Antichi Telai 1894

Putin temporeggia: la vera vittoria per lui sarebbe un Occidente diviso

Il dittatore russo è consapevole dell’impossibilità della vittoria in Ucraina. Punta, però, a una vittoria forse più preziosa di quella militare: vedere l’Occidente e l’Alleanza atlantica disarticolati. Soltanto allora si potrebbe sbloccare lo stallo sul terreno. Un Occidente diviso e, al suo interno, un’Europa divisa nel rapporto con gli Stati Uniti sarebbe per Putin un risultato oltre ogni più rosea aspettativa. Dopo qualche incertezza, Meloni ha deciso di tirare dritto con l’Europa, piaccia o meno a Salvini

5 Min di lettura

La spola dell’immobiliarista Steve Witkoff fra Washington e Mosca va avanti ormai da circa sei mesi. Nell’ultimo incontro con Putin al Cremlino è stato affiancato dal genero di Trump, Jared Kushner. Sei mesi di notizie altalenanti, nel mezzo il vertice di Ferragosto, ad Anchorage, fra Trump e Putin.

La lunghezza delle trattative per arrivare a un cessate il fuoco in Ucraina (ipotesi sempre respinta a Mosca, favorevole invece all’avvio di un negoziato diretto senza una tregua militare) conferma due fatti rilevanti: a) Putin non ha fretta di chiudere il fronte bellico. Può permettersi nuove carneficine (i servizi inglesi stimano in circa 1 milione e duecentomila i soldati russi morti o gravemente feriti nel Donbass) anche se cominciano a scarseggiare i fondi per risarcire con 50 mila euro le famiglie che perdono un uomo al fronte. b) Putin traccheggia nelle trattative, consapevole certamente delle difficoltà di conseguire una vittoria sul terreno, ma altrettanto consapevole che la stanchezza delle opinioni pubbliche in Europa e in America alla lunga finirà per condizionare la condotta dei rispettivi governi.

Aprire crepe nel campo occidentale non è quell’impresa complicata e impossibile come sarebbe stato fino a 15-20 anni prima. La lunga opera di penetrazione politica nei Paesi europei avviata all’inizio del 2000 ha dato frutti importanti a Mosca. Germania, Francia, Italia, Spagna, Polonia – cioè i Paesi più importanti e popolosi – hanno al loro interno forze politiche dichiaratamente filorusse o comunque in grado di dissimulare un sostegno convinto alle posizioni di Mosca.

L’idea che la difesa dell’Ucraina coincida con la difesa delle democrazie dell’Unione europea ha fatto presa in strati importanti della società, ma ha mostrato anche falle altrettanto importanti in quei segmenti di opinione pubblica più coinvolti nella narrazione sovranista secondo cui difendere Kyiv è contrario ai nostri interessi, porta in recessione le economie e dunque comporta costi sociali troppo elevati per continuare ancora a lungo.

Neppure aiuta alla coesione dell’Occidente la linea ondivaga dell’amministrazione americana. Sono ben ferme nella memoria collettiva le immagini di Volodimyr Zelenski alla Casa Bianca, a febbraio, in mezzo alla tenaglia Trump-Vance che lo bullizzavano rinfacciandogli di non avere una sola carta in mano. A quell’inizio tempestoso è seguita poi una spirale di giravolte – irritazione con Putin, poi la negazione di missili Atacms di lunga gittata a Kyiv, quindi di nuovo apertura e accoglienza con tutti gli onori a Putin, ad Anchorage.

Al punto da suscitare il dubbio che una diplomazia che potremmo definire “retributiva” (sì, trattiamo per la tregua ma quali vantaggi possono venirne agli Stati Uniti?), una diplomazia in tutta evidenza dal respiro corto, costretta a rincorse continue e ad alternare freneticamente minacce e blandizie, possa produrre alcunché di utile per far tacere il cannone. Alla Casa Bianca nessuno ha fatto una piega dopo che Witkoff e Kushner sono rientrati da Mosca a mani vuote. Con i due negoziatori ancora in Russia, Putin non ha esitato a nuove minacce contro l’Unione europea, in risposta all’ipotesi dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, comandante del comitato militare della Nato, sull’ipotesi di una risposta preventiva allacyberguerradi Mosca. Le “quinte colonne” putiniane in Europa sono state più veloci di Mosca a censurare l’ammiraglio. Salvini è arrivato prima di Dmitri Peskov, portavoce di Putin, a censurare Cavo Dragone,

A dispetto delle smagliature che non mancano all’interno del governo italiano (l’unico nella Ue con un vice presidente apertamente filo-putinista) l’Unione europea rimane unita nel sostegno all’Ucraina. Unità tanto più preziosa per mascherare la condotta ambigua e incerta dell’alleato americano e condizionarne in qualche modo le decisioni. Una ragione più che valida per spingere Putin a porre un incredibile e umiliante aut-aut a Trump: scegli, o il rapporto con Bruxelles oppure con Mosca. Mai prima, dal 1945, un leader sovietico e poi russo aveva osato rivolgersi in modo tanto intimidatorio a un presidente americano.

La tragedia dell’Ucraina è racchiusa in questo rapporto asimmetrico che si è andato configurando fra Mosca e Washington. Un rapporto per raddrizzare il quale è richiesto all’Unione europea di proseguire nello sforzo di coesione fin qui mostrato. E di cui Giorgia Meloni ha acquisito piena consapevolezza. Ha ben compreso che il ruolo di pontiere fra le due sponde dell’Atlantico è sostenibile a condizione di avere le spalle ben protette dall’Europa.

© Riproduzione riservata

Condividi questo Articolo

Avvertenza legale sulle immagini

Alcune delle immagini pubblicate all’interno di questa testata giornalistica sono tratte da fonti online liberamente accessibili. Tali immagini non sono in alcun modo utilizzate per finalità commerciali e i relativi diritti restano di esclusiva titolarità dei rispettivi aventi diritto.

Nonostante le verifiche preventive effettuate dagli autori (incluse, a titolo esemplificativo, l’analisi di metadati, Exif, watermark, loghi o altri segni distintivi), qualora la pubblicazione di un contenuto grafico dovesse risultare lesiva di diritti di proprietà intellettuale o di altri diritti soggettivi, la redazione, su richiesta del titolare, si impegna a rimuoverlo immediatamente o, ove richiesto, a indicarne correttamente l’attribuzione.

Eventuali segnalazioni possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail: proprietaintellettuale@ildifforme.it.

In caso di accertata violazione, la redazione adotterà senza indugio ogni misura necessaria alla cessazione della stessa.