Niente pace senza onestà intellettuale

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Definire la lettera aperta di Zelensky a Putin, come un tentativo del Leader ucraino di aprire un canale diretto con il russo, per un colloquio a due per far finire la guerra,significa non conoscere le regole della diplomazia internazionaleoppure essere palesemente schierati a favore di Kiev, qualunque cosa faccia. E lo stesso vale se ci si sorprende che il Premier di Mosca abbia sostanzialmente cestinato la missiva, definendola un atto improprio, peravviare un reale e concreto processo di pace.

D’altra parte, se si analizza compiutamente il testo della missiva usando il solo buon senso,ci si rende conto che si tratta di una inopportuna sequenza di millanterie, sfide, provocazioni, intimidazioniche nulla hanno della mano tesa verso il nemico, con la sincera intenzione di intraprendere una via di distensione. Se poi si aggiunge che una simile lettera é stata mandata ad uno come Putin che, quanto a pelo sullo stomaco, non ha nulla da invidiare al peggior tiranno della storia, ma è tutt’altro che stupido e nemmeno un neofita delle dinamiche del panorama internazionale,ci si convince definitivamente che la pace è ancora una chimera.

Zelensky inizia alla grande il suo monologo, affermando“Qualunque cosa tu possa dire su NATO, geopolitica o lingua russa, questa guerra è una tua scelta personale:una guerra senza una vera causa. È così che la storia la ricorderà” attribuendo così al rivale la completa responsabilità del conflitto, irridendo le sue motivazioni circa l’allargamento della NATO e le problematiche della minoranza russa in Ucraina. Di certonon il modo migliore per avviare un negoziato di pace, soprattutto se sul tavolo c’é quasi un milione e mezzo di morti di entrambe le parti.

La lettera prosegue con lo stesso trend, evidenziando unoZelensky baldanzoso, sicuro di se stesso e della situazione dell’Ucraina, che definisce essere favorevole sia per il sostegno internazionale che riceve che per le operazioni che conduce sul campo, che stanno infliggendo e, sempre più, infliggeranno severe perdite ad una Russia che, secondo lui, è ormai quasi al capolinea economico, commerciale e sociale, con una popolazione stanca della guerra e pronta alla pace.Un attacco personale a Putin, che accusa anche di aver messo Mosca alla mercé di Pechino e di Pyong Yang,come mai è successo nella storia russa.

Il Leader ucraino sembra sentirsi forte del suo potenziale bellico, basato essenzialmente sui droni, che gli hanno consentito di colpire San Pietroburgo “abbiano fatto visita all’apertura del tuo forum a San Pietroburgo, percorrendo una distanza di oltre 1.000 chilometri. Come sai bene, quella distanza non è il limite delle nostre capacità”.Oggettivamente, si può affermare che,per quanto possa sentirsi euforico per qualche risultato significativo ottenuto, un Capo di Governo, che vuole aprirsi realmente al colloquio per una pace, già intrinsecamente difficilissima da conseguire, dovrebbe utilizzare altri toni e un diverso linguaggio, che evitino di essere provocatori, a meno che i suoi scopi non siano diversi.

Zelensky fa anche dettagliati riferimenti agli USA e, in particolare, all’incontro di Anchorage tra Putin e Trump dell’agosto 2025, dileggiandone i risultati “Abbiamo sentito dire che in Alaska ti sarebbero state promesse la risoluzione di alcune questioni riguardanti l’Ucraina e l’Europa. Ma puoi vedere tu stesso che le questioni ucraine ed europee non si decidono ad Anchorage”. E l’attacco al Presidente americano, con cui ha vecchi conti da regolare, si conferma con l’affermazione “Non permetteremo a coloro che cercano di convincerti che le sanzioni contro la Russia saranno significativamente allentatee che il sostegno all’Ucraina  sarà significativamente ridotto, senza alcun cambiamento sostanziale della tua posizione verso l’Ucraina, di avere successo”.

Con quel “non permetteremoZelensky sembra voler parlare anche a nome dell’Europa, nella consapevolezza che la UE continua a sostenere la tesi della “pace giusta ad ogni costo”, che non prevede assolutamente che il Dombass passi alla Russia come, invece, molto probabilmente ha già messo in conto Trump.

Un Trump che però l’Ucraino considera distratto dalla guerra all’Iran, per cui ritenuto quasi fuori gioco nelle trattative e, comunque, non più una buona carta a favore di Putin negli eventuali negoziati. Affermando “vediamo che gli Stati Uniti sono completamente concentrati sulla questione dell’Iran e sarebbe sbagliato aspettare semplicemente che la guerra in Europa torni al centro della loro attenzione”, Zelensky sembra peròevidenziare anche una certa fretta nel voler aprire una eventuale trattativa con la Russia, proprio per cercare di sfruttare il momento di crisi americano, alle prese con il fallimento dell’attacco all’Iran e con il problema grandissimo di riuscire a chiudere una guerra insensata, che sta minando alle fondamenta l’Amministrazione USA.

Ed il suo atteggiamento sminuente verso gli Stati Uniti lo si desume pure in un altro passaggio, allorché afferma “Riteniamo anche che gli Stati Uniti debbano far parte di questo processo. Questo é ciò che che potrebbe contribuire a forgiare una nuova architettura di sicurezza per la nostra parte di mondo”.Bontà sua, Zelensky includeanche gli Stati Uniti”, ma subordinandoli chiaramente all’Europa, che viene citata prima e con una frase inequivocabile “Riteniamo che l’Europa debba far parte di questo processo – quelli che hanno davvero la capacità di influenzare la situazione”.

Quindi, Zelensky intima a Putin di dover trattare principalmente con lui e con gli Europei e questo concetto lo ha ribadito poche ore dopo la lettera, nella sua visita a Londra,per incontrare il Trio a capo del club dei Volenterosi, Starmer (UK), Merz (GE) e Macron (FR), i quali hanno sostenuto a piena voce la proposta ucraina di un meeting a due Putin-Zelensky, con il supporto di mediazione dell’Europa e degli USA, che devono approvare qualsiasi aspetto di un eventuale accordo.

Ma contestualmente, é stato anche presentato un piano di 5 punti per la pace che, in prima approssimazione, appare già in partenza problematico e con scarse chance di essere accolto dalla Russia.

Infatti, prevede la cessazione immediata delle ostilità (Putin ha già detto che non accetta alcuna ipotesi di cessate il fuoco, ma solo soluzioni definitive), l’attuale linea di contatto come riferimento per l’avvio delle negoziazioni(che potrebbe significare una riduzione/annullamento del controllo russo sul Dombass, che Putin non accetterà mai), solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina, compreso il dispiegamento di una Forza multinazionale (Putin ha già messo la pregiudiziale, tutto sommato logica, che non ci siano Stati Europei, in quanto coinvolti nella guerra), il mantenimento del congelamento dei beni russi, chepotranno essere usati per risarcire l’Ucraina per i danni di guerra(ipotesi utopica, oltremodo illegittima per il Diritto Internazionale e già rifiutata dalla stessa Banca Europea) e infine la preservazione della sicurezza dell’Europa e della NATO, come se Putin avesse mai dichiarato o fatto intendere di voler attaccare tutto il Vecchio Continente. Pertanto, nulla di nuovo sotto il cielo.

Qualcuno potrebbe quindi dire “errare humanum est perseverare autem diabolicum”, ma solo il tempo potrà confermare se tale massima è applicabile a questa ostinazione euro-ucraina nel voler perseguire una strada che ha scarsi margini di successo, perché, se in termini politici tutto il lecito é consentito, comprese le utopie, sotto l’aspetto geo-strategico una soluzione già fragilissima a priori rischia fortemente il fallimento.

In questi anni di guerra sono emerse solo un paio di certezze, quella che l’Ucraina non può vincere sul campo, nonostante abbia evidenziato grandi capacità di resistenza che, tuttavia, le possono garantire ottimi effetti strategici. Laseconda é quella che la Russia può vantare discreti risultati tattici(sul campo), per quanto ad un prezzo elevatissimo, ma di certo non il successo strategico che voleva conseguire. Quindi è una guerra che non può dichiarare vincitori o vinti, ma che può rigenerarsi continuamente, rischiando un’ulteriore escalation, che potrebbe essere pericolosamente quella definitiva.

Soltanto l’onestà intellettuale di una diplomazia concreta, realistica ed oggettiva potrebbe scongiurare il rischio del dramma finale, costruendo una soluzione magari sgradita (ma lo sarebbe per entrambe la parti), non eticamente giusta e persino penosa per i più,ma attuabile e con reali possibilità di conseguire una paceche, ormai, i due popoli sicuramente vogliono, anche perché sono loro a pagare il prezzo più alto di questa follia.

Ma da quanto emerge dall’incontro di Londra,dove come sempre volano grandi sorrisi, pacche sulle spalle e baci tra i politici, non ci sono segnali che indichino la volontà di avviare, una volta per tutte, un vero e credibile tentativo di trattativa diplomatica, che si basi su un’indispensabile un’onestà intellettuale.Ma che importa, tanto è ancora la povera gente che continua a morire, che siano civili o soldati.

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