I due Organi più importanti delle Nazione Unite sono l’Assemblea Generale ed il Consiglio di Sicurezza, perché costituiscono il fulcro del processo decisionale dell’ONU anche se, secondo la Carta delle NU, il primo ha solo potere propositivo mentre è solo il secondo che assume le decisioni operative, che si tramutano in Risoluzioni.
Ma ciò avviene soltanto se tutti i 5 Membri Permanenti (che poi sono i vincitori della II^GM, Francia, UK, USA, Cina e Russia) sono d’accordo, perché è sufficiente che anche solo la discordanza di uno di loro per bloccare tutto. Da anni si discute della riforma dell’ONU, ma ogni proposta viene bloccata dal Consiglio di Sicurezza, perché il citato quintetto, che su questo aspetto è invece sempre unanimemente compatto, non intende perdere il potere di veto.
Tuttavia, nell’ambito del consesso maggiore, ove siedono tutti i 193 Membri e i 3 Osservatori (Vaticano, Isole e, ironia della sorte, anche Palestina), se non altro ogni Nazione può dichiarare la propria posizione sui problemi del mondo. Ed è quello che é avvenuto nei giorni scorsi, nell’ambito della “High-level Week”, che ha aperto la 81^ Assemblea Generale ed in cui hanno parlato i big mondiali o i loro più immediati rappresentanti, sul tema “Restoring trust, managing transformation”, argomento che mai come in questo momento storico sembra tanto appropriato quanto utopico.
In realtà, a cominciare dal Presidente USA per finire a quello iraniano, passando per Macron, Zelensky, Lavrov e Netanyahu, il palco è stato utilizzato più che altro per minacciare, inveire, accusare o prospettare improbabili ricostruzioni degli eventi, nell’ambito delle due principali crisi che stanno attanagliando il panorama internazionale, le guerre tra Russia e Ucraina e Stati Uniti e Iran. Probabilmente, nella storia dell’ONU, nato sulle macerie della II^ GM, con l’aulico proposito “mai più guerre”, non si è mai verificata una situazione tanto problematica come quella attuale e la durezza delle parole spese nei discorsi dei vari leader è stata direttamente proporzionale alle centinaia di migliaia di morti, che si contano ormai da troppo tempo.
Inoltre, si può anche affermare che la 81^ Assemblea possa essere stata la più movimentata degli ultimi anni, ma nel vero significato del termine, per le numerose “uscite dalla sala” delle delegazioni, a seconda di chi aveva la parola sul podio. E questo ha ulteriormente dimostrato quanto si stia ulteriormente aggravando la frattura che si è ormai creata tra un nocciolo duro dell’Occidente, che si fa trascinare da Trump, Netanyahu e Zelensky e gran parte del resto del mondo che, invece, non ha bisogno di capibastone per assumere le proprie posizioni di approvazione o di condanna.
Oltre al delegato americano, che è uscito dall’assemblea quando l’iraniano Pezeshkian ha mostrato le immagini delle studentesse uccise da un bombardamento della USAF, il segnale più sintomatico e forte si è verificato allorché è salito sul palco il Leader israeliano. Decine di delegazioni hanno immediatamente abbandonato l’aula in segno di protesta, con l’insulto di Netanyahu, che le ha appellate come “codardi morali” e con un suo tirapiedi che si affrettava a prendere i nomi di chi era uscito.
Le Nazioni che si sono allontanate sono state veramente molte, ma sarebbero state di più se Paesi come Russia, Cina e lo stesso Iran non avessero deciso di rimanere ad ascoltare lo sproloquio dell’Israeliano. Un discorso come sempre aggressivo e tracotante, iniziato mostrando all’auditorio un esemplare del cicalino cercapersone esplosivo, utilizzato dal Mossad nel settembre 2024 per colpire il capi di Herzbollah, causando almeno 8 morti e più di 2.750 feriti, con donne e bambini tra le vittime. Ma si sa che per Tel Aviv questi son particolari che interessano nulla.
Ma questa volta è stato diverso, tanto che il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ha ritenuto di scrivere “Netanyahu difende Israele all’Onu ma parla a un mondo che non lo ascolta più”. Un’affermazione che, tuttavia, non rappresenta la realtà, perché il mondo che è uscito dall’aula non lo ha fatto per non ascoltare, ma piuttosto per condannare, che è ben diverso.
Condannare, ad esempio, l’assoluzione d’ufficio di Netanyahu delle sue Forze Armate, definite come “l’esercito più morale del mondo” quando tutti conoscono l’efferata violenza con cui ha condotto le operazioni a Gaza e in Libano, oppure l’ipocrisia nell’affermare che Israele, attaccando l’Iran, difende il mondo, quando è noto a tutti il piano di espansionismo territoriale che il governo di Tel Aviv sta perseguendo, addirittura arrogandosi un diritto divino.
Un discorso rabbioso, che ha cercato di contrastare inutilmente una situazione che, di fatto, vede lo Stato ebraico ufficialmente accusato dagli Organi Internazionali di genocidio, di crimini di guerra e di pulizia etnica, imputazioni che non vengono riconosciute solo da chi non vuole pretestuosamente farlo, per misere motivazioni di alleanza o politiche o economico-finanziarie.
Ma anche la schiera di chi si mette il prosciutto sugli occhi si sta assottigliando e questa ultima trasferta a New York lo ha dimostrato, visto che, contrariamente agli anni precedenti, in cui l’Assemblea Generale era un’ottima occasione per molteplici incontri bilaterali, stavolta Netanyahu è arrivato la mattina stessa del suo intervento ed è ripartito subito dopo, addirittura senza neanche incontrare il suo più importante alleato strategico Trump, a cui lo accomuna in sorte anche un’incombente e rischiosa consultazione elettorale.
E’ vero che nelle stesse ore il Tycoon stava per ricevere alla Casa Bianca Xi Jinping, ma potrebbe essere proprio la scadenza delle urne del Midterm il vero motivo per cui si è negato al suo “compagno di misfatti”. Infatti, mai come in questo momento storico, il borsino di Netanyahu e, più in generale, di Israele è stato così basso presso l’opinione pubblica americana, per cui la sua vicinanza potrebbe essere elettoralmente controproducente, soprattutto in una situazione già poco rosea per Trump.
A luglio 2026, secondo il PEW Research Center il 42% degli Americani erano contrari alla policy israeliana (contro il 26% del 2019) mentre la popolarità di Tel Aviv era calata al 31% dal 41%, soprattutto a causa dell’attacco all’Iran.
Ma una pugnalata alla credibilità israeliana è arrivata anche dal cuore dell’Europa, per bocca di Macron che, dopo aver riconosciuto qualche mese fa la Palestina, nel suo discorso ne ha fatto un fulcro fondamentale per garantire l’autorevolezza di tutto l’ONU.
Il Presidente francese, annusando forse l’aria di rivolta dell’Assemblea Generale, è stato chiaro, affermando che al primo passo formale sull’esistenza di uno Stato Palestinese, deve seguire un’azione concreta della Comunità Internazionale, che si opponga a quanto sta facendo Israele a Gaza, dove non ha smesso di colpire la popolazione (1400 morti nella Striscia dal cessate il fuoco dello scorso anno) e in Cisgiordania, in cui sta attuando il suo progetto “E1”, che prevede l’espansione degli insediamenti nell’area ad est di Gerusalemme, con la costruzione di unità abitative, appoggiandosi alle azioni violente dei cosiddetti coloni.
Macron ha assunto il ruolo di paladino dell’ONU, ribadendo che deve tornare ad identificarsi in una Comunità Internazionale che trova nell’applicazione del Diritto la sua forza e autorità, mettendosi quindi decisamente contro l’atteggiamento di disprezzo di Netanyahu e, soprattutto, il proposito di Trump di delegittimare una volta per tutte le Nazioni Unite ed i principali organi internazionali, come la Corte. Un discorso che è stato un palpito di civiltà contro un tornado di barbarie che, ormai da troppo tempo, sta imperversando in alcune delle aree più cruciali del mondo e ne sta influenzando altre in maniera devastante.
Anche se molti considerano questo intervento del leader francese il suo ultimo all’ONU, è pur vero che non ha risparmiato anche un attacco frontale al Presidente USA “Alcuni sostengono che la pace sia stata raggiunta, eppure ciò non ha aperto la strada agli aiuti umanitari. È uno spettacolo vergognoso. Una vergogna per tutti noi“, confermando in tal modo quello che è sotto gli occhi di chi vuol vedere, cioè che il Board of Peace, personale creatura del Tycoon, con la megalomane pretesa di sostituirsi alle Nazioni Unite, è stato un premeditato fuoco di paglia, servito solo a creare una cortina nebbiogena sul disastroso massacro di Gaza, in nome di un cessate il fuoco che non esiste e di ciniche speculazioni finanziarie sulle macerie della Striscia, sotto le quali giacciono ancora i corpi dei civili palestinesi.
Si può concludere citando ancora Macron. “La domanda è: vogliamo vivere in questa situazione, con un ritorno alla legge della giungla, o vogliamo vivere in una società internazionale civile? Il nostro dovere oggi, più che mai, è mantenere una posizione ferma qui alle Nazioni Unite per prendere decisioni che promuovano i nostri interessi comuni, affinché le persone possano scegliere liberamente il proprio destino, il proprio modello di sviluppo e il proprio futuro“.
“Non bisogna cedere nulla a ciò che si sta instaurando – ovvero, in fondo, una lenta divisione del mondo e uno spirito di sconfitta, che lascerebbe alcuni nell’abuso di potere“, Un potere, ha poi aggiunto, che “minaccia la sovranità altrui “ al fine di “concentrare le ricchezze” e che si può contrastare ritrovando “la vitalità della nostra Organizzazione con quel multilateralismo che rappresenta la difesa dell’interesse comune e della giustizia per tutti“. Parole che dovrebbero essere il grido di battaglia contro quanto sta succedendo intorno a noi.
Un’ultima riflessione. Le accuse di Macron si son rivolte soprattutto a Trump e Netanyahu. Entrambi sono chiamati prossimamente alla verifica delle urne, che chiariranno se le loro folli politiche sono esclusivamente “farina del loro sacco”, perchè se Americani e Israeliani non li delegittimeranno con il loro voto, dimostreranno la loro approvazione e, di conseguenza, la loro complicità. E allora tutto assumerà un significato completamente diverso, di cui il resto del mondo dovrà prendere atto e tenere conto.
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