Bianca –le antiche relazioni fra Stati Uniti ed Europa.
Nel mare di reazioni politiche e di solidarietà alla presidente Meloni, colgono nel segno le parole diRenato Brunetta. Il quale riferendosi alle parole di Trump osserva come “tali affermazioni non appartengono alla cultura e alla tradizione della grande democrazia americana, rispetto alla quale la figura di Trump rappresenta un evidente anomalia“. Un giudizio facilmente condivisibile dalle forze di opposizione, ma anche imbarazzante per alcune forze del centrodestra da sempre vicine all’ideologia MAGA. Il punto per Meloni più problematico riguarda l’evidente necessità di ricalibrare le linee della nostra politica estera, accettando alcuni presupposti fin qui negati o lasciati molto sullo sfondo.
Il primo riguarda l’assoluta necessità per l’Italia di europeizzare sempre di più le decisioni che riguardano la politica di difesa o l’atteggiamento da assumere nei confronti del governo Netanyhau. Altro aspetto rilevante riguarda la riforma delle istituzioni europee, in particolare il superamento del potere di veto da cui può scaturire una spinta nuova e decisiva per cambiare il volto e restituire concretezza al progetto di integrazione politica. Trump passa, e nel 2028il successore è atteso da un compito terribile quale è quello di restituire smalto alle procedure e agli istituti della democraziaamericana tanto pesantemente compromessi dalla gestione di Trump.
Dopo quest’ultimo scontro segnato dalle male parole e dalla pessima creanza di Trump,Meloni può paradossalmente guardare con distacco a quello che è accaduto contro la sua volontà, mentre invece dovrà preoccuparsi di rassicurare le cancellerie europee presso le quali la sua immagine potrebbe essere screditata dalle parole di Trump.
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