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Rubio a Roma e in Vaticano prova a correggere Trump. La Nato però è già un’altra cosa

Il Segretario di Stato è di origini cubane e nel Grand Old Party ha sempre goduto fama di moderato. Il suo viaggio a Roma si annuncia come la più difficile missione diplomatica del mandato. Leone XIV non è tipo da convincere o rabbonire con qualche salamelecco: le stupidaggini dette da James David Vance sono scolpite nella pietra, e restano. Meloni e Tajani hanno capito che è finito il tempo in cui ostentare amicizia e vicinanza a Trump poteva essere pagante in termini elettorali. Il tycoon è personaggio ingombrante e tutti, perfino Salvini, preferiscono starne lontani. Dopo mille acrobazie, l’Alleanza atlantica è già una cosa diversa

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È la missione più complicata quella cheMarco Rubioaffronterà fra giovedì e venerdì prossimo al suo arrivo aRoma. Il Segretario di Stato americano gode fama di politico moderato (per quello che significa l’espressiome nell’America di oggi) e alle sue doti diplomaticheDonald Trump preferisce affidarsi per riportare su un binario meno precario le relazioni con il Vaticano.

Certo, sono importanti i rapporti con Roma – alleato fra i più leali nei settanta anni di vita della Nato – maquelli con il Vaticano hanno riflessi immediati e vasti nell’opiniome pubblica cattolica in America. Prevost non è tipo che le manda a dire. Conosce il garbo e le curve della diplomazia, ma sa percorrere anche la via dritta della replica. Anche se la evita, come nel caso delle fesserie di JD Vance che ha pensato bene di suggerire al Papa di essere più cauto sui fatti della teologia.

Le intemerate contro Leone XIV hanno provocato una mezza rivolta della Chiesa cattolica americana contro la Casa Bianca. È vero che il cattolicesimo americano è un universo complesso e complicato da attraversare e definire, con le varie confessioni spesso in guerra fra loro anche se non tutte riconosciute dalla Chiesa di Roma.

Il Papa rimane sempre il capo, è ovvio, e trovarsi dalla parte sbagliata rispetto alle sue esortazioni può provocare ondate di risentimento fra i cattolici d’Oltreatlantico.Trump lo ha capito tardie aver rimosso il fotomontaggio blasfemo che lo voleva nel ruolo di Gesù che impone le mani su un malato èsoltanto il sintomo della superficialità con cui affronta una materia invece delicata e insidiosa. Larga parte del mondo cattolico, non quello legato alla Chiesa ufficiale, lo ha votato nel suo secondo mandato e averlo sfidato con le parole ingiuriose su Leone XIV non è stato il massimo della saggezza.

È difficile da credere che Marco Rubio incontri i suoi interlocutori con l’aria mesta di chi voglia porgere le scuse per qualche intemperanza di troppo di Trump e del suo staff verso gli alleati.Non è una postura prevista nei codici trumpiani. Neppure è pensabile che si accomodi con Meloni, Tajani e Crosetto per dare ordini in modi spicci. È passato anche quel tempo. Dopo un anno di stravolgimenti, minacce e contumelie di Trump contro alleati diventati avversari e blandizie verso avversari promossi amici,per Giorgia Meloni è venuto improvvisamente il tempo di resettare le cartee pensare a nuove distanze da mettere fra sé e il trumpismo.

Quello che era fonte di benefici elettorali o anche solo di immagine, è d’improvviso diventato motivo di imbarazzo. Preso atto che non ci sono ponti possibili da costruire o che costruiti siano anche resistenti alle scosse telluriche di Trump,per Meloni si è compiuto il tempo di nuovi e più ravvicinati rapporti con l’establishment europeo. Persa lanche a sponda di Viktor Orban, la collocazione dell’Italia in Europa torna a essere quella classica propria di un Paese fondatore. Si vede dal continuo richiamo di Meloni alle procedure europee o dell’Alleanza (si veda il modo con cui ha scaricato Trump: mai nessuno ha posto nella sede istituzionale il tema della partecipazione della Nato alle operazioni nello Stretto di Hormuz).

È cambiato tutto e tutto continuerà ancora per molto tempo a cambiare intorno a noi. L’immagine è di quelle abusate,ma la storia è davvero quel frullatore in azione che rimescola la realtà per muoverla in direzioni inattese e imprevedibili. Meloni lo ha capito e intuisce che lasciarsi portare dalla corrente è il modo migliore per affrontare quel che rimane della legislatura.

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