L’omicidio dell’insegnante nel liceo di Arras, nel nord della Francia, è la prima avvisaglia dei rischi che corre l’Europa dopo l’attacco di Hamas a Israele, perché l’esperienza purtroppo dimostra che il contagio fondamentalista fa molta presa sulle nuove generazioni islamiche. Il grido “Allah Akbar” con cui l’ex studente – di origini cecene e considerato a rischio radicalizzazione – ha assalito la vittima e altre persone non lascia dubbi sulla matrice di un attentato che rievoca fantasmi non molto antichi. Negli ultimi anni, infatti, la Francia è stata spesso nel mirino del terrorismo islamico. Basta pensare al barbaro assassinio a Parigi del professor Samuel Paty, decapitato per aver mostrato ai suoi alunni due caricature di Maometto durante una lezione sulla libertà d’espressione. Il ministero dell’Interno ha sciolto diverse associazioni legate al mondo islamico, come il Collettivo contro l’islamofobia in Francia e Barakacity, definendole come “nemici della Repubblica” e arrivando alla conclusione che “l’Islam politico si unisce all’Islam radicale per arrivare al terrorismo”.
Hamas e sottovalutazione pericolo fondamentalismo islamico
Parole durissime ma drammaticamente ripetitive di quanto già era stato annunciato e mai fatto dopo le stragi di matrice islamica di Charlie Hebdo e del Bataclan, che rappresentarono l’irruzione del Califfato islamico nel cuore d’Europa. Un’Europa che ha sempre sottovalutato il pericolo del fondamentalismo islamico, spalancandogli le porte di casa invece di combatterlo nelle sue roccaforti. Furono tremila i cittadini europei che combatterono con le forze dell’Isis in Iraq e in Siria, i cosiddetti Foreign fighters, pronti a importare la guerra santa nelle nostre città. Molti si sono arresi, ma altri restano mine vaganti, insieme ai terroristi che approfittano dei flussi migratori incontrollati per arrivare in Europa. Dobbiamo dunque fare i conti con una realtà disperante: l’Europa non si è mai davvero svegliata dal sonno della ragione denunciato molto tempo fa da Oriana Fallaci, e non ha preso le necessarie contromisure per difendere i propri valori fondanti e la propria stessa libertà, lasciando aperte troppe moschee trasformate in madrasse in cui si predica ossessivamente l’odio contro l’Occidente. Il reportage della trasmissione Fuori dal coro è stato a questo proposito illuminante, con la quasi totalità dei frequentatori che inneggiavano alle imprese di Hamas attribuendo a Israele – colpevole solo di esistere – le responsabilità dell’ultimo massacro.
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Il barbaro assassinio ricorda tragicamente la vicenda di un altro insegnante francese, Redeker, condannato a morte da un tribunale islamico e costretto alla clandestinità solo per aver scritto su Le Figaro un articolo critico con l’Islam, ma il rischio è che l’indignazione finisca ancora una volta rapidamente nell’oblio. Non si è ancora capito, infatti, che insieme a quella di Israele è in gioco la nostra libertà, e che in Europa la strada dell’integrazione musulmana è lunga e accidentata. Il pericolo “Eurabia” evocato da Oriana Fallaci è tutt’altro che un’invenzione. In molte comunità islamiche europee, purtroppo, resta una diffusa base di consenso per il fondamentalismo, soprattutto nei giovani di seconda e terza generazione. Emblematica anche la vicenda di Mila, la ragazza vittima di una fatwa per aver osato criticare l’Islam in una storia su Instagram. Dopo Charlie Hebdo, Bataclan e Nizza, le radici dell’estremismo islamico restano insomma profonde, e la guerra di Hamas contro Israele potrebbe essere un segnale d’azione per le cellule dormienti.
Purtroppo la storia si ripete, e oggi non è cambiato nulla rispetto al 2005, quando bastarono alcune vignette “blasfeme” uscite su uno sconosciuto giornale danese per scatenare l’inferno islamico, con chiese date al rogo e cristiani giustiziati. E quando la citazione storica di Papa Ratzinger – nel 2006 a Ratisbona – del dialogo fra il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo con un persiano su Cristianesimo e Islam e sulla necessità di non diffondere la fede con la spada, suscitò la rivolta anche dei Paesi islamici cosiddetti moderati. Ci si ostina a non capire, insomma, che è in atto un movimento epocale, per cui le avanguardie islamiche hanno trasformato una fede in Dio in un’ideologia tesa a imporre un potere teocratico e totalitario su tutti gli “infedeli”. E che difendere Israele significa difendere anche la nostra libertà.
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