consorzio arcale

Primarie, Conte indeciso dove andare tra matrimoni e funerali

Il suo ex (si fa per dire) alleato di partito, Giggi Di Maio, convola a nozze con l'amore della sua vita, mentre il campo largo appena nato è già morto nello schianto della politica estera tra M5s e Pd. L'avvocato del popolo in cerca di pochette, sfida tutti e invoca le primarie per decidere la linea della coalizione progressista

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Tra un tuffo e un colpo di fioretto degli azzurri,saranno un duro campo di battaglia le primarie. Che tentano di stagliarsi all’orizzonte che sfarfalla come l’aria sopra l’asfalto rovente di questo agosto. E il clima in effetti è quello, come dimostrato dallo scambio a distanza tra il leader del M5S,Giuseppe Contee il braccio destro di Elly Schein,Igor Taruffi.

Saltano dalle sedie gli altri commensali progressisti, ma il tema è sempre quello, si torna alla politica estera: l’Ucraina l’ulcera delcampo largo. Per l’avvocato del popolo saranno le primarie a decidere quale sarà la linea della coalizione. E’ onda d’urto che spacca le finestre al Nazareno: “Eh no, l’accordo va trovato prima“. Dietro questo rispondere per le rime, un dato non secondario, sia M5s che Pd danno per scontato che le primarie si faranno. Tradotto: il lavoro di costruzione di un’alleanza non ha accorciato le distanze né ammorbidito i toni.

Intervistato ad Asiago, ospite di una rassegna, Conte non cerca di eludere: “Non votiamo il sostegno militare” a Kiev. E quello era chiaro, ma visto che il Pd è favorevole all’invio delle armi, sembrava fosse in corso un tentativo di mediazione. Invece, nulla di fatto. E così, il nodo della politica estera “lo scioglieremo con le primarie– detta Conte –Faremo decidere gli italiani“. Insomma, nella mente dell’ex premier quando a settembre si aprirà il tavolo di programma, difficilmente il dossier sulle armi all’Ucraina troverà la sintesi fra M5s, Pd, Avs e magari Iv, i centristi e, aggiungi un posto a tavola che potrebbe esserci un amico in più.

Una road map su cui i dem ovviamente non vogliono orientarsi. “Mi pare evidente– ribatte Taruffi –che il campo progressista dovrà concentrarsi prima nella stesura di un programma condiviso” e “dopo nelle primarie di coalizione.Va da sé infatti che chi vincerà le primarie avrà l’onere e l’onore di guidare tutta la coalizionee non solo un singolo partito“.

Cosa vuol dire? Che ogni candidato, lo stesso Conte e anche Schlein, farà campagna chi contro gli aiuti militari a Kiev, chi a favore, chi salvando capra e cavoli. “Se dovessi essere investito di questa grande responsabilità,chiamerei Zelensky, lo incontrerei per rassicurarlo: lui è l’aggredito.Ma un attimo dopo chiamerei Putin per imprimere una svolta negoziale. Putin non vuole il negoziato? Andiamoci a sedere, andiamo a vedere“, assicura Conte mentre la pochette gli sparisce nella tasca e allo zar fischiano le orecchie.

Due minuti dopo, l’ala riformista del Pd inonda i social, considerando le linee telefoniche internazionali intasate dall’avvocato: “Il Vannacci del campo largo si agita, promettendo un’agenda filorussa e giocando allo sfascio, manon ci riuscirà, dovrà fare pippa“, tuona elegante il senatore Filippo Sensi, mentre osservando da fuori, il segretario di Azione Carlo Calenda gira il caffellatte in serenità: “Se il Pd esistesse ancora politicamente,dovrebbe sancire oggi la fine del campo largo“.

La stessa scia trova la delusa vicepresidente del Parlamento europeo,Pina Piciernoche stana la sua ex “Cara segretaria del Pd“: “Non puoi nasconderti anche stavolta”, alla luce delle posizioni espresse da Conte “evidentemente filoputiniane“. La ex dem, fondatrice diSpazio Pubblico, si rivolge anche ai “Cari Renzi, Magi, Maraio“, avvertendoli di avere due strade: mollare Conte, prendere atto che nessun democratico e progressista europeo può accettare queste tesi e ricostruire il centrosinistra italiano. Oppure “nascondere le macerie e le vittime delle città ucraine insieme all’antieuropeismo dei 5 Stelle sotto il tappeto di un’alleanza elettorale che volete a tutti i costi, fingendo che nulla sia accaduto“.

Renzi però sembra prenderla con filosofia: “In tutto il mondo ci sono due sinistre, con idee diverse sull’economia, la politica estera, l’energia. Ci sono da sempre gli Obama e i Sanders, i Biden e le Ocasio-Cortez. Ele primarie servono a decidere candidato e sensibilità programmatiche“. Quindi, il nodo per il leader di Iv è ilday afterquando “nessuno si può tirare indietro, chiunque vinca”,perché dall’altra parte c’è Meloni al Colle, Vannacci a Palazzo Chigi e Salvini al Viminale.

Insomma, confairplayottimistico, “Andiamo alle primarie e che vinca il migliore.Con un patto di ferro da sottoscrivere prima: il giorno dopo tutti insieme.” A rimettere i puntini sullei, ci pensa Avs conNicola Fratoianniche mentre disegna giardini zen, sul riarmo ribatte la stessa linea dell’avvocato.

Ma il pentastellato avrà recepito? E’ allo specchio, pensa le sue non-risposte alleprovocazioni di Grillo, prova le pose per l’audizione in Commissione Covide cerca l’abito perimbucarsi al matrimonio di Di Maio. Il suo cane scodinzola davanti Palazzo Borghese, è l’ora della passeggiata ma il telefono squilla, sperava in Putin invece è Draghi. Nessun timore, ne uscirà salvo ma, a dirla con il Conte in veste pandemia,col favore delle tenebre.

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