Era stata unalettura affrettata quella del significato politico del No al referendumsulla giustizia. Non era l’avvio della rimonta del Campo largo, come Schlein e compagnia avevano immaginato. Quello sulla giustizia è stato un voto “contro”, vuoi contro la Meloni o vuoi contro il merito del referendum.
Maquando si vota per il sindaco della propria città è da mettere in conto che sono altri i fattori che entrano in giocoe diverse le logiche che guidano la scelta degli elettori.Schlein e Conte hanno puntato a politicizzare il votoamministrativo, nella speranza di inserirlo nel vento favorevole del referendum. Hanno sbagliato e quel che è peggio si sono esposti fino a dare una dimensione politica alla (probabile) sconfitta di Venezia.
Leggi Anche
Quello che si può ragionevolmente affermare è che dal turno amministrativo del 24-25 maggionon è emersa una tendenza politica netta sul piano nazionalee sarebbe sbagliato cercarla nei successi o nella disfatta dei singoli candidati, premiati o bocciati dal voto sulla base di rapporti spesso personali fra candidato ed elettori. Diciamo intanto che dei 18 Comuni capoluogo, il centrodestra ne amministrava 5, il centrosinistra 8.
È vero, come sostiene Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd, che i conti si fanno alla fine ma già all’inizio si può notare l’affanno con cui il Campo largo esce dal primo turno. Ha riconquistato Pistoia, dove vinse il centrodestra nel 2021, e netta è stata l’affermazione a Prato. Ma negli altri comuni della Toscana, come Arezzo, ilcentrodestra si conferma e consolida le radici.
Troppe sono le variabili locali per tentare una lettura uniforme del dato elettorale. Quello che con certezza si può affermare è cheil dopo referendum si è esaurito senza innescare quella spinta propulsiva su cui avevano scommesso Schlein e Conte. Come lo stesso Taruffi ha riconosciuto, per il Pd ci sono dati e situazioni che non lasciano soddisfatti, il che è un eufemismo per dire che sono andate deluse le aspettative forse incautamente alimentate dopo il referendum del 25 marzo.
È sorprendente per molti aspetti il dato che sta prendendo forma a Venezia. Con il 33% delle sezioni scrutinate, il candidato del centrodestra, Venturini, è avanti, con la sua lista personale al 30%, seguito dal Pd al 22,5 ma decisamente distanziati sono FdI (14%), la Lega tracolla al 4,5% e Forza Italia quasi si dissolve al 2,5%. Secondo il sondaggista Noto, conVenturini è transitato l’intero apparato costruito dal sindaco uscente, Brugnaro. Circostanza che trasforma il possibile vincitore nel titolare di un potere personale, come forse non avevano neanche i dogi. Il Pd, che aveva candidato un esponente nazionale di primo piano, Andrea Martella, va incontro a una sconfitta politica pesante.
Il voto del referendum aveva sicuramente appannato la percezione sullo stato degli equilibri politici. Sono immutati, nel senso che il centrodestra conserva intatto il suo vantaggio mentre ilCampo largo deve procedere a una revisione meditata e approfondita della propria strategia. Quella seguita fino a oggi non porta da nessuna parte.
© Riproduzione riservata













