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È Pina che ha lasciato il Pd o è il Pd che ha lasciato Pina?

Pina Picierno è nata alla politica con la Margherita di Francesco Rutelli ed è entrata nel Pd “riformista” di Walter Veltroni. Dal 2007 tutto è cambiato dentro e fuori il Pd, ma con l’arrivo di Elly Schlein si è capito che il riformismo è una presenza residuale. Il Pd è impegnato nell’alleanza competitiva con il M5S. Schlein pronta a vendere l’anima per guadagnare la candidatura a premier: perderà su entrambi i fronti

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È fin troppo semplice chiedersi se èPina Picierno che ha lasciato il PD, oppure se è il PD che ha lasciato Pina Picierno. La questione è un po’ più complessa, e ha a che fare con il progressivo cambiamento della linea politica del partito, secondo gli osservatori più critici addirittura con il mutamento della sua stessa natura. L’uscita di Picierno non è stato un fulmine a ciel sereno.

La vicepresidente del Parlamento europeo, la più alta carica istituzionale che i dem avevano a Bruxelles,da molto tempo aveva denunciato il proprio disagio personale per la rotta che la segretaria Elly Schlein aveva imposto. L’alleanza competitiva con il M5S di Giuseppe Conte ha finito per consumare gli spazi residui del campo riformista in cui il PD era stato collocato da Walter Veltroni all’atto di nascita, nel 2007.

Dopo la sconfitta elettorale del 25 settembre 2022, l’arrivo di Elly Schlein alla segreteria era coinciso con un profondo mutamento della strategia delle alleanze. Le elezioni erano state perse da Enrico Letta a causa della linea ondivaga proprio in tema di alleanze, fino al punto di portare il PD a una sconfitta elettorale di dimensioni storiche.

Abbandonato dalle forze centriste, e fallito il tentativo di Renzi e Calenda di dar vita a una “terza forza“, Schlein ha definitivamente chiuso ogni rapporto con il campo moderato per collocare il partito in un’area genericamente progressista,sbiadendo poco alla volta la natura riformista e saldamente europeista del PD.

È un disagio antico, quello accusato dalle componenti riformiste e moderate. Picierno è stata fra le prime voci a muovere critiche circostanziate alla segretaria. La sua collocazione ai vertici del parlamento europeo l’ha costretta aprendere distanze via via piùa nette rispetto alla linea, soprattutto in politica estera,perseguita tenacemente da Schlein.

Il dramma in cui vivono i riformisti del PD si riassume nella scelta sofferta di Pina Picerno, ma anche nella sofferenza di chi ha deciso, come il senatore Filippo Sensi, di rimanere nel partito per combattere dall’interno la battaglia del riformismo.

Appartiene al gossip colorito la voce che riferisce dei festeggiamenti fatti nel partito all’annuncio dell’uscita di Picierno. Lareazione di Schlein è stata decisamente burocratica. Senza l’ombra del sarcasmo con cui a suo tempo Palmiro Togliatti accolse la notizia dell’uscita di Elio Vittorini dal Pci. Quando Mario Alicata entrò nel suo ufficio per annunciare che l’autore de “Il garofano rosso“ aveva lasciato il Pci dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria, Togliatti commentò sferzante “Elio se n’è gghiuto e soli ci ha lasciati”. Picierno non è Vittorini, d’accordo, ma la sua uscita e l’adesione al gruppo parlamentare di Strasburgo di Renew Europe segnano indubbiamente una sconfitta per il PD e per le sue relazioni sul piano europeo con le forze socialiste.

Picierno è solo l’ultimo caso di una contestazione politica che non accenna a spegnersi e, al contrario, appare destinata ad accrescersi mano a mano che si avvicina la scadenza elettorale. Per Schlein diventa sempre più complicato trovare un punto di caduta nel rapporto con il M5S. Come si sa, Conte preferisce parlare di campo progressista e non di sinistra. Non ha rinunciato all’idea di elezioni primarie, circostanza che genera inquietudine in Largo del Nazareno poichéè vista come fumo negli occhi da Elly Schlein che teme i giochi e le manovre di quanti, dentro e fuori il PD, lavorano per aprire la strada alla candidatura di Giuseppe Conte.

La vaghezza dell’alleanza con Conte e la prospettiva di ulteriori smottamenti verso l’area centrista mettono il partito in una condizione di sofferenza. Lacompattezza delle opposizioni alla nuova versione della legge elettorale non è sufficiente per dare prospettiva e credibilità al campo largo.

Il PD ha progressivamente annacquato la linea politica sull’Ucraina e sul tema del riarmo europeo per compiacere il riottoso alleato pentastellato mettendo a rischio la propria collocazione nel socialismo europeo per la gran parte favorevole al piano di von der Leyen.

Prima di Pina Picierno avevano lasciato il partitoMarianna Madia,Enrico Borghi,Annamaria Furlan,Elisabetta Gualmini. Si può ben comprendere l’amarezza manifestata da Pina Picierno nel leggere alcuni commenti sessisti e imbarazzanti venuti dai suoi colleghi dem.

Nello stesso tempo si può riconoscere fondata laapposizione di Simona Malpezzi, portavoce dell’area riformista, quando osserva che la presenza dei riformisti nel PD rimane decisiva per allargare i confini elettorali del partito ed evitare che dopo gli eletti si perdano anche gli elettori.

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