consorzio arcale

Schlein, prova da leader

Non d'impulso ma di piglio, la segretaria dem ridisegna il perimetro dell'istituzionalità di tutti gli attori in campo, dinanzi a un centrosinistra che resta compatto contro la sopraffazione trumpiana, ma non si ritrova allineato sulla solidarietà a Giorgia Meloni

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Il “carpe diem” continua a ripetersi nella testa mentre le agenzie battono l’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni.Elly Schleinè in Aula, si sente come uno degli studenti dell’Attimo fuggente, vorrebbe mettersi in piedi sullo scranno ma si accontenta di prendere la parola: “Niente minacce né al nostro Paese, né al nostro governo“. E’ con questo “Nostro“, pronunciato forse per la prima volta nel doppio e insolito accostamento, che la segretaria dem coglie alle spalle l’aula di Montecitorio nel segno della più sana tradizione del Pd.

L’adrenalina era folgorante in quei primi minuti successivi all’affondo trumpiano, nell’attesa di vedere chi sarebbe stato il primo dell’opposizione a reagire e come. Invece, con tempestività, la segretariafa scendere il partito dal carro arcobaleno e lo fa salire su un cavallo che galoppa dalla parte dell’Italia. Ma soprattutto, in un solo colpo compatta l’intero Pd, dà la linea al campo largo e conquista l’apprezzamento della destra. Mentre infiocchetta e consegna alle critiche degli avversari, il suo rivaleGiuseppe Conteche si intesta, conMatteo Renzi, i distinguo stonanti su quella connessione tra Giorgia e Donald recisa dall’attacco del tycoon.

Undeludente leader di Italia Viva, tra l’altro uno che a Palazzo Chigi c’è stato, sfrutta l’occasione per buttarla in scontro politico: “Giorgia Meloni viene scaricata persino dai suoi, dal suo guru, dal suo leader“. Eil solito presidente pentastellatoche si getta nelle polemiche: “E’ un Trump che attacca. Attacca a destra e a sinistra, quindi gli attacchi non mi sorprendono. Avevo cercato di avvertire Meloni che almeno la linearità e la chiarezza possono mettere un po’ al riparo, piuttosto che l’ambiguità. A un certo punto, tutti i nodi vengono al pettine“.

Ma è proprio sotto il tappeto tessuto dalle differenti reazioni che si nasconde molta più polvere di quanto si intraveda all’apparenza. I diversi toni utilizzati dall’opposizione hannoridisegnato il perimetro dell’istituzionalità di tutti gli attori in campo. E la dem, magari imparando dagli errori del passato, ha saputo imporsi come leader con un intervento senza infingimenti.

Avversari in quest’aula, restiamo comunque tutti italiani. E non accetteremo attacchi“, con semplicità sbaraglia la concorrenza e ricama l’importanza di far trasparire quell’unità nazionale troppe volte venuta meno, sebbene invocata dal governo dinanzi a scenari complessi. “Esprimo la nostra più ferma condanna,– ribadisce allora Schlein dicendosi certa che sarà unanime –per l’attacco di Trump alla presidente Meloni per avere doverosamente manifestato solidarietà a Papa Leone“.

Insomma, no a suggestioni di sorta, puntualizzazioni o retropensieri. La dem con un colpo di frusta è emersa, si è distinta – comeCarlo Calenda, l’unico a condannare la sopraffazione trumpiana sul premier – da chi non ha mantenuto il giusto aplomb e si è guadagnata quel terreno che le mancava nel campo del centrosinistra. E non solo. Perché parallelamente ladifesa di Schlein a Meloni è la prenotazione per Palazzo Chigi.

Infatti, Fratelli d’Italia è sempre più solo e la tentazione del voto torna a fare capolino a casa Meloni che viene accerchiata da sorrisi silenziosi. Se FdI saluta quell’inaccettabile di stampo trumpiano come una liberazione e abbraccia la solidarietà dell’opposizione, nessun leghista applaude la dem, perché come ricorda Carmelo Caruso suIl Foglio, “come dicevano i vecchi socialisti ‘quando inizi a ricevere solidarietà dai rivali è segno che sei finito“. Mentre la guerra civile in Forza Italia sta cambiando pelle al partito che scivola oltre il centro o governi tecnici.

Insomma, il delirio di Trump ha innescato il repulisti nell’assetto politico italiano: un carpe diem per Schlein che è corona da leader della sinistra e sfidante del governo; un carpe diem per Meloni che è ripassare il latino e guardarsi intorno.O Capitano, mio Capitano!

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